La casa dello stupore

Dalla spiaggia di Galilea, dove chiama i primi discepoli, alla sinagoga di Cafarnao, dove libera un giovane dal potere del male. Gesù cammina verso l’uomo non col passo del turista, ma del provocatore che non lascia indifferenti coloro che incontra, determinando stupore o rifiuto, ascolto o polemica, sequela o fuga. Entra di sabato nella sinagoga, casa dell’assemblea ove sono custoditi i rotoli delle Scritture. Davanti alla folla dispone della modesta identità di «figlio del falegname» (Mt 13,55), ma, quel giorno, l’assemblea si lascia sorprendere da una parola nuova che spiazza, una presenza che interroga, una autorevolezza che conquista: «Tutti erano stupiti del suo insegnamento» (Mc 1,22). Dal Giordano ha portato sempre con sé lo spartito dell’azzurro del cielo col canto dell’amore del Padre per l’umanità e della potenza dello Spirito. Leggendo il Vangelo ognuno elabora una foto dell’assemblea di Cafarnao. Sarebbe interessante accostarla alla foto delle nostre assemblee domenicali, sempre più ridotte anche a causa della paura del covid. Vi troviamo lo stupore dell’ascolto, la gioia della presenza della Parola di salvezza e del Pane di vita eterna? Gesù cammina sempre, noi ci fermiamo alla porta della chiesa.
Forse da Cafarnao possiamo muovere i primi passi per ricominciare a rinnovare le nostre assemblee domenicali. L’assemblea è sconvolta dal gridare di un giovane indemoniato: «Che c’entri con noi, Gesù Nazzareno? Sei venuto a rovinarci! Io so che tu sei, il Santo di Dio» (v.24). Il demonio conosce la teologia ma non conosce l’amore, crede di resistere ma soccombe nella lotta. Gesù dà un ordine: «Taci» (v.25). Le parole bugiarde sono le armi più potenti nell’arsenale del male: il serpente nel paradiso terrestre, Erode nella diplomazia con i Magi, le macchinazioni del potere religioso per diffondere come furto la scomparsa del cadavere di Gesù dal sepolcro. Solo davanti al Signore dell’amore, in un momento di grazia, l’uomo può sopportare la coscienza di tutte le parole dello «spirito immondo» (v.23) ospitate nella intimità
del cuore, nelle scelte della vita o nei disegni del potere, e deporre la maschera della ipocrisia che lo illude di essere arbitro unico nel decidere cosa è bene e cosa è male. Dicendo: «Taci! Esci da quell’uomo» (v.25) Gesù crea l’uomo nuovo. Il giovane non sperimenta soltanto la potenza del male che lo scuote e lo strazia, ma anche la vicinanza divina che lo ricolloca nella assemblea non mortificato ma libero. E fissando il volto di Gesù forse ha l’audacia di pensare non solo di averlo disturbato ma anche reso felice.
«La sua fama si diffuse ovunque» (v.28). La porta della sinagoga si apre e la notizia corre. Anche la porta dell’assemblea domenicale si apre. Escono fedeli che raccontano a coloro che incontrano la ricchezza della esperienza celebrata: lo stupore di Dio che parla, la tenerezza di Dio che ama, lo stare insieme di fratelli e sorelle, uniti da un cuore che grida domande alle quali solo Dio è risposta? Tutto si gioca su quella porta, non tanto se è chiusa per sicurezza o per delusione dei visitatori, quanto perché sulla soglia blocca una “chiesa in uscita”, ingessata su dimensioni di agenzia spirituale privata. Spegniamo così in troppi la curiosità di entrarvi e il sospetto di ciò che possono trovarvi incontrandoci. Eppure «a coloro che mi parleranno, Egli avrà qualche cosa da dire sino alla fine dei tempi» (M. Delbrêl).

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Nell’immagine: La sinagoga di Cafarnao