Bitti, il programma di interventi si scontra coi tempi della burocrazia

Risuona come un’atroce beffa rileggere oggi, a distanza di pochi mesi, il via libera del Consiglio comunale di Bitti agli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico. Una prima tranche per un investimento di circa 20 milioni di euro tra lavori da realizzare, progettazioni e oneri vari. Il programma, ben più ampio, di messa in sicurezza del centro abitato necessita invece di una spesa superiore ai 40 milioni di euro.
Nel 2013, al passaggio del ciclone Cleopatra, Bitti è stato il paese più piccolo a dover affrontare l’emergenza più grande, emergenza che ha messo a dura prova la struttura comunale che pure – ha sempre sottolineato il sindaco Giuseppe Ciccolini – ha lavorato molto. Due geometri, un responsabile amministrativo, un ingegnere, seppure preparati e motivati, sono però troppo pochi di fronte a un mostro chiamato burocrazia.
I numeri sopra riportati sono quelli che il sindaco ha dato, da noi intervistato, già tre anni fa: tanto è passato dall’annuncio della chiusura dell’accordo con la Sogesid società di ingegneria “in house providing” del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti. Il 15 settembre scorso la Sogesid, quale società di supporto all’attività del Commissario Straordinario Delegato al dissesto idrogeologico – che dal 2014 è il presidente della Regione Sardegna – ha indetto una gara europea da 2,8 milioni per la progettazione degli interventi necessari a mitigare il rischio idrogeologico a Bitti.
Il bando riguarda l’affidamento dei servizi di progettazione, la direzione dei lavori e coordinamento della sicurezza, le prestazioni complementari propedeutiche alla definizione del progetto. Siamo ben lungi, come si deduce, dall’effettiva realizzazione dei lavori.
E siamo tremendamente in ritardo, continuamente superati dagli eventi, oggi come sette anni fa.
Il territorio di Bitti è attraversato dal Rio Giordano e Rio Cuccureddu, negli eventi alluvionali fango e detriti vengono trascinati con forza nei canali tombati dei due corsi, all’interno del centro abitato, facendoli letteralmente esplodere. Il primo lotto di lavori – come si legge nel documento licenziato dal Consiglio comunale – prevede «la costruzione di una vasca di laminazione sul Rio Giordano, il ripristino dei canali del Rio Giordano e del Cuccureddu, l’emersione dei canali tombati a livello strada (così da non causare rischi alla stabilità di abitazioni e vie di collegamento), alcune opere di trattenuta del trasporto solido dei versanti. Quest’ultima azione permetterà, in caso di pioggia, di far scorrere verso il paese solo acqua e non detriti che potrebbero generare situazioni di pericolo aggravando la condizione di esercizio del sistema idraulico nel centro abitato».
Altre due procedure di affidamento portate avanti da Sogesid in tema di dissesto idrogeologico in Sardegna, nell’ambito della convenzione con il Commissario Straordinario e Presidente della Regione Sardegna: sono quella per il comune nuorese di Torpé che prevede la mitigazione del rischio del bacino del Rio Posada a valle della diga Is Maccheronis, e quella ad Orosei per il Rio Zarule, in corrispondenza della foce del Rio Cedrino.
Con la Deliberazione 31 ottobre 2019, n. 17/2019/G la Corte dei Conti, Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello stato ha presentato l’indagine relativa al Fondo progettazione contro il dissesto idrogeologico 2016-2018. L’indagine ha evidenziato la scarsa efficacia delle misure adottate mentre è immutato rispetto alla precedente indagine il quadro delle problematiche. In particolare dall’analisi dei dati emergono numerose criticità a livello nazionale e locale: «Le risorse effettivamente erogate alle Regioni, a partire dal 2017, rappresentano, negli anni oggetto dell’indagine solo il 19,9 per cento del totale complessivo (100 milioni di euro) in dotazione al Fondo; l’inadeguatezza delle procedure e la debolezza delle strutture attuative; l’assenza di adeguati controlli e monitoraggi; la mancata interoperabilità informativa tra Stato e Regioni; la necessita di revisione dei progetti approvati e/o delle procedure di gara ancora non espletate; la frammentazione e disomogeneità delle fonti dei dati sul dissesto; la difficoltà delle amministrazioni nazionali e locali di incardinare l’attività di tutela e prevenzione nelle funzioni ordinarie e il conseguente ricorso ripetuto alle gestioni commissariali».

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