La Cgil: «Allentare le restrizioni? Cautela»

(DIRE) Cagliari, 16 apr. – «Qui in Sardegna il picco non è stato ancora raggiunto, a differenza di quello che si rileva in altre Regioni, in cui c’é già una tendenza all’appiattimento dei dati di diffusione della malattia. Questo ci dicono gli esperti anche nominati dalla Regione, e questo quindi ci porta ad essere molto cauti rispetto a tutte le ipotesi di allentamento dei vincoli alla mobilità, alla ripresa delle attività e così via». Così Michele Carrus, segretario regionale della Cgil Sardegna, intervistato via skype dall’agenzia “Dire”. «In Sardegna non sono partiti gli screening di massa – spiega Carrusabbiamo fatto in totale, ad oggi, il numero dei test che la Lombardia fa in un giorno. Solo quando si faranno controlli a tappeto, si potrà stabilire la curva dell’andamento epidemiologico, per poi prendere delle decisioni ponderate. Quindi riteniamo che nelle attività lavorative che stanno proseguendo – e in quelle che stanno chiedendo via via autorizzazione ai Prefetti per riaprire – debba essere assicurata la presenza di tutte le modalità sicure di lavoro: se hai le condizioni di aprire – a prescindere dai codici Ateco – bene, altrimenti rimani chiuso».

Prosegue Carrus: «In Sardegna come sindacato abbiamo denunciato situazioni preoccupanti, in particolare nelle case di cura private e nelle case di riposo per gli anziani. L’Azienda per la tutela della salute ha emanato una disposizione interna nella quale in buona sostanza dice alle case di cura “tenetevi i contagiati e dotatevi dei medici e specialisti utili ad assisterli”. Questo è un problema serissimo. Noi invece riteniamo che occorra predisporre delle strutture dedicate all’accoglienza ospedalizzata – con tutte le attrezzature e le competenze necessarie – all’interno del Servizio sanitario nazionale, per assistere adeguatamente questi pazienti. Che purtroppo sono i più fragili e infatti in numero rilevante soccombono alla malattia». (Api/ Dire) 15:05 16-04-20 NNNN