Incidenti sul lavoro, la Giornata per le vittime

Si è celebrata domenica 11 ottobre la Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro. In Provincia di Nuoro il Consiglio provinciale Anmil (Associazione Italiana Mutilati e Invalidi sul Lavoro) ha annullato tutte le manifestazioni prendendo atto – si legge in un comunicato dell’associazione nuorese – dell’aumento dei casi di contagio che sta interessando proprio in questi giorni il capoluogo e i centri limitrofi. «Questa dolorosa decisione – sottolinea il presidente provinciale dell’Anmil di Nuoro Michele Tatti – vuole essere anche un contributo concreto per sensibilizzare l’opinione pubblica al rispetto delle norme di prevenzione sanitaria ricordando che, al di là di regole e controlli, la responsabilità personale e i comportamenti a tutela della salute propria e degli altri, soprattutto dei più fragili, sono la base fondamentale per fermare il virus. In questo drammatico contesto della pandemia siamo inoltre convinti che la nostra esperienza di vittime degli incidenti sul lavoro rappresenti un’ulteriore responsabilità offrendoci inoltre la necessaria credibilità per trasformarci anche in testimonial e ambasciatori della prevenzione contribuendo a stimolare comportamenti corretti non solo sul lavoro ma anche nella vita relazionale».
«A moltiplicare il nostro impegno – sottolinea ancora Michele Tatti ricordando anche i messaggi del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del presidente del Consiglio Giuseppe Conte – sono anche le drammatiche statistiche sugli incidenti sul lavoro da gennaio a agosto 2020 rapportati allo stesso periodo del 2019 e elaborati dall’Anmil su dati Inail. Anche se noto a tutti, vale la pena sottolineare che i dati di quest’anno sono fortemente influenzati dall’emergenza Coronavirus e dal periodo di lockdown che ha interrotto drasticamente un alto numero di attività lavorative determinando, di conseguenza, un conseguente calo della percentuale di denunce registrate in modo abbastanza omogeneo sull’intero territorio. Il calo generalizzato degli infortuni non deve trarre in inganno, anche davanti a un’analisi territoriale che per quanto riguarda Nuoro e la Sardegna pone ulteriori motivi di riflessione».
Nei primi sette mesi di quest’anno – si legge ancora nella nota – il dato nazionale segnala un calo del 22,7% degli infortuni (322.132 contro 416.894) che in Sardegna sale al 25.14/% con 2.206 incidenti in meno rispetto ai 8.733 del 2019. La provincia di Nuoro con il 29,8% (1.107 contro 777, di quest’anno, meno 330), sfiora il dato più alto di Cagliari (-30,3% derivante da un calo di 771 sui 2.543 da gennaio a agosto 2009), e supera il Sud Sardegna 28,6%% (1.211 contro 1697, meno 486), mentre Oristano si attesta al 28,1%  (628 contro 874, meno 246) e Sassari chiude con il 14,6%, quasi la metà delle altre realtà isolane derivate da 373 incidenti in meno ad agosto 2020 con 2,179 infortuni rispetto ai 2.552 dello stesso periodo dello scorso anno. Sotto la media italiana (-17,9% contro il -32,3% nazionale), risulta in Sardegna il calo delle malattie professionali denunciate che vede il Sud Sardegna in testa con il -35,3%; seguita da Oristano (-29,7%); Sassari (-25,3%), quindi Nuoro col meno 24,9 e Cagliari stabile con lo stesso numero di denunce (1.3039). Statistiche da leggere con attenzione e da rapportare al calo dell’attività produttiva, come dimostrano i dati degli incidenti mortali sul lavoro che, nonostante, la riduzione delle ore lavorate nei primi sette mesi dell’anno in corso caratterizzati proprio dal lockdown, schizza in Italia a un più 20,1%, con ben 10 vittime in Sardegna contro un solo caduto nel gennaio-agosto 2019, di cui 2 in provincia di Nuoro (nessuna l’anno scorso); 4 nel Sud Sardegna (nessuno), 3 a Cagliari (nessuno) e uno a Sassari (1).
«Una morte sul lavoro crea un danno, un vulnus irreparabile, per sempre; ma l’unico – seppur piccolo – ristoro sembra essere quello di risarcire le persone che erano vicine alla vittima, superando una visione limitativa e obsoleta dei legami che danno diritto alla rendita, il cui valore non può essere dettato solo dalle “carte burocratiche” ma dalla realtà operativa dei legami relazionali della vittima», dice Michele Tatti introducendo il tema delle tutele e delle rivendicazioni degli invalidi del lavoro. «Pur essendo un convinto assertore del valore del matrimonio tradizionale», precisa a questo proposito il presidente dell’Anmil nuorese «ho un grande e doveroso rispetto per altre forme di convivenza, che di fronte alla tragedia delle morti sul lavoro che qualcuno continua a chiamare ingiustamente “morti bianche”, mostrano una fragilità giuridica che noi dobbiamo assolutamente superare. Non possiamo lasciare come estranee al danno e al correlato risarcimento le “vedove di fatto”, così come le madri, i padri e i fratelli. Noi vogliamo rappresentare questi “diritti negati” a cui dobbiamo aggiungere la situazione assurda degli orfani dei caduti sul lavoro che a 18 anni, aggiungono alla perdita dell’affetto e del sostegno di un padre o di una madre, quella del diritto alla rendita».
Queste rivendicazioni specifiche – conclude il comunicato – sono però sormontate dall’ormai inderogabile necessità di superare l’inadeguatezza del Testo Unico infortuni, risalente ormai al lontanissimo al 1965, che lascia fuori da ogni tutela alcune categorie di familiari e stretti congiunti, non prevedendo alcun supporto psicologico e non garantendo un effettivo reinserimento lavorativo.
Per questo l’ANMIL ritiene sia giunto il momento per una complessiva revisione del DPR 1124 del 1965 che tenga conto delle trasformazioni sociali, economiche e normativa intercorse in questi decenni e possa allo stesso tempo restituire omogeneità e coerenza alla mole di provvedimenti che nel tempo si sono affiancati al Testo Unico, modificandolo o integrandolo senza tuttavia arrivare mai ad una sua organica riforma.