La casa del sì
di Pietro Puggioni

16 Dicembre 2020

4' di lettura

Dirigiamo i passi del cuore verso Nazareth, sostiamo alla soglia dell’umile casa di Maria, una ragazza come tutte le altre, senza storia particolare o brusio di angeli che le facciano sospettare la sorpresa della meravigliosa iniziativa di Dio. «Chi ti ascolta ti dichiara vivo. Chi ignora la tua parola ti fa morto» (L. M. Epicoco). Maria, vergine in ascolto, è viva e rende vivo l’Angelo che la raggiunge nel suo quotidiano con un messaggio che la turba e la conquista. Più tardi anche alcuni pastori ascoltano la nuova musica del cielo, riconoscono vivi gli angeli della nuova notte e respirano la vita camminano verso la luce. Anche i magi, uomini dell’ascolto, rendono vivo il volto di Dio incastonato nella stella e sentono Erode morto perché reso sordo dalla libidine del potere. San Bernardo trasforma quella casa di Maria in uno stadio in cui tutta l’umanità, stanca di una millenaria e opaca storia di peccato, fa tifo per questa umile ragazza implorandone il sì alla sconvolgente e meravigliosa proposta di Dio. Quella casa di Nazareth, in cui risuona il sì di Dio a Maria ed il sì di Maria a Dio, ci offre il codice per abitare bene la nostra casa. In essa risuona il nostro nome, quello dei nostri cari e di coloro che vi bussano. «Ecco io sto alla porta e busso» (Ap 3,20). Vi bussa Dio, invisibile e presente, attraverso il mistero che strappa il dialogo nella famiglia e l’accoglienza dell’ospite alla banalità del tram tram quotidiano. E Maria ci insegna il turbamento e lo stupore davanti alle quotidiane sorprese di Dio. Nel tempio di Gerusalemme, che contiene la presenza di Dio, l’angelo non piega alla fede il sacerdote Zaccaria. Maria invece diventa la vera casa di Dio che prende carne dalla sua carne, sangue dal suo sangue, parola dalla sua parola. «Quando nella Bibbia Dio dice a qualcuno: io sono con te, gli sta consegnando un futuro bellissimo e arduo» (R. Virgili). Il futuro di Maria è Gesù, è la Chiesa, è l’umanità. Il sì di Nazareth attraversa la storia fino a noi. Sulla montagna assicura la cugina Elisabetta della fedeltà di Dio alle sue promesse; a Cana porta il nuovo vino della gioia e salva la festa dell’amore; in Egitto annunzia il Figlio come nuova e definitiva terra promessa; sul Calvario completa l’apprendistato della maternità traducendo la parabola del buon samaritano nella storia di tutte le generazioni che la chiameranno beata. In ogni casa c’è una immagine sacra nella camera da letto per invocare la gioia della fecondità, la protezione nella notte, la benedizione sul nuovo giorno. Poi la porta si apre al viaggio della vita, all’avventura dell’incontro, al pianto dell’addio. Davanti a quella immagine, in ogni casa sentiremo il fruscio dell’angelo che ci ripeterà ogni giorno: Il Signore è con te. E andremo, di gioia in gioia e di dolore in dolore, al giorno in cui Maria racconterà alla infinita inquietudine del cuore umano l’«oggi sarai con me in paradiso» del Calvario. «Ecco la serva del Signore» (Lc 1,38). Nella Bibbia è un titolo onorifico non espressione di rassegnata sottomissione. Maria non solo accetta l’annuncio che l’angelo le offre e ne prende pienamente coscienza, ma si lascia coinvolgere e per tutta la vita partecipa attivamente alla piena realizzazione. A Lei e al magnificat don Lorenzo Milani ha ispirato quello stile di libertà che traduceva nella sua vita travagliata e luminosa col celebre motto: servo di Dio e di nessun altro.

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