“In memoria di me”

Proseguiamo nella riflessione del Triduo Pasquale con un’altra predica di don Antonio Bussu, rivolta alla comunità fonnese nella chiesa di San Giovanni Battista.
Era il 21 aprile 2000, l’ultimo Venerdì Santo della vita di Don Bussu.

«La liturgia ha la stupenda potenza di rendere attuale un evento di duemila anni fa sul Calvario, e ripresentarlo qui, nella parte più alta della parete della nostra chiesa. Ma soprattutto perché sull’altare abbiamo il corpo e il sangue consacrati, ogni giorno. Gesù ha voluto che si facesse memoriale di lui. Cristo è in agonia fino alla fine dei secoli: “Tutte le volte che farete questo, lo farete in memoria di me”. È questa la nostra fede! Diversamente tutto sarebbe una farsa. Penso che, a mettere in croce Gesù, c’ero pure io con i miei peccati! Pure io a mettere sul capo la corona di spine per cancellare i miei pensieri! Pure io a sputarlo in faccia, negli occhi, sulla bocca, sulla fronte, per cancellare il mio orgoglio. C’ero pure io a mettere i chiodi nelle mani e nei piedi, per riparare le mie uscite poco limpide. Pure io ad infilare la spada nel petto e nel cuore, per riparare gli amori non veri. E ancora, ero lì presente per fissarlo nella croce, per cancellare le mie abitudini e inclinazioni al male.
Oh Divino Crocifisso, tu sembri un piccolo uomo come tutti noi, ma sei il Verbo, il figlio di Dio appeso al patibolo più infame: la croce. Ci hai salvato, per questo sei grande, sei l’asse gigante sul quale ruotano i mondi che hai creato. Oh Divino Martire, tu sei morto come hai voluto, noi moriremo come tu vorrai. Oh Gesù Crocifisso! Tu, liberato dalla croce, sei padre dei secoli futuri, principe dei secoli eterni, dominatore dei tempi e dei popoli. Sei padrone del nulla e dell’essere, padrone della vita e della morte, signore dei cimiteri e dei giardini, della polvere e della gloria. Oh Gesù Crocifisso, tu sei l’arma invincibile del missionario in terre vicine e lontane. Tu domini le cime dei monti e ci insegni a guardare in alto, oltre le stelle. Tu nelle stive delle navi ne indichi le rotte, nell’auto la destra e la prudenza. Il tuo segno appeso al collo, perché il corpo è sacro tempio dello spirito, degno di rispetto e venerazione. Appeso alla parete di casa, per la tua benedizione, oh Signore. Posto sull’altare per indicare la continuità del Calvario, o nel confessionale, per il perdono dei peccati. La croce messa sul ciglio della strada, segna che c’è un altro calvario come il tuo, oh Signore, del sangue sull’asfalto, della sofferenza di genitori e familiari distrutti. L’uomo in carrozzella senza gambe, il paralitico in casa, la situazione irreversibile, gli occhi umidi per le lacrime dell’orfano, la faccia rugata del padre triste e solo, sono il tuo volto, oh Cristo. Crocifisso e adorato. E se prendi posto nel nostro sepolcro, è perché siamo in attesa della risurrezione, oh Vincitore della morte.
Tra non troppi anni, di questa devota assemblea non rimarrà una sola vita. Altre generazioni, riempiranno questa chiesa, altre voci di presbiteri racconteranno le tue agonie, oh Dio crocifisso e immortale. Oh Gesù che mi hai amato e dato la tua vita per me, fa che sia anch’io limpido e devoto, come Santa Bernardetta».

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