Incendi, delitti contro l’umanità

«Un delitto contro l’umanità»: il severo giudizio sottoscritto dal sindaco di Irgoli Giovanni Porcu il 13 luglio mentre bruciavano le campagne del paese, riassumono tre giorni di emergenza sul fronte degli incendi che solo per un miracolo non ha registrato la perdita di vita umane. In queste parole c’è una nuova consapevolezza che però non assolve la Regione dalle sue gravi responsabilità: una volta tanto sul banco degli accusati, senza mezzi termini, sono finiti gli incendiari e non uomini e apparati che giorno e notte rischiano la vita nel contrastare il fuoco. Uomini capaci di supplire con la loro abnegazione ai ritardi della politica, come gli agenti forestali sardi, dopo l’abolizione
del Corpo nazionale e l’accorpamento ai carabinieri, non sono né carne né pesce perché la Giunta Pigliaru non ha ancora deciso sul loro futuro. Si ipotizza, sfruttando l’autonomia di uno Statuto sempre meno Speciale, di un Corpo forestale regionale ma si è piombati nell’emergenza incendi senza nessuna certezza. E se il Governo ha scelto
di delegare completamente ai Vigili del fuoco la lotta contro gli incendi, in Sardegna solo il 13 luglio, mentre l’Isola bruciava, si è parlato della necessaria convenzione con i vigili del fuoco ancora da firmare, scoprendo – udite, udite – «l’importanza di affrontare la campagna antincendi in modo coordinato e sinergico» e addirittura che rispetto ai necessari 600 mila euro né sono stati previsti in bilancio solo 430 mila. Il sindaco di Irgoli merita un doppio plauso per aver ringraziato gli uomini (compresi quei barracelli che si sono visti tagliati i fondi), ma restano precise e gravi responsabilità politiche anche nell’impostazione di una campagna che ha perso per strada i saperi locali e le professionalità maturate. Per non parlare poi della prevenzione, magica parola che ricompare puntualmente anche sul fronte del fuoco, accanto all’ovvia considerazione che gli incendi si combattono soprattutto a terra d’inverno e non solo d’estate dal cielo.
Queste considerazioni – per tornare alla saggezza di Giovanni Porcu e, per fare un altro esempio, degli amministratori di Budoni che hanno deciso di costituirsi parte civile contro gli incendiari – non possono essere però un alibi. Gli ispettori dell’Unesco in arrivo per valutare le potenzialità di quel parco di Tepilora da estendere, si ritroveranno 1600 ettari di Bosco inceneriti a Alà del Sardi e Buddusò, 400 ettari bruciati a Budoni e San Teodoro, la foresta degli scheletri anneriti di Irgoli. Paesi che credono in que parco già riconosciuto dall’organismo Onu. Ecco perché, pensando proprio all’Unesco, si parla giustamente di «delitto contro l’umanità»: pochi criminali stanno bruciando il futuro della Sardegna.

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