La democrazia sempre più ristretta

Tre esempi per farvi un’idea di cosa fa il Parlamento e di come sia vicino ai bisogni reali dei cittadini. Su pressione del Pd, dopo quattro anni di discussioni serissime, è stato approvato il nuovo codice Antimafia. Lo stesso Pd subito dopo ha chiesto di modificarlo. Ha infatti scoperto un piccolo dettaglio: il codice prevede il sequestro preventivo dei beni (aziende, case, auto) agli indagati per corruzione. Non ai condannati ma anche agli indagati. A prescindere se uno è colpevole o innocente gli possono venire sequestrati i beni e magari restare a bagnomaria per un decennio. Stupiscono anche la parole di Rosy Bindi: «Chi non riesce a dimostrare nel corso di un procedimento giudiziario che le sue ricchezze sono frutto di attività lecite, si vedrà privato di quei beni che illecitamente ha sottratto alla comunità e che alla comunità vanno restituiti». Ma è l’accusato a dover dimostrare la sua innocenza o la pubblica accusa a dimostrarne la colpevolezza?
Sempre il Parlamento ha approvato in prima lettura la proposta di legge dell’onorevole Fiano (Pd). Essa amplia ed estende la norma già esistente del codice penale riguardante il reato di apologia del regime fascista e nazifascista. La nuova normativa prevede la reclusione da sei mesi a due anni per chi «propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero delle relative ideologie, anche solo attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne richiama pubblicamente la simbologia o la gestualità». La pena prevista aumenta di un terzo «se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici». In materia sono già in vigore due leggi (Scelba del 1952 e Mancino del 1993): davvero bisogna preoccuparsi per un saluto romano o una bottiglia di vino con il volto del Duce? Ci sono ben altri modi per combattere i fascismi nuovi e vecchi.
Infine parliamo dell’emendamento portato dal M5S in commissione Affari costituzionali. Recita così: «A pena di inammissibilità della lista non può essere indicato quale capo della forza politica ai fini della presente dichiarazione chi in base alle leggi vigenti al momento del deposito del programma elettorale non possa essere candidato e non possa comunque ricoprire la carica di deputato». Tradotto: se questa proposta passasse, Silvio Berlusconi non potrebbe comparire come leader di Forza Italia, pena l’esclusione del suo partito dalla competizione elettorale. Una cosa è impedire la candidatura, altra cosa è decidere anche chi debba essere capo politico di un partito.
Summum jus summa iniuria” dicevano i romani: la legge perfetta può diventare perfetta ingiustizia. Soprattutto quando è concepita contro una persona e non in funzione del bene del Paese. Oggi abbiamo infine l’ineffabile Pier Camillo Davigo e la sua pillola di saggezza: «Un politico deve essere prima onesto e poi bravo». Per una toga, invece, basta inquisire Truddaiu Bachiseddu per essere onesti e bravi.

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