Itaca

La quindicesima puntata della rubrica curata dagli studenti del Liceo Classico di Nuoro. Libriamoci è un progetto coordinato dalle docenti Venturella Frogheri e Paola Serra.

Konstantinos Kavafis nacque ad Alessandria d’Egitto nel 1863 da una famiglia borghese. Trascorse un periodo della sua giovinezza in Inghilterra; una volta tornato ad Alessandria lavorò come impiegato. Le sue opere sono brevi, essenziali e caratterizzate da una visione aristocratica della poesia. L’amore per l’uomo e la certezza della morte sono due caratteristiche che accomunano il poeta ad Omero.
«Se ti metti in viaggio per Itaca prega che lunga sia la strada, piena di eventi, piena di conoscenze.
I Lestrigoni e i Ciclopi, il selvaggio Poseidone non incontrerai, se non li porti dentro, nella tua anima, se la tua anima non li porta davanti a te».
Astuto, dall’ingegno multiforme, versatile, desideroso di conoscenza ma al tempo stesso legato alla sua terra e alla sua famiglia. Queste sono le caratteristiche che delineano la complessa figura di Ulisse. Il mito del viaggio verso Itaca è stato preso come riferimento da molti poeti per trattare alcuni aspetti delle particolarità umane. Anche il poeta greco prende come modello il mito di Ulisse e da ciò trae un meraviglioso componimento incentrato sulla figura dell’uomo e della sua vita. Parla di un viaggio di esperienza, in cui ciò che conta non è la meta ma il viaggio stesso. Itaca, la meta del viaggio di Ulisse, rappresenta per Kavafis la conoscenza. Dunque l’uomo prima di poter raggiungere la vera conoscenza e aver terminato definitivamente il suo viaggio deve compiere un lungo percorso che lo porterà ad incontrare nuove persone e nuove culture, contribuendo in tal modo a rafforzare le sue conoscenze personali.
Il poeta ci invita a seguire il viaggio di Ulisse: la sua curiosità lo ha spinto a prolungare il viaggio, un viaggio tormentato, ricco di insidie e pericoli ma anche di nuove esperienze che lo hanno fatto maturare e riflettere sul valore della vita. Il viaggio di Ulisse è stato ostacolato da alcune figure, quali i Lestrigoni, i Ciclopi e Poseidone che, sbarrandogli la strada, non gli permettevano di proseguire. Ulisse grazie alla sua tenacia e forza interiore riesce a superare questi ostacoli e a riprendere il viaggio. Kavafis attualizza queste tre figure che nel nostro mondo simboleggiano le paure. A causa di esse che spesso causano in noi combattimenti interiori ed incertezze non siamo in grado di andare avanti e ci arrendiamo. La tenacia e la forza interiore che hanno permesso ad Ulisse di superare queste creature apparentemente insormontabili, ci devono aiutare a distruggere le nostre paure.
L’autore afferma che in realtà gli ostacoli che incontriamo sono fittizi, creati da noi stessi. Essi possono essere demoliti se i nostri obiettivi diventano nobili e se li eliminiamo dall’animo. Il poeta attraverso questa complessa narrazione metaforica vuole offrire alcuni consigli a coloro che si sono da poco incamminati verso Itaca: i giovani. Inoltre questo viaggio è un’occasione non solo per conoscere realtà esterne ma anche per conoscere sé stessi (γνῶθι σαυτόν).
L’inizio del viaggio corrisponde all’inizio della vita, ovvero la nascita. I verbi “partorire” e “partire”, legati al concetto di nascita e viaggio, seppure apparentemente differenti contengono entrambi l’idea di separazione. Derivano dal latino “pario” (partorisco) a cui è legato “parare” di cui separare è un verbo composto che ha il significato di allontanare.
Nel testo, inoltre, vengono fatti ampi riferimenti alla soggettività con i termini anima e cuore. La parola anima deriva dal latino “anima”, affine al termine greco “ ἄνεμος” inteso come vento, soffio vitale. Il termine cuore deriva anch’esso dal latino “cor, cordis” con la radice indoeuropea “skar, skard” nel senso di vibrare, saltellare. La parola cuore si riconduce al termine ricordo in quanto ricordare deriva dal latino “re” (indietro) e “cor” (cuore) nel senso di richiamare in cuore.

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