I cento anni di “Voce serafica”
di Redazione

20 Novembre 2021

9' di lettura

Il 21 ottobre di 70 anni fa veniva canonizzato il primo sardo con un ordinario processo canonico, il cappuccino fra’ Ignazio da Laconi. Per ricordare l’importante anniversario per la Chiesa e per la Sardegna, abbiamo incontrato Sergio Nuvoli, il direttore responsabile di Voce Serafica della Sardegna, la rivista edita dai frati cappuccini di Sardegna e Corsica, nel centenario della sua fondazione. Cinquantuno anni, giornalista professionista e docente di Scrittura editoriale nel corso di laurea in Scienze della Produzione multimediale all’Università di Cagliari. Voce serafica della Sardegna compie cento anni, un bel traguardo. E’ utile, per quanto possibile, dare uno sguardo alle origini, ripercorrendo il contesto della sua nascita e le idee che fecero sì che la rivista vedesse la luce? Devo dire prima di tutto che in me c’è un sentimento di profonda gratitudine per l’onore di dirigere questa rivista nel centenario della sua nascita, insieme al direttore editoriale Padre Vincenzo Pisanu: per me, da laico, è una sfida professionale entusiasmante. Voce seraficanacque subito dopo la fine del primo conflitto mondiale come un bollettinodi poche pagine, in un contesto di ricostruzione, di povertà materiale e spirituale, in una Sardegna che tentava di risollevarsi per l’ennesima volta. Erano trascorsi pochi decenni dalle leggi anticlericali che soppressero gli Ordini e le Congregazioni religiose e quindi anche i francescani-cappuccini delle due province sarde, Turritanaal nord e Calaritanaal sud con una storia gloriosa, erano ormai ridotti a pochi e in quel momento, dopo varie vicissitudini, erano uniti con la Provincia Monastica di Lucca. Il primo direttore del bollettino fu proprio un frate toscano, padre Ignazio Rossi da Carrara. Si respirava un’aria di entusiasmo, i pochi frati evangelizzavano tutta l’isola e animavano i laici francescani formandoli spiritualmente, il cosiddetto Terz’Ordine francescano (oggi OFS). Rifiorivano le vocazioni alla vita francescana-cappuccina e i frati toscani, pieni di zelo, si sentivano come investiti dalla missione Sardegna. Così – oltre a molteplici iniziative – ebbero la felice intuizione di creare il bollettino del venerabile fra Ignazio da Laconi, strumento per far conoscere la figura di questo frate sardo (che nel 1921 non era ancora santo) e mezzo utile anche per formare i laici alla spiritualità francescana.   Quando Voce serafica nacque, nel 1921, l’analfabetismo ancora molto presente nell’isola non impedì a questo bollettino di diffondersi rapidamente. Come lo spiega? E’ un miracolo? Ci sono sicuramente molte possibili spiegazioni, senza ricorrere necessariamente a quelle soprannaturali. I sardi erano già un popolo molto religioso e devoto a san Francesco d’Assisi. Anche l’allora solo venerabile fra Ignazio da Laconi, nonostante fosse morto da oltre un secolo, era invocato da molti; non circolava molta carta stampatanelle case sarde. La semplicità e l’umiltà con le quali si presentava permise al bollettino di entrare in migliaia di abitazioni: in tanti casi capitava che uno lo leggesse ad alta voce per tutta la famiglia, magari l’unico che sapeva leggere. Senza scivolare nel sentimentalismo, mi piace immaginare la scena, alla sera, prima o dopo la preghiera del rosario nei cortili delle case dei paesi durante l’estate o intorno ai focolari nelle lunghe notti invernali. Riassumerei in tre parole il successo iniziale di Voce Serafica della Sardegna: semplicità, utilità, economicità. Tre caratteristiche che, dopo 100 anni, abbiamo recuperato.   Quindi il bollettino fu una scelta fortunata fatta dai frati cappuccini in quel periodo del dopoguerra perché si presentò accessibile da tutti i punti di vista tanto da non incontrare difficoltà nell’inserirsi a livello sociale ed ecclesiale? In realtà ci furono delle difficoltà, anche grandi. Ora se ne può parlare col sorriso sulle labbra, ma allora non fu semplice… Proprio a livello ecclesiale ci furono delle “paure” e oserei dire anche delle “gelosie”, ma proprio perché era un’opera buona, Voce Seraficasopravvisse alle diverse peripezie e in poco tempo raggiunse una tiratura di migliaia di copie. Il mese successivo alla sua nascita contava già 1300 abbonati (le copie stampate del primo numero andarono esaurite in pochi giorni), e la gente lo aspettava mensilmente con trepidazione. Come mai? Per tanti devoti era come se san Francesco e sant’Ignazio facessero visita nelle loro case portando una buona parola e protezione. Potrebbe far sorridere, ma in ogni caso dimostra l’amore che le persone portavano all’allora venerabile fra Ignazio, semplicemente per il fatto che sulla copertina era raffigurato il suo volto. Tanti anziani mi hanno raccontato che ancora mezzo secolo fa il bollettino – una volta letto – veniva appeso come segno di protezione nelle scuderie e negli ovili. Non era un gesto superstizioso, ma un modo semplice di esprimere la fede e mettersi sotto la protezione del Cielo. Lo scopo dei brevi articoli, notizie religiose e francescane, i semplici insegnamenti catechetici che il giornale pubblicava era quello di formare tutti, raggiungendo anche i non praticanti o i semplici “cristiani delle feste comandate”.   Sono passati 100 anni dalla nascita del bollettino, e questo mezzo di comunicazione si è trasformato, ingrandito e adeguato alle nuove tecnologie. Secondo lei, visto che riscuote ancora un certo successo e da bollettino è diventato rivista, ha mantenuto lo spirito iniziale? In preparazione al centenario ho visitato più volte gli archivi di Voce seraficae ho notato come dopo diverse crisi e soprattutto dopo quella della Seconda guerra mondiale pian piano abbia ripreso vita: nel novembre 1948 uscì per la prima volta con la copertina a colori. Erano gli anni in cui ci si preparava alla canonizzazione di fra Ignazio, avvenuta il 21 ottobre del 1951. Aumentò il numero delle pagine, gli argomenti trattati e le notizie delle diverse opere dei frati; cambiava la grafica e il formato e soprattutto cresceva sempre più il numero degli abbonati. Voce serafica entrava sempre in più case non solo in Sardegna, ma grazie ai sardi emigrati varcò i confini dell’Italia e dell’Europa: ancora oggi abbiamo abbonati anche in Australia. Naturalmente l’idea originale ritorna più in certi periodi che in altri, ma credo dipenda sia dal momento storico sia da chi dirigeva il giornale. Non ritengo deontologicamente corretto che un direttore critichi i suoi predecessori e ancor meno da ex direttore i suoi successori. Ma da giornalista mi è sembrato di vedere come nel passaggio da bollettino a rivista, in un periodo particolare, si sia smarrito lo spirito originario cercando di imitare riviste nazionali e generaliste, finendo per perdere così il legame con i devoti di sant’Ignazio e con le tre caratteristiche che fecero divulgare meravigliosamente il bollettino: la semplicità, l’utilità, e l’economicità, anche se quest’ultima rimase sempre intatta. Nonostante le pagine ora siano tutte a colori e siano 44 per 10 numeri, per un prezzo contenuto regaliamo ai nostri abbonati anche il calendario di Frate Indovino. Nel 2017, quando sono stato nominato direttore responsabile, i frati mi hanno chiesto proprio di recuperare lo spirito dell’origine, da un lato pubblicando le notizie delle comunità sparse in Sardegna e in Corsica (notizie in quel momento ridotte al minimo storico), dall’altro ripristinando la parte storica della rivista, che raccontasse la storia di Sant’Ignazio da Laconi, del Beato Nicola da Gesturi e del Venerabile Fra Nazareno da Pula, riproponendo le loro biografie che cominciavano ad essere dimenticate. Saldando la tradizione con la modernità, con una redazione oggi giovane e vivace, diffusa in tutta l’Isola, abbiamo ripreso con la massima determinazione – e con criteri giornalistici – lo spirito della nascita. Anche la scelta di pubblicare sempre sulla quarta di copertina l’immagine tradizionale di sant’Ignazio è stata voluta per ricordare ai lettori e devoti dei nostri santi l’origine della rivista.   Oggi Voce serafica della Sardegna è una rivista con una grafica nuova, bella e leggibile. Non è di nuovo una rivista che parla molto dei francescani, dei cappuccini e riserva poco spazio all’attualità? Come riuscire a essere fedeli al carisma originario e allo stesso tempo adattarsi alle nuove esigenze? Voce è una rivista nata e cresciuta per portare la spiritualità francescana-cappuccina nelle case degli abbonati ed è quello che facciamo ogni mese. Mantenendo fedeltà allo spirito iniziale, parliamo in ogni numero dei santi cappuccini (e di quelli che lo diventeranno), di quello che avviene nei luoghi dove i frati sono presenti in Sardegna e in Corsica e della spiritualità francescana senza mai tralasciare fatti di attualità ai quali in ogni numero dedichiamo sempre qualche pagina, accanto al commento alla Parola di Dio, la vita della Chiesa e l’arte sacra in Sardegna.   Per concludere, potrebbe darci qualche informazione sulla tiratura e su eventuali progetti futuri? Nonostante la crisi di tutta la carta stampata, Voce seraficamantiene stabile il numero dei suoi abbonati (oggi tutti veri, paganti), compensando sufficientemente coloro che, abbonati da decenni, passano a miglior vita. In diversi casi succede che i parenti di un abbonato scomparso non rinuncino alla rivista e si abbonino loro stessi o qualcuno della famiglia. Attualmente stampiamo mensilmente più di 10mila copie. Ci serviamo anche della pagina Facebook per far conoscere la rivista o diffondere in diretta alcuni avvenimenti importanti della vita dei frati cappuccini in Sardegna; alcuni nostri post hanno superato le 50mila visualizzazioni. È possibile abbonarsi anche online sul sito della rivista. Con il direttore editoriale non abbiamo altri progetti, se non quello di fare del nostro meglio affinché la rivista, nonostante la sua veneranda età, mantenga la freschezza della giovinezza e sia come una visita mensile di sant’Ignazio da Laconi e dei santi cappuccini a casa di ogni abbonato. © riproduzione riservata 

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