Gli studi e la vita di un uomo perbene

Giornata intensa quella organizzata a Siniscola dal Centro Studi Luigi Oggiano: prima l’inaugurazione di un busto del senatore baroniese, una rappresentazione teatrale a cura degli insegnanti dell’Istituto tecnico, e una lezione di educazione civica, seguita con attenzione e interesse dagli studenti, tenuta da Giacomo Mameli; infine, il pomeriggio la presentazione a un pubblico attento e numeroso della riedizione critica della tesi di laurea, dell’intellettuale siniscolese, La Baronia di Posada.
Oggiano nasce, nel 1892, in una famiglia contadina, grazie al suo talento e alla sua intelligenza compie un brillante percorso di studi. Frequenta il liceo Azuni di Sassari negli stessi anni di Palmiro Togliatti, Mario Berlinguer e Camillo Bellieni. Nelle aule ovattate del prestigioso liceo «Non arrivano gli echi – ha affermato il direttore dell’istituto Bellieni Michele Pinna – della politica sassarese nella quale si contrappongono i governativi coccocortiani e i radicali di ascendenza cavallottiana, impersonati da Garavetti (che poi finirà con l’aderire al fascismo ndr) ». Ma è in quest’ambiente che probabilmente il giovane siniscolese, grazie anche alle lezioni del professore Antonio Mocci, affina l’interesse per le vicende del proprio territorio di origine, che lo porta a laurearsi nel 1914, in Giurisprudenza, con la tesi dal titolo La Baronia di Posada.
Una zona in cui non di rado la povertà volge in misemonopolio ria, scrive proprio in quel 1914 il giovane Attilio Deffenu nella rivista Sardegna: «Fra Siniscola, Torpé e San Teodoro l’invasione delle cavallette assume ormai enormi proporzioni».
L’avvocato siniscolese a queste terre e ai loro abitanti rimane sempre legato, tanto che Lussu affermerà perfidamente «Nel percorso Nuoro-Siniscola e viceversa è racchiusa la vita di Luigi Oggiano», «Magari potessi conoscere – risponderà il politico baroniese – i problemi, i sogni e le passioni delle persone che avessi la ventura di incontrare in quel tragitto». L’universale non elide il particolare e viceversa. Il suo indefesso impegno a favore dei deboli si sostanzia anche con l’interesse ai problemi di pastori e contadini, a quelli idrici e di viabilità.
L’opera La Baronia di Posada si svolge secondo un progetto articolato, (pur non avendo, l’Oggiano, a disposizione il consistente Archivio della corona d’Aragona di Barcellona), che muove dall’inquadramento storico delle vicende del territorio condotto con la rivisitazione delle notizie conosciute tramite gli scritti del Pais, dello Spano, e dell’Angius, dove l’Autore precisa «Le persone dovettero vivere sparse nelle campagne, unite in pochissime famiglie vicino alle terre che dovevano coltivare, in minuscoli centri pressappoco del genere degli odierni stazzi».
«Interessanti i riferimenti – ha affermato il professore dell’università di Sassari Angelo Castellaccio – mutuati dal Besta, quelli alle istituzioni vigenti nella Curatoria (antiche circoscrizioni territoriali in cui erano suddivisi i Giudicati), alla condizione economico- fiscale della società giudicale, alle modalità di amministrazione della giustizia, alla figura dei bono homines scelti tra i paesani più distinti per onestà e buon senso». La storia delle vicende politiche del castello della Fava di Posada, costruito secondo il giovane studioso dai pisani prima del 1323, scorre parallela a quella dei villaggi circostanti. La Sardegna nel 1324 passa al dominio aragonese, seguono anni di contrasti e lotte prima tra Pisani e Aragonesi e poi tra questi e il Giudicato d’Arborea; guerre che si concluderanno intorno al 1409, anno della battaglia di Sanluri, quando il territorio passa definitivamente in mano al re d’Aragona. Pochi anni dopo avviene la prima delle diverse infeudazioni della Curatoria, fino a quando nel 1841 non viene abolita la Baronia di Posada.
Questa è la sezione della tesi più innovativa dello studio di Oggiano, in quanto condotta solo in parte sulla letteratura conosciuta, e fondamentalmente su documentazione inedita custodita nell’Archivio di Stato di Torino. I feudatari per la maggior parte spagnoli, residenti nella penisola iberica, grazie alle limitazioni commerciali previste dalle disposizioni regie che proibivano l’esportazione «Perfino da villaggio a villaggiodello stesso feudo – ha sottolineato il professor Castellaccio – forti delle disponibilità economiche nell’acquisto dei beni erano liberi di agire sostanzialmente in regime di »; nonostante il sistema dei feudi sia vessatorio, «Il servo nel medioevo sardo – ha continuato lo storico sassarese – è soggetto di diritto: può fare testamento e disporre di beni, mentre in altri territori vive in una condizione di schiavitù».
Non bastassero le attività predatorie “legali” degli spagnoli, la regioneè esposta anche alle incursioni saracene, per contenere le quali si costruiscono le fortificazioni di Posada e di Siniscola: «Ma nuova forza agitò e sospinse gli animi dei pirati che nelle spiagge desertenon trovavano merce per le saettie (navi veloci ndr): essi avanzarono nell’interno verso la ricchezza delle biade e degli animali, e innanzi a loro fuggirono sui monti ed entro i boschi le genti con le mandre e i dolori: e si stabilirono nuove sedi che i barbari non avrebbero violate. Ma vennero le pesti e le carestie, la inclemenza del cielo e l’asprezza della terra, e quelle fra le genti che non furono distrutte ridiscesero al piano e si fermarono».
In questo scampolo di prosa quasi letteraria sono descritti i mali del passato, alcuni dei quali aleggiano ancora sulle nostre terre. Il giovane studioso nella sua ricerca non piega i documenti per dimostrare tesi preconcette, non si sottrae però dal dare giudizi anche taglienti e coraggiosi. In questi tempi sbandati figure come Oggiano dovrebbero essere d’esempio e ammaestramento, ci vorrebbero tanti dalla «voce debole e dal pensiero alto» come ha affermato Giacomo Mameli ricordandolo con affettuosa riconoscenza.

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