La beffa dei premi comunitari

Ogni volta che tra gli imprenditori agricoli tira aria di rivolta, da Roma arriva la notizia di premi europei sbloccati. Così mentre i pastori a Ollolai, Gavoi, Sarule, Orani, Orotelli, Ottana, Fonni, Orgosolo e tanti altri paesi in Ogliastra e nel Marghine, restituivano i certificati elettorali incontrando i sindaci e dando vita ad animate assemblee in una protesta spontanea e senza il timbro di organizzazioni agricole o movimenti, la Regione rilanciava con enfasi la comunicazione arrivata dall’agenzia nazionale Agea dello sblocco di quasi 30 milioni per liquidare 13.564 domande di indennità compensative per le zone montane e svantaggiate relative al 2017. Una comunicazione subdola: apparentemente un fiume di soldi, ma in realtà si tratta di contributi pagati in Italia in gravissimo ritardo e a disposizione di tutti gli imprenditori agricoli dei 27 Paesi dell’Unione Europea. Una goccia in un mare di fondi fermi se è vero quanto denunciato dal parlamentare (ormai ex perché ha deciso di non ricandidarsi) Mauro Pili: «Su un miliardo e 308 milioni previsti per il 2014-2020 ad oggi in Sardegna sono stati spesi 92 milioni, appena il 7 per cento». Numeri da brivido che non hanno fatto che esasperare gli animi dei pastori decisi a non votare e ulteriormente innervositi dalle notizie della Regione che, sparando cifre senza spiegazioni, finisce per alimentare i luoghi comuni su una categoria che mungerebbe solo contributi pubblici. Bastava nei giorni scorsi partecipare a una delle tante assemblee che si sono tenute in un qualsiasi Municipio della Barbagia per rendersi conto che la situazione è ben diversa, con migliaia di pastori che lamentano ritardi assurdi nell’erogazione dei premi. La burocrazia finisce, infatti, per vanificare ogni intervento aggravando ulteriormente la crisi di un settore minato dal crollo del prezzo del latte e da due annate di siccità. Realtà che faticano ad arrivare a Cagliari e oltre Tirreno nonostante solo per la gestione dei fondi l’Italia spenda il 900% in più di altri Paesi. Tanto che la Procura della Repubblica di Roma ha deciso di aprireun’inchiesta indagando i vertici del sistema del ministero (Agea e Sin) per rispondere a un interrogativo: come mai in Francia la spesa per la gestione burocratica dei fondi Ue è di 20 milioni annui e in Italia sale a 80?

Domande che dovrebbe porsi anche la Regione sarda se, rispetto a un provvedimento dello scorso agosto che stanziava 13 euro a pecora come intervento urgente per salvare il bestiame, dopo cinque mesi al 19 gennaio risultavano liquidate 6.022 richieste sulle potenziali 12 mila per un importo complessivo di 22.584.407 di euro sui 45 milioni a disposizione. Lo specchio di una situazione che sfocia nel ridicolo è la vicenda del refresh: con la classificazione delle superfici agricole fatte a tavolino grazie alle fotografie aeree solo i soci della Coldiretti Nuoro-Ogliastra si sono visti cancellare i premi comunitari per 16 mila ettari diventati da un giorno all’altro come bosco. Un problema vecchio ma in Regione si sono dimenticati di chiedere la deroga per le pratiche agrarie tradizionali che considerano la macchia mediterranea pascolo e non foresta. La questione, inutilmente segnalata, è esplosa a dicembre: Coldiretti ha sensibilizzato 36 sindaci, venerdì 26 gennaio l’assessore Pierluigi Caria doveva essere a Nuoro per discutere del problema, ma l’incontro è saltato e dall’Ogliastra sono partiti 500 soci nel capoluogo regionale per un sit-in. C’è voluta una mediazione del prefetto per fissare un incontro per giovedì primo febbraio mentre i dirigenti provinciali e regionali della stessa Coldiretti e l’assessore facevano sentire la loro voce in un durissimo scambio di comunicati stampa. Ed ecco che, sempre il 26 gennaio, al termine di una giornata convulsa con i pastori nuoresi in viaggio da Cagliari a Nuoro, dalla Regione alle ore 21 arriva l’ennesima dose di camomilla sui premi comunitari: «L’Agenzia nazionale per le erogazioni in Agricoltura (Agea) ha firmato oggi un nuovo decreto di pagamenti, il n. 133, da un milione 746mila 978,63 euro che andrà a soddisfare 178 domande del Programma di sviluppo rurale. “Nonostante le domande siano poche – hanno spiegato dall’Agenzia regionale Argea Sardegna – sono comunque molto rilevanti sul piano finanziario poiché interessano diversi investimenti aziendali”. Altro elemento di novità riguarda il pagamento delle prime quattro domande della Misura 4.1 e 4.2 della nuova programmazione agricola. La voce dove sono state erogate maggiori risorse è quella degli investimenti aziendali con circa 700mila euro, mentre segue con 276mila la Misura 10 della Difesa del suolo».

Bisogna leggere tra le righe e sottolineare ciò che la Regione non dice. Attenti a quel “nonostante le domande siano poche” e al “le prime quattro domande”. Con un giro di parole si finisce per confermare indirettamente la durissima denuncia di Mauro Pili: decine di migliaia di domande bloccate, spesi fino a oggi in Sardegna solo 92 milioni del miliardo e 308 milioni del Piano di sviluppo rurale 2014-2020. L’ex parlamentare che di tutto può essere accusato fuorché di fare campagna elettorale perché non ricandidato, sulla questione ha presentato la sua ultima interrogazione.

Pili nella sua denuncia cita «un documento riservato dell’organismo pagatore Agea, datato 22 gennaio. Il quadro che emerge misura per misura è devastante. Per esempio nella 4.1 (sostegno ad investimenti nelle aziende agricole) non è stato speso neanche un euro dei 259 milioni, salvo 21 milioni della precedente programmazione 2007-2013. Come non risultano erogazioni sul nuovo Piano di sviluppo regionale, mentre nella misura “Pagamenti agro-climatico- ambientali” sono congelati tutti i 163 milioni per 7.453 domande e risultano erogati nel 2017 43 milioni trascinati dal programma 2007-2013. Nella misura 11 (agricoltura biologica) dei 78 milioni di euro disponibili ne risulta speso solo uno con 2.120 destinatari. Le uniche risorse erogate riguardano la 13 (indennità a favore delle zone soggette a vincoli naturali o ad altri vincoli specifici): 70 milioni destinati a 29.514 beneficiari su 230 disponibili. Ferma al palo sostanzialmente una delle misure nel mirino della protesta dei pastori, la 14 relativa al benessere animale: a fronte di 225 milioni di euro – documenta sempre Mauro Pili – risultano spesi solo 20 milioni di euro.

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