Il Vangelo e le domande di Dio

“Che cercate?”. Le domande di Gesù sono un vangelo nel Vangelo e qui siamo alla prima. Ad essere interpellati sono Andrea e Giovanni, due discepoli, che si riveleranno “figli d’arte” di quel Giovanni Battista che ha ancora gli occhi pieni di Dio: la tenerezza del Padre, la potenza dello Spirito, la sorpresa di quell’Uomo che ha trapiantato il cielo del Giordano nel suo cuore. Sant’Agostino da peccatore convertito confessava: «Temo il Signore che passa e che non torna indietro». Il Battista conosce solo la gioia di vedere Gesù che passa: «Ecco l’Agnello di Dio» (v.36), e invita i suoi due discepoli a seguirlo. Questi obbediscono prontamente a colui che ha il carisma del testimone più che del maestro. Andrea e Giovanni, imboccano prontamente la strada della sequela non da curiosi ma da affascinati. Diventerà sempre più luminoso ai loro occhi il ritratto di Gesù, denso di riferimenti biblici e di proposte audaci, descritto attraverso 3 coppie verbali: agnello-servo, rabbì-maestro, Messia-Cristo. I due discepoli rispondono con una domanda: «Maestro dove abiti?» (v.38), non dettata dalla curiosità ma dalla inquietudine di trovare il senso della propria vita. La risposta di Gesù: «Venite e vedrete» (v.39) è la sorpresa di quell’amico di Giovanni che si rivela anche loro amico. In quel pomeriggio, in quel condividere l’intimità della casa e del cuore, essiiniziano a capire che Gesù, «mediante l’amore, dimora nel Padre e vuol dimorare nei suoi fratelli, perché diventino figli. Infatti si dimora solo dove si è amati: la casa di uno è l’affetto dell’altro» (S. Fausti).
La chiamata, uno dei temi centrali del Vangelo, inizia qui a delinearsi attraverso una seconda serie di coppie verbali: vedere-parlare, seguire-testimoniare, andareabitare. Dove c’è lo sguardo del cuore si snoda la sequenza: la gioia della parola, l’audacia della sequela, il bisogno della testimonianza, il dinamismo della missione. Andrea incontra il fratello Simone nella familiarità del sangue e nella gioia incontenibile di aver incontrato il Messia. La fraternità diventa dono e condivisione. Gesù sorprende Simone fissandolo intensamente e gli apre la porta del cuore: Gesù entra nel cuore di Simone e Simone in quello di Gesù. Pietro è il nome nuovo di Simone, Gesù è il volto nuovo di Pietro. Gli apostoli si disperdono nelle strade del mondo a portare la bella notizia di Gesù Cristo con lo stile di Andrea: andare da fratello a fratello e condurlo a Gesù.
Ogni apostolo è il primo anello di una catena di testimoni perché la nuova regione si diffonde, ieri e oggi, come diceva Benedetto XVI, non per proselitismo ma per irradiazione. Tuttavia non da oggi qualcosa si è spezzato se si parla di “declino del cristianesimo”, o si guarda alle chiese ancora più vuote in questo tempo di pandemia o all’esilio di Dio decretato dalle centrali della cultura, della economia e della politica, senza arrivare alla inquietante preghiera di J.Prevert: «Padre nostro che sei nei cieli, restaci pure». Eppure è sempre vivo e presente il bisogno e la ricerca di Dio anche nel mondo dei giovani, ed è spontaneo chiedersi perché la Chiesa non riesca a incrociare e soddisfare domande e bisogni così profondi e diffusi. Il cristiano non è un’isola: non basta essere credente, ma credibile dentro una comunità che genera una catena di testimoni, una felice “catena di Sant’Antonio” dalle anelle ben robuste.

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L’immagine: Caravaggio, Vocazione dei santi Pietro e Andrea (1603-1606) Hampton Court, Royal Collection, Londra