Incontro al Risorto

Entriamo nella Pasqua: con la verità del Cristo risorto, centro della vita cristiana e vincitore sul male e sulla morte; con il rimprovero del filosofo che invitava i cristiani ad avere una faccia più gioiosa per convincerlo a credere nella risurrezione di Gesù; con la tensione a lasciarci provocare dalla notizia del mattino di Pasqua, l’unica che possa dare senso alla vita dentro una storia di salvezza.
Tre donne, le tre Marie, affrontano il primo giorno dopo il sabato con oli aromatici per andare ad ungere il corpo di Gesù, estremo gesto verso colui che avevano servito e seguito. Il sole si annunzia sui loro passi frettolosi, ma non sui loro cuori smarriti. Hanno aromi solo per un cadavere, nessun pensiero per gli altri due crocifissi, ingoiati dal nulla eppure mai abbandonati dall’abbraccio del Crocifisso. «Dicevano tra loro: chi ci farà rotolare via la pietra dal sepolcro?» (Mc 16,3). Hanno seguito sempre Gesù, anche dopo la fuga dei discepoli. Non si rassegnano al fatto che un masso impedisca l’ultimo gesto di pietà funebre. Ignorano che i loro passi e i loro turbamenti sono guidati da Gesù che aveva detto: «Quando sarò innalzato attirerò tutti a me» ( Gv 12,32). Misurano le forze delle loro braccia, non sospettano quelle dell’amore di Dio che fa rotolare quella pietra molto grande e quelle di tutte le tombe della storia. «Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui» (v. 6). Le tre donne sono ancora dentro la frettolosa liturgia della pietosa sepoltura mentre il canto della risurrezione risuona attraverso lo splendore e il messaggio di un angelo.
Paura, spavento e stupore agitano queste donne provate dalla fuga dei discepoli e dal fallimento del Nazareno. Se Gesù fosse sceso dalla croce Israele avrebbe avuto un eroe nazionale e le folle in perenne mobilitazione, ma il mondo sarebbe rimasto orfano della speranza. Solo con la fede possiamo affermare la risurrezione di Gesù. Credere in Cristo risorto significa riconoscere l’azione della sua vita in noi e nella storia, affidare a lui il giudizio sulla nostra vita e sul respiro del nostro cuore.
Egli ci mette in cammino ogni giorno verso esperienze nuove, in modo particolare nei rapporti tra le persone. A dire: Cristo è risorto, si impara in una comunità di credenti. La fede pasquale è nata in un gruppo di uomini e donne che avevano
seguito Gesù partendo dalla Galilea, ascoltando le sue parole, osservando i suoi miracoli, subendo il suo fascino. Hanno attraversato il buio del venerdì santo, che il Padre non ha risparmiato al suo Figlio. Il mattino di Pasqua hanno capito che nessun sepolcro può bloccare i passi della vita, che occorre tornare in Galilea, la patria del Vangelo, dove si può vedere Gesù.
Gli uomini d’oggi hanno fatto della morte un tabù, la pandemia l’ha sbriciolato. «La morte per chi crede odora di risurrezione» (T. Merton). Le donne divengono ponte tra Gesù e gli apostoli a cui non è stata tolta la fiducia: «Andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: Egli vi precede in Galilea» (v.7).
Torniamo alla prima pagina di San Marco, ripercorriamo le altre pagine col cuore ardente della presenza del Crocifisso-Risorto. San Marco vuol provocare la sua comunità e le nostre comunità a testimoniare il Cristo, a non abituarci alla sconvolgente cronaca della risurrezione, a pregare anzi con Giovanni Papini: «E tutto l’amore che potremo torchiare dai nostri cuori devastati sarà per te, Crocifisso, che fosti tormentato per amor nostro, e ora ci tormenti con tutta la potenza del tuo implacabile amore».

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L’immagine: Piero della Francesca, la Resurrezione (affresco, 1450-1463 ca), Museo Civico di Sansepolcro

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