Il popolo della Pentecoste
di Pietro Puggioni

20 Maggio 2021

4' di lettura

Aleggere i libri di teologia la festa della Pentecoste dovrebbe essere al vertice della spiritualità, a vedere il popolo cristiano andando a Messa c’è invece da ricredersi: una domenica come le altre. A Natale, la nascita di Gesù, la poesia e la fantasia diventano straripanti fino a coinvolgere tutti, a Pentecoste, la nascita della Chiesa, tutto e routine salvo i deboli tentativi delle prediche del giorno. Perché? forse perché la Bibbia non si prega e legge a sufficienza, perché troppo a lungo lo Spirito Santo è rimasto nella Chiesa come straniero, anzi come il grande sconosciuto, perché si è interrotto per tanti secoli il dialogo con la Chiesa orientale così ricca di devozione alla Spirito Santo e sensibile alla sua opera nella vita cristiana. Si tratta di un faticoso recupero sotto la spinta di una lettura planetaria della storia d’oggi che per la prima volta si affaccia sullo scenario della distruzione totale o del rinnovamento più coraggioso. La Pentecoste ci parla della possibilità di una umanità nuova, di una terra nuova. Dal Sinai, tra venti impetuosi e terremoti violenti, è nato il popolo di Dio, Israele, dalla Pentecoste, in uno scenario simile nasce la Chiesa. Oggi i popoli parlano lingue diverse, paci diverse, progetti diversi: solo dal cuore di Dio nasce un nuovo popolo sparso per tutta la terra, sarà il popolo della Pentecoste, cioè di coloro che si lasceranno spingere dallo Spirito Santo, che sapranno accoglierlo come Maestro per capire il senso della venuta di Cristo. Quanti cristiani delusi della Chiesa, perché sanno leggere solo l’umano, il limitato, il politico. Dentro la Chiesa c’è lo Spirito Santo che Cristo ha mandato con la sua risurrezione. Le numerose lacerazioni e polemiche hanno luogo quando si è miopi e presbiti, si vede il superficiale, gli schieramenti, le linee programmatiche, i profeti condannati e poi esaltati, le taste calde che si ammantano di serietà carismatica. Una Chiesa che trova lo stare insieme per accogliere il dono dello Spirito, sarà sempre un popolo di peccatori ma testimonierà non se stessa ma lo Spirito e si lascerà portare da esso per le vie del mondo, presso tutti i fratelli, per accendere un fuoco nuovo di amore e gridare una libertà nuova, la libertà dei figli e non il lamento degli schiavi. Il male, il peccato hanno vita breve, perché la Chiesa ha il potere dello Spirito di rimettere i peccati. Anche il non credente, anche il cristiano in cassa integrazione ha bisogno di sentirsi dire che c’è un rimedio al peccato, il perdono di Dio. Gli apostoli del mattino di Pentecoste sembravano ubriachi, tanta era la gioia e la forza che spingeva i loro passi, la lucidità della lettura della vita di Cristo. Nelle Pentecosti di oggi i cristiani corrono il rischio di essere addormentati, di mettere in frigorifero la potenza di Dio e l’originalità del progetto cristiano. Intanto, a dispetto di tutto, lo Spirito continua a soffiare e a suscitare uomini nuovi, perché sempre ci sono stati dei cristiani che si sono lasciati afferrare dallo Spirito. E davanti a questi uomini altri uomini continuano ad inchinarsi perché sentono Dio vicino, dentro la storia. Celebrare la Pentecoste non è solo un bisogno del cuore, ma anche una tremenda responsabilità cristiana, perché non si può far credere che il progetto di Dio, la Chiesa, è in liquidazione. Uno può profetizzare il proprio fallimento non quello di Dio, perché uomini ridicoli se ne son visti troppi e il mondo è stanco di ridere.

donpietropuggioni@gmail.com

L’immagine: Mimmo Paladino, Pentecoste (illustrazione dal nuovo Messale) © riproduzione riservata

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