Su Gologone, ritrovare la strada del dialogo

di Ruggero Bettarelli*

L’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale, universale, perché determina la sopravvivenza delle persone, e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani.
Anche a Oliena e in Baronia non si può prescindere da queste parole scritte da papa Francesco nella sua enciclica “Laudato si’” quando si parla di un tema sensibile e fondamentale per tutte le nostre popolazioni. Eppure abbiamo assistito e stiamo assistendo a polemiche sterili, anche a livello istituzionale, fino a mettere addirittura a rischio le relazioni fra cittadini di paesi confinanti su un problema comune per gli uni e per gli altri. Proprio partendo dalle parole del Papa, sulla cura – appunto – della casa comune, credo che la questione Su Gologone debba essere affrontata in tutti i suoi aspetti perché, è importante sottolinearlo, siamo chiamati a condividere i beni della terra che abbiamo ricevuto in prestito e che non ci appartengono come proprietà ma abbiamo avuto solo in comodato d’uso con il dovere di preservarli per i nostri figli. Mettiamo, quindi, da parte i campanilismi ed elaboriamo idee ispirate al buon senso con l’obiettivo comune di salvaguardare le fonti de Su Gologone e individuare una soluzione alla sete della Baronia.
Non spetta ai cittadini cercare soluzione tecniche da studiare comunque in base al principio che, come si legge ancora nella “Laudato si’” di fronte a questo problema negare l’accesso all’acqua potabile significa negare ad essi il diritto alla vita nella loro inalienabile dignità.
L’insegnamento della Chiesa e il messaggio di papa Francesco ha una portata universale, ma ognuno di noi ha il dovere di metterlo in pratica perché siamo chiamati a interagire con la natura il cui rispetto è a beneficio di tutti. Mi domando quindi se sia possibile raccogliere e non sprecare l’acqua che dalla fonte si immette nel Cedrino: si può veicolarla verso una condotta già esistente? Cerchiamo risposte a questa domanda partendo da quello che ci unisce e non dividendoci magari proprio in nome di quei principi che consideriamo universali.
Viviamo il tempo dei “mal di pancia” ma chiediamoci se c’è un tornaconto a cavalcare situazioni che richiedono risposte positive e non ambigue. Il Beato Paolo VI indicava nella politica la più alta forma di carità e la carità ammette una sola condizione per essere vissuta: l’amore verso l’uomo e l’amorevole rispetto verso la natura. Basta sentire in Baronia “a foras sos olianesos” o a Oliena “l’acqua è nostra e ce la teniamo noi”. Sono situazioni che possono degenerare: fermiamole ora, siamo in tempo. Si apra un confronto franco e sincero e le responsabilità siano assunte per il bene comune. Bisogna ritrovare la capacità di dialogare guardandosi negli occhi, oltre i “mi piace” di Facebook che finiscono solo per esacerbare gli animi e perpetuare uno status quo dannoso sia per Oliena che per la Baronia. Credo che, partendo proprio dal messaggio pasquale, sia venuto il tempo degli uomini del dialogo e di buona volontà disposti a fare la loro parte. Io sono disponibile a fare la mia.

*Parroco di Galtellì