Identità sarda tra l’altro e l’altrove

Si parla molto di identità sarda, autogoverno, forma statuale e nazione sarda. Nel frattempo la globalizzazione pone il problema di come si rapporti il particolare con il tutto, l’appartenenza con la diversità, il locale con il resto del mondo. È allora il caso di fare qualche riflessione su questi temi crocevia di un futuro costruito liberamente o subìto. L’identità è la consapevolezza che il sardo ha di se stesso, la percezione del proprio Io. Non è uno stato d’animo, un’apparenza. Deo so’ sardu si legge in molti parabrezza delle auto. Quell’espressione può significare l’appartenenza ad una storia, cultura, tradizione. Ma può anche dire una sorta di trionfalismo stucchevole, oppure di una rassegnata appartenenza ad un passato che non finisce mai di finire. È espressione di identità se è coscienza di una specificità sul piano politico, economico, propositivo.
Gli elementi costitutivi di un’identità: io sono nato in questo luogo, ho respirato questa cultura, l’ho messa a confronto con altre culture, ho visto le diversità, ho trattenuto il valore di esse. Non può esistere identità senza un paragone con l’altro e l’altrove. Prima esiste il Tu e poi l’Io: grazie a questo confronto posso dire “io sono”, riconoscermi e riconoscere gli altri. L’identità sarda diventa tale se è il risultato di un confronto leale con altri diversi da me, portatori di una loro identità. Un gioco di differenze costruttivo, senza che nessuno dei due soggetti scompaia perché altrimenti manca il termine di paragone e resta la connotazione negativa di un isolamento. L’identità sarda è fatta di una coscienza storica, di arte, usi e costumi, tradizioni, ambiente, archeologia, lingua. Tutte cose declinate al presente non nella malinconia di un passato.
Un’identità passatista si riduce a qualche particolare folclorico, magari bello e singolare, ma inefficace nel presente. Non parliamo di qualcosa da mostrare ai turisti ma di un’eredità da ridiscutere nell’oggi. Nessun valore, senza questa continua rivisitazione, regge nel tempo; inevitabilmente decade in una forma senza più contenuto. L’identità è un valore aggiunto, una risorsa che può creare ricchezza. Per questo va giocata nei campi della politica, economia, ambiente, cultura, nella produzione di merci e nell’uso delle risorse. Consapevoli che davanti a noi ci sono interessi contrastanti con i nostri.
L’identità non si eredita. Si ereditano tutt’al più alcuni valori che poi vanno messi a frutto. L’identità si costruisce ogni giorno nel pensare, fare, comunicare; non si tratta di una casa o di una tanca che riceviamo per successione dinastica. Non ha senso cercare rifugio sotto l’ombra dei nuraghi. Un passato monotonamente riproposto provoca, alla fine, il rigetto e si mostra impotente ed estraneo alle sfide odierne. Altra cosa è un’identità che vuole decidere e scegliere, misurarsi con la realtà e declinarla in sardo e non con il linguaggio del supermercato.

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