I volti dello scandalo
di Pietro Puggioni

25 Settembre 2021

4' di lettura

Il bambino di Cafarnao, sulle braccia di Gesù e davanti allo sguardo imbarazzato dei discepoli, ci guida nella meditazione del brano evangelico di questa domenica. «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demoni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva» (Mc 9,38). Giovanni, che Gesù aveva chiamato insieme al fratello Giacomo “figli del tuono”, manifesta zelo fuori misura e chiusura mentale davanti alla attività di un esorcista non appartenente al gruppo dei discepoli. Ne informa subito Gesù convinto di tirarlo dalla sua parte; dà invece lo spunto per una catechesi sulla comunità cristiana, non chiusa nel monopolio del sacro o difesa da ponti levatoi, ma aperta e accogliente. «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me; chi non è contro di noi è per noi» (vv. 39-40). Possiamo cogliere le discussioni delle prime comunità nel loro impatto col mondo pagano, ma anche la fatica di tessere un dialogo rispettoso e umile con gli uomini di oggi. Gesù educa prima di tutto a riconoscere il bene dovunque lo si incontri, a gioirne con tutti i protagonisti, a mettersi al suo servizio senza pretesa di riconoscimenti. Tutto è mosso dallo Spirito di amore di Dio. Se il bene fatto dagli altri mi dà fastidio, perché non ha il mio benestare, vuol dire che non mi interessa il bene in sé, ma il mio potere e il mio prestigio, anzi mi fa vedere l’altro come rivale. L’invidia è uno dei più grandi ostacoli alla fraternità, perché l’io oscura il tu del fratello e persino il tu di Dio. Oggi lo zelo intollerante di Giovanni è di pochi gruppi, al contrario cresce l’accidia, che monsignor Brambilla descrive come «una sorte di stupore, di rassegnazione che attraversa stancamente le parole e i gesti che si trascinano senza smalto, osservando la perdita di incidenza delle comunità cristiane nel tessuto umano». «Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato in mare» (v. 42). Gesù passa al tema dello scandalo all’interno della comunità. Le vittime sono sempre i piccoli e gli ultimi, esposti alla malizia o alle macchinazioni di chi vuole impedire loro di seguire Gesù o li induce ad abbandonarlo. Oggi sono sotto gli occhi di tutti gli scandali, i più vari e a tutti i livelli, chefavoriscono l’emorragia di tanti fedeli dallaChiesa e scoraggiano tanti dall’entrarvi. La enorme potenza dei mezzi di comunicazione sociale dà risonanza planetaria a questa triste realtà che umilia e mortifica i tanti fedeli che vivono con esemplare coerenza ed eroica fedeltà la loro adesione al Vangelo. Gesù invita a rientrare in se stessi, perché «dal cuore degli uomini escono i propositi di male» (Mc 7,20). «Se la tua mano ti è di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani entrare nella Geènna, nel fuoco inedal stinguibile» (v. 43). Il linguaggio forte di Gesù contro tutti gli scandali che distruggono la fede nel cuore dei piccoli non è espressione di una morale negativa, ma chiaro rifiuto di ogni compromesso col male. Colpisce la potenza dei simboli scelti da Gesù: la mano, strumento dell’istinto di accumulare e possedere a danno dei poveri e degli ultimi; Il piede, che racconta il camminare nella vita verso i fiumi d’acqua viva o verso acque stagnanti di cisterne screpolate. L’occhio poi è il cuore che suggerisce le scelte più determinanti per affrontare le sfide più decisive.

donpietropuggioni@gmail.com

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