Il servizio scolastico nei paesi con pochi bambini
di Franco Colomo

5 Aprile 2022

4' di lettura

L’ultimo sindaco in ordine di tempo che lancia l’allarme in difesa della scuola della propria comunità è quello di Lodè. La scuola materna del paese per il prossimo anno scolastico ha 5 iscritti. L’amministrazione scolastica autorizza, per norma, una sezione in presenza di 18 iscritti ma tradizionalmente anche intorno a 10 si concede una deroga nei comuni a rischio spopolamento quale è l’isolato comune dell’Alta Baronia. Con una sezione con soli 5 iscritti sono comunque necessari due insegnanti e due bidelli poiché le attività didattiche della materna sono strutturate dalle 08.00 sino alle 16.00. Il margine di discrezionalità non è così ampio da permettere ad un dirigente dell’Amministrazione Scolastica, con addosso l’alito della Corte dei Conti, di autorizzare l’assunzione di 4 unità di personale per 5 alunni. Non sono lontani i tempi in cui Dualchi, Noragugume, Tiana etc rivendicavano classi di tre alunni anche nella scuola media. Purtroppo, nonostante le nobili battaglie dei primi cittadini, i nodi del decremento demografico vengono al pettine. Oggi molte di quelle comunità non contano più sulla scuola materna: Ussassai, Tiana, Birori, Olzai, e neppure sulle scuole dell’obbligo, che in molte comunità mancano ormai del tutto, per carenza di alunni. In molti, troppi casi, sono al massimo garantite delle pluriclassi che accorpano i 5 anni delle primarie o i 3 anni della secondaria di primo grado. Questa non è una scuola di qualità, capace di supportare, in modo ottimale, la crescita dei nostri figli. Si può continuare a credere che la presenza della scuola debba essere motivo di rivendicazione sempre e comunque da parte degli amministratori locali ma la soddisfazione delle famiglie non è scontata. Eclatanti i casi di amministratori che hanno difeso la scuola con numeri estremi e che hanno poi registrato il rifiuto di quella scuola da parte dei residenti, che spesso hanno preferito la frequenza dei figli a proprie spese in località viciniori. Penso a qualche caso nel Mandrolisai. Risulta, ahime!, che tale fenomeno, come manifestazione di rifiuto della scuola del proprio paese, abbia preso corpo anche nei comuni della cintura del capoluogo. Non sono poche le famiglie che da Orune, Mamoiada, Oniferi, portano a proprie spese i loro figli nelle scuole cittadine. Fenomeno che ci porta a meditare con serietà sul tema dalla qualità della scuola nel nostro territorio, per far sì che realmente si garantisca il servizio nell’interesse dei ragazzi piuttosto che per la difesa della presenza di un servizio scolastico standard basato sui soli cliché statali. Nel caso della materna di Lodé è la stessa sindaca che informa come l’Amministrazione scolastica sia disponibile a concedere, per il prossimo anno e in attesa di un eventuale, poco probabile, nel lungo periodo, incremento di alunni negli anni successivi, un insegnante per 5 ore giornaliere chiedendo al Comune di integrare, in collaborazione, la presenza di un educatore. Il sindaco vuole che il servizio sia garantito nella sua totalità. La storia va avanti da alcuni decenni e sul piano inclinato corrono i destini dei nostri figli ma, senza demagogie, anche quelle di tutto il territorio. Eppure qualcosa si muove. In forme più partecipate e con soddisfazione reciproca dei vari soggetti oltre che in forme meno dispendiose. È il caso di Olzai. Operava sino a qualche anno fa una scuola paritaria gestita dalle vincenziane. Anche a Lodè funzionava egregiamente, accanto alla materna statale una scuola materna parrocchiale gestita da don Luciano Pala, con numeri persino maggiori della statale… Oggi a Olzai frequentano 13 alunni (dicasi tredici) in età compresa tra 30 mesi e 5 anni. Funziona un Centro infanzia gestito da una cooperativa sociale, finanziato con fondi comunali e regionali. La cooperativa garantisce il supporto educativo e ausiliario. Forse lo scambio di esperienze potrebbe aiutare a risolvere problemi che sotto ogni singolo campanile sembrano insolubili. In questi giorni l’Istat aggiorna i dati demografici della Sardegna 2020. Non manca qualche sorpresa. Lodè, in valori relativi, è il comune della Sardegna che ha accolto il maggior numero di residenti stranieri. Affrontiamo con lungimiranza i problemi, prima che la loro soluzione sia consegnata a una pur benemerita immigrazione. © riproduzione riservata

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