La diga del Govossai a secco nonostante le piogge

Sembra assurdo ma il paese più alto della Sardegna che dalle risorse idriche del suo territorio alimenta tre dighe, in un inverno finalmente piovoso e con gli invasi pieni, rischia di rimanere senza acqua potabile e subire gravi restrizioni. È il timore messo per iscritto dalla sindaca Daniela Falconi in una preoccupata lettera inviata ad Abbanoa e per conoscenza al presidente della Regione, all’assessore ai Lavori Pubblici, il Comitato dell’Egas, e le organizzazioni dei Comuni, l’Anci e il Cal, «per manifestare – scrive – tutta l’apprensione per la situazione dell’invaso del Govossai che ad oggi si trova con un livello di riempimento veramente preoccupante. Abbiamo inoltre constatato in questi giorni, anche attraverso diverse segnalazioni da parte dei cittadini un brusco abbassamento della pressione dell’acqua dalla rete in arrivo».

Una preoccupazione fondata e documentata dalle immagini e alla luce delle passate esperienze, perché il paese di Fonni è

Daniela Falconi

collegato proprio al Govossai e il “paese dell’acqua” che quasi come una beffa l’anno scorso si è ritrovato a secco. «Sono ancora ben presenti nella memoria degli abitanti di questo territorio –  ricorda la sindaca – le forti restrizioni a cui ci siamo adeguati con senso di responsabilità e sacrificio lo scorso anno, quando, a causa della siccità abbiamo subito restrizioni e acqua razionata per tutti i mesi estivi. Restrizioni che, con le continue manovre di apertura e di chiusura hanno causato danni alle condotte con notevole aggravio dei disagi ai cittadini e di dispendio di risorse pubbliche».

A preoccupare poi è l’assenza di notizie ufficiali accompagnata dalla paura «di subire per l’ennesima volta decisioni per le quali non siamo stati minimamente coinvolti», anche perché nonostante gli impegni e la situazioni strutturale dell’invaso che ha necessità di interventi da due anni definiti urgenti, «i lavori previsti sulla diga, per aumentare la capacità dell’invaso e per la messa in sicurezza – ricorda Daniela Falconinon sono, nonostante le ripetute rassicurazioni, ancora iniziati». Eppure nel marzo dell’anno scorso il gestore unico annunciava che «per assicurare la tenuta statica dell’opera Abbanoa ha firmato un accordo con il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per eseguire, sulla base di un finanziamento che supera i 4,5 milioni di euro, una serie di interventi strutturali finalizzati appunto alla messa in sicurezza della diga e al recupero della capacità di invaso. Si tratta del primo grosso intervento che interessa la diga del Govossai dalla sua costruzione, avvenuta negli anni ’50»

Trascorso più di un anno niente si sa di quell’investimento e oggi con i problemi strutturali che probabilmente non consento di inviare, la sindaca di Fonni non si capacita del fatto che l’invaso oggi è inspiegabilmente semivuoto nonostante i sacrifici che il vivere in montagna ha comportato e comporta. Infatti, scrive, «nelle nostre montagne c’è il più grande serbatoio d’acqua dell’isola, acqua che arriva a moltissimi comuni della Sardegna Centrale senza bisogno di nessuna stazione di pompaggio; quel serbatoio è la neve, neve che il nostro comune gestisce quasi per intero con fondi comunali e che non sempre sono sufficienti per far vivere alle nostre comunità un evento naturale con la serenità che meritano. E nonostante questo rischiamo anche di pagare con restrizioni e disagi i sacrifici dei mesi invernali».

La “pozzanghera” Govossai

Quindi la richiesta di avere «al più presto opportune spiegazioni e rassicurazioni per i prossimi mesi e su come si intenda procedere per i prossimi anni consapevoli che lo sviluppo delle aree rurali e montane passi anche per uno sforzo collettivo, sforzo che queste comunità non sono in grado di sostenere in solitudine».

Informazioni e considerazioni scontate in un paese normale dove diventa difficile anche conoscere i criteri di distribuzione dell’acqua. In teoria quel “piccolo lago”  che fino alla costruzione della vicina diga di Olzai garantiva l’approvvigionamento di  acqua potabile anche per Nuoro città e i paesi della zona, dovrebbe oggi essere il serbatoio di Fonni. Invece gli amministratori del centro montano si ritrovano a chiedere «in maniera formale, di conoscere la portata dell’invaso del Govossai, l’attuale livello di invaso, le quantità di acqua che vengono utilizzate e verso quali comunità vengono pompate al fine di rendere edotta l’amministrazione e la comunità fonnese delle strategie di Abbanoa Spa per quanto concerne l’utilizzo della risorsa idrica accumulata in un territorio – conclude Daniela Falconiche ricco di acqua e che vive nel paradosso burocratico e senza criterio di subire restrizioni idriche».

 

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