Qui Kenya, con Dante a Kibera

Il cinquantunenne di Dorgali Antonio Masuri è un missionario laico. Da 13 anni in Africa, opera con l’Avsi, Ong nata a Cesena nel 1972, che si occupa di progetti umanitari in oltre 32 Paesi. Lo scorso 9 novembre, l’Avsi ha ricevuto il “Premio volontariato 2019” dal Presidente del Senato Elisabetta Casellati, nella categoria Cultura, per aver presentato la Divina Commedia di Dante Alighieri nelle scuole della baraccopoli di Kibera in Kenya. Abbiamo chiesto direttamente ad Antonio Masuri di parlarci di questa esperienza.
Cosa ha significato ricevere questo premio?
«È stata una grandissima sorpresa. Io ho seguito personalmente questo progetto. Noi ci occupiamo del sostegno a distanza per 25mila poveri. Abbiamo a che fare quotidianamente con fame e povertà, ma spesso la Bellezza nutre più del cibo. I ragazzi, soprattutto adolescenti, di cui ci occupiamo, hanno subito violenze irripetibili, e spesso sono bloccati e immobili verso la vita. Collaboriamo con 800 scuole, facciamo un cammino contro le brutture delle realtà, restituendo dignità attraverso l’educazione».
Mi parli dei laboratori artistici.
«Marco Martinelli, grande drammaturgo e regista teatrale, per interagire con i nostri ragazzi, ha voluto proporre la Divina Commedia. Partendo dal concetto della “Selva Oscura” in cui Dante si ritrova nell’opera, si è cercato di spiegare come poter uscire dalla stessa selva quotidiana, nell’inferno che vivono questi giovani. Per farlo si ha bisogno di un amico leale che ci aiuta, (Virgilio), e soprattutto essere umili per riconoscere che non ci si può salvare da soli: questo è il cuore del Cristianesimo».
Da questo è nato anche un Docufilm.
«Sì. Si intitola Il cielo sopra Kibera. Significa che sopra la desolazione e la violenza c’è sempre un meraviglioso cielo africano. Questa è la chiave della speranza. I ragazzi sono rifioriti».
Com’è oggi la situazione in Kenya?
«In Kenya, indubbiamente, regnano complessità, contraddizioni, povertà e corruzione. Ma è un Paese che sta crescendo, e noi abbiamo contribuito facendo studiare i giovani. C’è la pace e questo non ha prezzo. Oggi la popolazione può studiare, prendere rimedi per l’AIDS, i disabili non vengono uccisi, e non tutte le bambine vengono vendute e infibulate. Non salveremo mai il mondo, ma possiamo salvare la singola persona. Alcuni bambini che abbiamo aiutato oggi lavorano per noi, sono diventati insegnanti ed educatori. Bisogna insegnare loro ad essere se stessi».

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