I monumenti nuragici siano patrimonio dell’umanità

Il mondo deve essere indirizzato verso la strada della sostenibilità ambientale e sociale. Francesco, e la Chiesa da lui guidata, in questo, stanno offrendo a tutti, anche all’esterno della comunità dei credenti, una forte capacità di indirizzo e di cambio di paradigma.
Tutti i documenti dell’Unesco, le carte fondamentali, le Linee Guida e i manuali, pongono la sostenibilità quale obiettivo delle politiche perseguite. Di recente anche la Convenzione di Faro, ratificata dalla Repubblica Italiana, ha modificato la visione sulle politiche culturali e dato una ulteriore spinta all’apertura verso una globale diffusione della conoscenza.
Non più politiche culturali calate “dall’alto” ma procedimenti volti alla partecipazione che auspicano l’attivazione di un presidio “dal basso” del Patrimonio Culturale, eredità e fondamento da conservare per le generazioni future, alle quali deve essere garantito il diritto alla memoria del percorso evolutivo della società e della cultura che la permea. Il popolo sardo sembra aver compreso questa necessità ed essersi risvegliato da un torpore identitario durato per secoli.
La stessa visione accademica del periodo protostorico della Sardegna, nel corso dei decenni, è andata evolvendosi.
Non più un popolo oppresso da lotte tribali, chiuso negli altipiani, incapace di navigare, di sviluppare autonomamente una propria cultura, ma in costante contatto e in continuo scambio reciproco di cultura, informazioni e beni.
Una popolazione che, verosimilmente, fu tra le più attive fra quelle partecipanti alle coalizioni dei Popoli del Mare, che così tante trasformazioni causarono fra il XV e il XIII secolo a.C.
Un movimento d’opinione sempre più pressante, nato dentro i nuovi strumenti mediatici di socializzazione virtuale, è la base ideale dell’Associazione “la Sardegna verso l’Unesco”, il cui collettivo ha presentato l’istanza volta al riconoscimento dei monumenti nuragiciquali Patrimonio dell’Umanità. L’unicità e l’eccezionale valore della Antica CiviltàSarda, l’integrità e l’autenticità, la sua diffusione omogenea, la bellezza delle sue architetture, ma anche il rischio che tutto ciò vada sempre più degradandosi,che pertanto debba essere tutelato, sono alla base del progetto. La CiviltàNuragica si svolse in Sardegna nel corso dell’Età del Bronzo a decorrere dal XIX secolo a.C. e per circa un millennio a seguire, marcò l’Isola con lasciti materialiche, per quantità, originalità e diffusione capillare, costituiscono sicuramente un unicum a livello planetario.
Una civiltà che tuttavia è stata per lungo tempo banalizzata se non addirittura ignorata e di cui solo oggi si sta finalmente comprendendo e condividendo ampiamente l’importanza storica.
L’istanza inviata alla Commissione Nazionale Italiana Unesco, nelle sue quaranta pagine e i vari allegati, descrive tutto ciò. Individua l’unicità dei monumenti nuragici e come tale li tratta anche nel proporre la fattibilità di un piano di gestione fortemente innovativo.
Attorno al progetto sembra essersi coagulata, nel breve volgere di tre mesi, l’intera società sarda.
Il Consiglio Regionale, la Giunta, i circa duecentocinquanta comuni che hanno unanimemente votato a favore del progetto e di quanto sia necessario fare per acquisire l’ambita nomina. Le Università, la Fondazione di Sardegna, i Centri di Ricerca Regionali, il Distretto Aerospaziale, hanno deliberato la loro disponibilità ad offrire l’apporto intellettuale e tecnologico. Dal mondo cattolico un importante testimonianza è arrivata dal direttore di “Civiltà Cattolica” padre Antonio Spadaro, il quale in più interventi ha ricordato che anche un erudito gesuita nell’800 auspicava per i nuraghi il riconoscimento che oggi sembra poter arrivare.
Una vera e propria rivoluzione, una vera impresa sociale, la “coalizione dei Popoli del Mare” dei nostri tempi, talmente partecipata e importante che difficilmente potrà veder negate le proprie ragioni e ambizioni.

Lucia Tidu per l’Associazione La Sardegna verso l’Unesco

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