Il miracolo del servire
di Pietro Puggioni

7 Febbraio 2021

4' di lettura

Sembra strano che Marco come primo miracolo del suo Vangelo racconti una guarigione che oggi otteniamo con una semplice pastiglia. Miracolo (in greco seméion) è un segno, un invito ad andare in profondità; è il racconto del Dio vicino, la cui forza è servire, non stupire: «Io sto in mezzo a voi come colui che serve» (Lc 22,27). Questa donna passa dalla paralisi della febbre alla gioia del servizio: «Ed ella li serviva» (Mc 1,31), viene restituita a se stessa e ai suoi. In quella stessa casa Gesù più tardi rimprovera i discepoli perché lungo la strada discutono non dell’orgoglio del servire, ma della libidine del potere. Il servire in Gesù si declina in ascoltare, farsi vicino, mettere in piedi, tendere la mano, liberare dal male. Nel racconto di questo “miracoletto” ci sono le cifre per capire tutti miracoli del Vangelo. È stato scritto che anche il sepolcro era troppo stretto per il cadavere di Gesù, per cui è risorto. La casa del primo miracolo è troppo piccola; quel «la fece alzare» (v. 31) è lo stesso verbo della risurrezione. Viene inaugurato quel servizio di amore che culminerà nel servizio della Croce. Dal legno regnò Gesù perché servire è regnare, servire è amare. La suocera di Pietro passa dalla inattività alla libertà, «ed ella li serviva» (v. 31). Il verbo è un imperfetto per indicare che il servire non ha la brevità di una liturgia ospitale ma la lunga continuità dell’amore. Si chiude la porta dell’umile casa di Pietro e si apre quella della città, davanti alla quale «dopo il tramonto del sole gli portavano tutti i malati e gli indemoniati» (v. 1,32). La notte è fatta per riposare dopo la fatica di ogni giornata, ma questo tramonto suggerisce l’avanzare dell’ultima sera di ogni uomo, quando il fiume della precarietà e fragilità umana sfocia nelle mani tese della misericordia di Dio. In questa prima giornata Gesù inaugura l’attività non di taumaturgo ma di traghettatore della notte degli uomini dentro la sua notte pasquale. «Al mattino presto si alzò quando ancora era buio» (v. 35). Gesù si alzerà dal sepolcro ma già da ora in tutti i beneficiari dei miracoli come negli uditori delle sue parole, deposita i semi della sua risurrezione. In tale scenario colpiscono le parole dell’abbondanza: tutti i malati, tutta la città, molti guariti, molti indemoniati, fino alla preoccupazione di Pietro: « Tutti ti cercano» (v. 37). Le dimensioni delle attese dell’uomo e quelle del respiro della misericordia di Dio sono immense. L’hanno intuito i servi delle nozze di Cana che riempiono le giare fino all’orlo ( Gv 2,7), perché l’abbondanza del vino assicuri a tutti e per sempre la gioia della festa di Dio. «Non permetteva ai demoni di parlare, perché lo conoscevano» (v. 35). Gesù sa che le parole del male e della ipocrisia di chi si affida al solo dire «Signore, Signore» ( Mt 7,21) inquinano il Vangelo. Gesù non ha fretta di convertire gli uomini a buon mercato, vuole che maturino una vera scelta della fede in Dio non nella sua caricatura. «È meglio essere cristiano senza dirlo che proclamarlo senza esserlo» (Sant’Ignazio di Antiochia). «Uscito, si ritirò in un luogo deserto e là pregava» (v. 35). Esce di casa per camminare senza fermarsi, prigioniero di nessuna città, nessuna casa, nessuna persona; per raggiungere tutti, perché sa che ogni persona, «sulle sue tracce» (v.36), è colloquio e mendicante del senso della vita.

donpietropuggioni@gmail.com

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