Il cuore di Dio: una porta sempre aperta
di Michele Casula

24 Marzo 2022

4' di lettura

Due categorie di persone fanno da sfondo alle parabole della misericordia: da una parte i peccatori e i pubblicani che mostrano apertura all’ascolto, dall’altra i farisei e gli scribi che mormorano perché Gesù accoglie e mangia con i peccatori. Per poter capire e accogliere il messaggio che ci viene da questa pagina di Vangelo è necessario porsi nell’atteggiamento del peccatore, come ci ricorda San Paolo nella seconda lettura «Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio», (2Cor 5,20). Nel cammino di conversione a cui siamo chiamati in questa quaresima è necessario, per diventare a nostra volta protagonisti della parabola, metterci nel primo gruppo: riconoscerci peccatori e aperti all’ascolto. Quando ci consideriamo a posto ed esenti dal peccato questa stupenda parabola non ci tocca e addirittura ci scandalizza, come capitava agli scribi e i farisei e al figlio maggiore della parabola. La parabola si può sintetizzare in due parole: libertà e misericordia, che hanno un comune denominatore: l’amore. Dio rispetta così tanto l’uomo nella sua libertà che permette che lo abbandoni e «lasci la sua casa», ma Dio ci ama così tanto che fa festa quando l’uomo ritorna a Lui pentito. In questa parabola viene descritta la fragilità dell’uomo, che purtroppo usa male la sua libertà e la stupenda realtà dell’amore di Dio che è Padre nella totalità dell’amore. Dio ci rende protagonisti delle nostre scelte: «Egli divise tra loro le sue sostanze» e lascia aperta la porta del suo cuore di Padre; attraverso quella porta noi possiamo uscire e andare lontano da Lui, ma possiamo anche rientrare e trovare Lui sempre pronto a donarci il suo perdono. Per i presunti giusti scribi e farisei, impersonati nella parabola dal primogenito, Gesù delinea una sconcertante immagine di Dio: un Dio la cui paternità va oltre i limiti del “buon senso” e le ragioni dei benpensanti al punto da suscitare la loro irritazione e intolleranza. L’unico rimprovero da parte del Padre è rivolto al primogenito e a chi, come lui, pensa che l’osservanza esteriore della Legge sia fonte di merito e autorizzi il disprezzo nei confronti dei peccatori. Il peccato sta nel servire Dio come mercenari, nel rimanere in casa senza apprezzarne il dono, nel respingere e condannare senza appello il fratello che sbaglia. Ma, il racconto attraverso l’ostinazione del figlio maggiore che non comprende l’importanza dell’amore, interpella anche chi vanta presunte perfezioni o ostenta presunti meriti in forza della propria impeccabilità: lo sdegno dei “giusti” che invidiano le attenzioni verso i peccatori mette in luce una conversione in realtà mai avvenuta. Questa pagina ci mostra il volto misericordioso del Padre, ma indica anche la strada per l’uomo: rientrare in sé stessi, provare la nostalgia della Grazia, tornare dal Padre e accogliere il suo perdono. È il cammino della conversione, che nasce dalla consapevolezza che dal peccato possiamo e dobbiamo sempre uscirne, sapendo che il nostro è un Dio d’amore che ci aspetta e ci perdona. Quando ti senti fragile, incapace di riprendere il cammino interrotto dal peccato, poniti in ginocchio e leggi questa pagina, vi troverai la forza per ricominciare, perché potrai sperimentare la meravigliosa realtà di un Dio che non si stanca mai di te. Quando sperimenti il dramma del peccato, pensa ad un Dio che non vede l’ora di riabbracciarti, di sostituirti i sandali logorati dalle strade di peccato per un nuovo cammino di vita, donarti il mantello nuovo della sua Grazia che riveste di dignità il tuo essere figlio, metterti l’anello al dito per riaccoglierti dentro la sua famiglia, non come estraneo, ma come figlio ritrovato e mai uscito dal suo cuore. Allora, con un Padre così ripieno di amore per te, potrai partecipare con gioia al banchetto della festa qui nella tua famiglia che mai ti ha dimenticato e nella pienezza della gioia eterna. Quando un tuo fratello si allontana da Dio, tu non giudicarlo, vantando tuoi presunti privilegi, ma aspettalo, accoglilo e fai festa con lui, perché quel Dio d’amore, nel quale dici di credere, desidera fortemente di condividere con te la gioia del suo ritorno a casa. © riproduzione riservata L’immagine: Marc Chagall, Il figliol prodigo (1975)  

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