Guardare al crocifisso
di Pietro Puggioni

12 Marzo 2021

4' di lettura

Nicodemo, dice Sant’Agostino, «si reca dal Signore, e vi si reca di notte; si accosta alla luce, ma la cerca nelle tenebre». Cerca Gesù non per seguirlo ma per interrogarlo. È uno dei capi dei giudei, uomo delle istituzioni, perciò non può ignorare questo nuovo maestro che con segni e miracoli attira le folle e minaccia le istituzioni. Non si schiera apertamente con i giudei, rimane a metà strada, nella notte, che nel Vangelo di Giovanni è scenario di conflittualità, immobilismo, tradimento e paura. Ha il prestigio del sapere e del potere, non l’umiltà di lasciarsi sorprendere dal Dio imprevedibile e aprirsi alle sue novità. Gesù gli propone di passare da quello che sa: «Nessuno può compiere questi segni che tu compi se Dio non è con lui» (Gv,2,2) a quello che in lui vuole operare gratuitamente: «Se uno non nasce dall’alto non può vedere il regno di Dio» (v.3). Nicodemo si ferma alla materialità della nascita umana: venire dalla notte del ventre materno e andare alla notte della morte. Ha davanti il Regno di Dio, Gesù, ma non vede. Gesù cerca di aprirgli gli occhi con l’immagine del vento, lo Spirito che irrompe dall’alto per inserire l’uomo nella novità di Dio. Non è l’uomo che dà direzione al vento ma Dio: «Quello che è nato dalla carne è carne e quello che è nato dallo spirito è spirito» (v.6). Gli propone un’altra vita, quella che si lascia generare dall’amore di Dio, per vivere di luce e di libertà. Gesù accoglie l’altra domanda: «Come può accadere questo?» (v.9).Sono le stesse parole della annunciazione, formulate però dalla Vergine nella totale disponibilità alle sorprese di Dio. Ma Nicodemo non ha occhi per vedere in Gesù la testimonianza di Dio. «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna» (3,14-15). Gesù richiama un episodio della peregrinazione di Israele nel deserto quando Dio ordina a Mosè di innalzare nel deserto un serpente di bronzo:chiunque l’avesse guardato, anche se attaccato dai serpenti, non sarebbe morto. La fede è sguardo di amore dell’uomo verso il Crocifisso, che ci precede nell’iniziativa di salvezza per tutti, anche per chi non l’ha incontrato. «O Dio datti da fare per esistere!» è la preghiera di un ateo fuoriuscito dalla Russia di fronte a un occidente in cui vedeva il male e la sofferenza assumere proporzioni distruttive e drammatiche. La nostra vita dipende dalla fede. Solo l’amore apre gli occhi al senso della vita, che non è semplicemente vita biologica, perché non possiamo essere dei cadaveri ambulanti. Quando si parla di una nascita dallo Spirito si intende una nascita ad una condizione che non è quella che conosciamo: nell’egoismo, nella conflittualità, nella morte, nella pena di vivere. In questo consiste l’itinerario quaresimale: sollevare lo sguardo alla croce, perché in Gesùinnalzato sulla croce incontriamo l’amore di Dio; abbassare le nostre difese per lasciarci raggiungere da questo amore che non condanna, ma libera; lasciare che questo amore ci guarisca, guarisca il nostro sguardo su noi stessi e gli altri; lasciare che la luce dell’amore entri nelle nostre tenebre. Quando un bambino ci chiede stupito chi è quell’uomo sulla croce e perché è così, non dobbiamo accontentarci di una riposta frettolosa e un po’ imbarazzata, ma dobbiamo ricuperare l’innocenza e la spontaneità di quando quelle domande sono fiorite nelle nostre labbra di bambini e forse poi le abbiamo archiviate col diventare grandi.

donpietropuggioni@gmail.com

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