Gridare il Natale
di Pietro Puggioni

9 Dicembre 2020

4' di lettura

Giovanni Battista è la prima persona che incontriamo aprendo il Vangelo di Giovanni. Annunzia la certezza della venuta del Messia alle folle che lo ignorano: «In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete» (v.26). Dal Giordano, il fiume attraversato dal popolo ebreo per entrare nella terra promessa, parte la conferma della storia inquietante del Cristo del Natale: tenebre che rifiutano la luce, mondo che non lo conosce, familiari che non lo accolgono. Gesù c’è anche dentro questo Natale in mezzo alle folle ondeggianti nella liturgia consumistica dei supermercati, dentro la rabbia dei disoccupati, dei poveri, delle vittime dell’ingiustizia e della corruzione, accanto all’angoscia del dolore senza speranza. Chi lo conosce lasciandosi condurre dalla fede o magari dalle dolci nostalgie dell’infanzia e dal disarmante messaggio del presepio? Perché Gesù rinuncia ad abbagliare con la sua luce, a sedurre col suo fascino, a incatenare il suo potere davanti al dono meraviglioso e pericoloso della libertà concessa agli uomini? Gesù c’è anche dentro questo Natale a confermare la speranza di padre Luigi Maccalli, missionario rapito in Niger. Nell’inferno della prigionia ha ac- colto Gesù nella sua notte lunga 2 anni fino a un mese fa; e porterà alla grotta di Betlemme il pianto infinito ed eroico di tutti i cristiani perseguitati in varie regioni del mondo. Il Signore viene incontro ai mille volti della solidarietà nelle sale di rianimazione, nella vicinanza ai fragili, nella condivisione del pane, nella confessione gioiosa di Cristo, speranza delle speranze umane. Giovanni viene a render testi-monianza alla luce lungo un cammino che lo porta dalla aridità del deserto alle sponde del Giordano, fino alle oscure tenebre del carcere di Erode. Ha davanti la notte degli uomini, ma sotto l’impulso dello Spirito Santo percepisce l’arrivo di tempi nuovi, e come la sentinella intravvede i bagliori dell’aurora del nuovo giorno di Dio. Giovanni è a Betania, che significa “casa della testimonianza”. Qui testimonia nel processo davanti a sacerdoti e leviti, emissari dei farisei. È la prima puntata della storia, mai interrotta, che con Gesù approderà al tribunale di Anna, Caifa e Ponzio Pilato, e con tutti i martiri a quelli dei potenti di turno. La Chiesa è chiamata ad essere “Casa della testimonianza”, perché «Cristo – come scrisse Pascal – sarà in agonia fino alla fine del mondo». Giovanni è “voce”, secondo la profezia di Isaia: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri». (v.3) Dai cortei del ’68 che incendiarono il mondo si innalzava il grido di voler cambiare il mondo. Fa riflettere l’amara confessione di uno dei protagonisti: «Abbiamo conquistato il microfono, l’abbiamo avuto, ora non abbiamo nulla da dire». L’importante non è il gridare ma il contenuto del gridare con la parola e la vita, Paolo VI ricordava che il mondo d’oggi non ha bisogno di maestri ma di testimoni, o di maestri, purché siano anche testimoni. Il silenzio generato dalla pandemia, col carico di angoscia e la certezza che non sarà tutto come prima, costringe anche la Chiesa a reinventarsi il domani. «Sarà un suicidio se torneremo agli stessi modelli pastorali che abbiamo praticato fino ad ora» (card. Grech). Occorre riprendere la consegna di Papa Francesco di una chiesa in uscita e il monito del vescovo- martire Oscar Romero: «Il mondo ha abbandonato la Chiesa, perché la Chiesa ha abbandonato il mondo».

© riproduzione riservata

Condividi
Titolo del podcast in esecuzione
-:--
-:--