Insopportabili ritardi nel recapito postale

Sign. Procuratore della Repubblica: dott.ssa Patrizia Castaldini
P.c Sign. Comandante della Guardia di Finanza dott. Alessandro Ferri

Ormai manco i Santi in cielo ce la fanno più.
Dopo aver scritto a loro e ad ogni autorità terrena, chiedo scusa se ho l’ardire di rivolgermi a Lei. Sono don Francesco Mariani direttore e amministratore del Settimanale L’Ortobene. Riassumo la questione: per ogni numero del nostro settimanale, paghiamo ogni volta, anticipatamente, a Poste Italiane oltre mille euro e siamo considerati corrispondenza prioritaria.
Nell’arco di un anno, stiamo parlando di circa 46mila euro per avere un recapito che definire ballerino è un complimento.
Il termine giusto sarebbe un furto. Come abbiamo già denunciato varie volte, la consegna agli abbonati del nostro settimanale, spesso e volentieri, continua ad avvenire una volta al mese, quattro numeri insieme. Comunque mai nei tempi concordati.
Le giustificazioni di Poste Italiane non reggono. La pandemia e le emergenze climatiche non possono essere la causa di un disservizio cronico e storico. Come non è più sopportabile la scusa della toponomastica cambiata e dei numerici civici errati.
Se a Nuoro, tanto per fare un esempio, a tal numero civico, sistematicamente vengono recapitate tutte insieme quattro copie de L’Ortobene vuol dire che l’indirizzo è giusto. Altrimenti bisognerebbe pensare che è rintracciabile solo una volta al mese.
Poste Italiane ha inaugurato il nuovo centro di smistamento a Pratosardo. Doveva servire per snellire il servizio ma nulla è cambiato. E non cambierà fino a quando i postini vengono assunticol contagocce e a tempo determinato. Nuoro città, per esempio, è divisa in otto settori dei quali due sono scoperti e pertanto i postini a disposizione debbono turnare per tappare i buchi. Le chiedo, per cortesia, di indagare su questo. Siamo stanchi
di stendere un velo pietoso: basta con le bugie e l’arroganza. Chiediamo il rispetto di un diritto sacrosanto.
Un’azienda che (a pagamento) dovrebbe erogare un servizio essenziale, come quello postale, non può ragionare innanzitutto in termini di utili di bilancio e lucrare su mancate assunzioni.
Non può ignorare gli utenti ed il motivo stesso per cui è nata ed esiste.
Se quella lettera scritta nel dicembre scorso era un appello, la presente è una denuncia.
Un invito ad aprire un’indagine, un’inchiesta vera, per farci ottenere un risarcimento danni, riconoscere i diritti di un abbonato ad un settimanale e a quant’altro arriva con insopportabile ritardo. Poste Italiane non è la gallina bianca cui tutto è permesso.
Grazie per quello che vorrete fare.

Francesco Mariani