Govossai, diga in attesa di collaudo da 64 anni

 

Piano Nazionale Dighe – Fondo per lo sviluppo e la coesione 2014-2020 – revisione del 6 luglio 2017, scheda degli interventi numero 49 riguardante il “consolidamento strutturale strumentazione di controllo” della diga sul Govossai, localizzazione Regione Sardegna, Comune Fonni.

Sapete cosa vuol dire quella formula evidenziata nell’immagine in alto? Semplice, ricorrendo a una spiegazione comprensibile che magari farà inorridire i tecnici: quello sbarramento non è stato mai collaudato e risulta da 64 anni in prova, cioè sotto “invaso sperimentale. Intanto è invecchiato (fosse una persona con quota 100 sarebbe in pensione), un po’ trascurato dopo l’entrata in funzione della vicina diga di Olai, campagne di Orgosolo, anch’essa non collaudata e con gravi problemi strutturali pur essendo stata ultimata nel 2002.

Due laghi artificiali del Gennargentu-Supramonte separati dalla piana di Pratobello, che assicurano acqua potabile a mezza provincia di Nuoro, capoluogo compreso,  accomunati dallo stesso declino e destino, eppure  destinatari di un finanziamento di quattro milioni di euro ciascuno del citato Piano nazionale che, secondo il cronoprogramma, doveva vedere ultimato il progetto esecutivo entro il 2018, l’affidamento dei lavori quest’anno, l’esecuzione delle opere e il completamento nel 2022. Tutto però è in alto mare, anzi in basso lago. Manco il progetto esisterebbe, come ha scoperto l’assessore regionale ai Lavori pubblici Roberto Frongia che tra i primi suoi provvedimenti ha proposto su questi specifici lavori, anche perché si rischia la perdita dei finanziamenti, il commissariamento del beneficiario-ente appaltante, Abbanoa. Come mai l’affidataria del servizio idrico unico integrato gestisce anche i due laghi? Perché li ha avuti in eredità dal Consorzio Govossai, appunto in regime di “invaso sperimentale” che impedisce il governo della riserva idrica di parte di Enas, Ente acque della Sardegna competente appunto sui laghi isolani. Quindi succede che la precarietà delle strutture costringe il Servizio dighe per questioni di sicurezza a tenere basso la capacità di invaso che, non può raggiungere la capacità massima secondo le prescrizioni del Documento Protezione Civile, Dpc. Così ogni anno il Govossai perde quasi due milioni e mezzo di metri cubi d’acqua e Olai almeno il doppio. Una riserva che finisce in mare, anche perché è stato fatto andare in malora l’impianto di interconnessione voluto nel Duemila dall’allora commissario straordinario per la siccità Mauro Pili. per non sprecare acqua e consentire il travaso da una struttura all’altra in caso di necessità

Solo i lavori previsti e indispensabili nelle due dighe può permettere di ripristinare le condizioni non solo per aumentare la capacità di invaso e quindi le scorte ma arrivare finalmente collaudo atteso per il Govossai da 64 anni e per Olai da diciassette. Una questione di vitale importanza per Fonni, paese che fornisce con Orgosolo dal suo bacino imbrifero l’acqua a dieci Comuni ma che rischia di rimanere a secco perché dipende proprio dal Govossai che al 31 luglio presentava poco più du 500mila metri cubi, una pozzanghera anche visivamente impattante che fa temere alla sindaca di Fonni Daniela Falconi un razionamento dell’acqua potabile, come è avvenuto l’anno scorso. L’ammistratrice ha così preso carta penna diffidando Abbanoa e chiedendo lo scorso 19 giugno precise garanzie (https://www.ortobene.net/la-diga-del-govossai-secco-nonostante-le-piogge/.) Un grido d’allarme immediatamente raccolto dall’assessore Frongia che dopo un sopralluogo in loco il 5 luglio ha deciso il due agosto il commissariamento di Abbanoa sui progetti specifici: «La realizzazione e messa in sicurezza delle opere pubbliche è in assoluto il primo obiettivo di questo assessorato – ha spiegato Frongia. Il ritardo nell’utilizzo dei finanziamenti per due importanti dighe come quella di Olai e Govossai è causa della mancata realizzazione di opere di importanza strategica per l’isola e mette a forte rischio il mantenimento dei finanziamento stesso. L’inserimento dei due interventi nella procedura di commissariamento è finalizzato a ridurre considerevolmente i tempi di progettazione e appalto, consentendo di rispettare le scadenze imposte. (https://www.ortobene.net/fonni-senzacqua-commissariate-abbanoa/.),

Ma qual’è la reale situazione strutturale delle due strutture strategiche? Proprio le schede del Piano nazionale dighe consentono di rispondere alla domanda, oltre a dimostrare l’urgenza dei lavori finanziati dal Governo e bloccati in Sardegna. «La diga di Govossai – si legge nella scheda numero 49 – è una diga a gravità ordinaria in muratura di pietrame granitico e malta di cemento, alta circa 33 metri e destinata a realizzare un invaso di circa 3 milioni di metri cubi ad uso potabile. L’opera è stata ultimata nel 1955 ma gli invasi sperimentali sono fermi alla quota autorizzata di 905 metri  sul livello del mare. (quota di massima regolazione 918.12 metri). Ai fini della ripresa degli invasi sperimentali occorre prioritariamente dare corso ad interventi finalizzati alla messa in sicurezza statica ed idraulica della diga, previa redazione delle relative rivalutazioni idrologiche ed idrauliche». Nella sintetica descrizione tecnica, motivando lo stanziamento di 4,5 milioni di euro, si prevedono per il lago artificiale di Fonni «interventi di tenuta idraulica del paramento di monte e, eventualmente, della stessa struttura muraria; messa in sicurezza statica e idraulica dello sbarramento ai sensi della normativa vigente; manutenzione/implementazione del sistema di monitoraggio; manutenzione straordinaria delle apparecchiature elettromeccaniche, della casa di guardia, degli impianti elettrici, di illuminazione. In assenza di interventi, la gestione del serbatoio è gravata da un provvedimento di limitazione della quota di invaso autorizzata per motivi di sicurezza. La limitazione è stata disposta alla quota di 905 metri a fronte di una quota di massima regolazione 918.12 metri». L’emergenza, insomma, sembra essere stata colta a livello nazionale ma non da Abbanoa, esautorata perché tutto è fermo al progetto preliminare, nonostante la stessa scheda indichi come risultato atteso «la prosecuzione degli invasi sperimentali per il collaudo tecnico-funzionale con recupero di capacità di invaso» e come indicatore di risultato «l’incremento della quota autorizzata, cioè una maggiore riserva d’acqua preziosa in periodi di siccità.

Ancora più grave sembra essere lo stato della diga di Olai che assicura con il grande potabilizzatore di Janna ‘e ferru l’acqua per uso umano a Nuoro città e Mamoiada (schiavi della condotta adduttrice-colabrodo soggetta a rotture continue), oltre a BolotanaGavoiSarule, Silanus, Orani, OniferiOrgosolo e Orotelli. Dieci comunità che si devono preoccupare a leggere la scheda numero 50 su Olai che garantisce lo stanziamento di quattro milioni di euro del Piano Nazionale Dighe-Fondo per lo sviluppo e la coesione 2014-2020 e spiega che gli interventi previsti «sono finalizzati al miglioramento della tenuta idraulica del paramento di monte e della torre di presa, alla completa funzionalità dello scarico di fondo, all’efficientamento del sistema di monitoraggio, e del sistema di drenaggio in corpo diga. In subordine, lo sbarramento necessita altresì di interventi di manutenzione straordinaria della casa di guardia, degli impianti di illuminazione e dei percorsi sul coronamento».

Dopo una scheda tecnica («la diga di Olai realizzata per la regolazione pluriennale ad uso potabile delle portate del rio Olai, affluente del Taloro, è del tipo a gravità in calcestruzzo, alta circa 51 metri e determina un invaso di circa 16 milioni di metri cubi. L’opera è stata ultimata nel 2002. La quota di massima regolazione è pari a 933 metri s.l.m.»), nel documento c’è una spiegazione indiretta sul perché, tra le proteste tra gli altri del sindaco di Orgosolo, Dionigi Deledda, a fine anno 2017, per colpa della siccità, Abbanoa si è ritrovata costretta a razionare l’erogazione delle scorte idriche ridotte al lumicino quando in aprile vennero rilasciati milioni di metri cubi. Ainvaso, infatti, è considerato «sperimentale» e non può superare quota 928 metri sul livello del mare «per motivi di sicurezza». Le cause non possono non lasciare perlomeno interdetti se si pensa che ha appena 17 anni di vita. La scheda 50 certifica, infatti, «carenze di tenuta del calcestruzzo utilizzato per la costruzione dell’opera e per la presenza diffusa di vespai visibili all’interno dei cunicoli, sui paramenti e sullo scarico di superficie. Inoltre la potenzialità della portata dello scarico di fondo è limitata ad un terzo della massima essendo ancora presente un pancone di chiusura sul paramento di monte, mentre è del tutto non funzionante lo scarico di esaurimento. Inoltre, il sistema drenante in corpo diga risulta essere in parte occluso nel tratto compreso tra il cunicolo superiore e quello inferiore e, come tale, da ripristinare nella sua totale funzionalità».

Già questa fotografia, con i soldi a disposizione, imporrebbe un intervento celere e immediato se non altro perché l’ulteriore depauperamento si traduce in un abbassamento del livello dell’invaso e quindi una riduzione delle scorte d’acqua da potabilizzare. Invece, anche in questo caso – salvo un intervento taumaturgico del commissario voluto da Frongia – non solo si rischia di perdere i quattro milioni di euro del Fondo per lo sviluppo e la coesione 2014-2020, ma in assenza di interventi la gestione della risorsa, la diga di Olai  resta gravata da provvedimenti di limitazione di invaso e si allontana nel tempo ›la prosecuzione degli invasi sperimentali per il collaudo tecnico-funzionale con recupero di capacità di invaso»: in fondo in fondo il lago artificiale di Orgosolo aspetta solo 17 dei 64 anni trascorsi per il Govossai.

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