Gli antifascisti nuoresi con il Vescovo Cogoni
di Priamo Marratzu

11 Maggio 2021

4' di lettura

Ha osservato anni fa Raimondo Turtas che la scarsa attenzione dedicata da L’Ortobene alla visita del duce in Sardegna, e in questa città, giugno 1935, ricevette un commento acido da Nuoro Littoria, che sottolineò invece l’importanza data all’avvenimento dalla stampa internazionale. In quel 1935 era vescovo a Nuoro Giuseppe Cogoni. Con lui L’Ortobene da ‘bollettino diocesano’ quale era in origine diventa un vero giornale, autorevole, seguito con attenzione nel territorio. Salvatore Mannironi era un redattore esperto del periodico, perché già all’inizio degli anni venti, prima che L’Ortobene nascesse, aveva creato qui un altro giornale, L’Avvenire di Nuoro. C’era piena intesa tra lui, antifascista convinto, e il vescovo Cogoni, da molti definito come “il più antifascista” tra i vescovi sardi di allora. Questo giudizio su Cogoni è giustificato? Incominciamo ricordando che il monsignore – c’é la testimonianza di Mannironi al riguardo – impartiva privatamente lezioni ai giovani studenti che ne avevano bisogno, e che lo faceva gratuitamente. Uno tra questi è stato Sebastiano Putzu, il quale ha anche voluto conservare gli appunti che il docente gli preparava, sul latino e il greco. Ecco un ricordo significativo di Putzu su quel tempo. Un giorno dopo la solita lezione Cogoni gli dice: «Devi farmi un favore, andare a casa dei signori elencati qui e consegnare loro questi biglietti». Putzu li prese e li consegnò ai destinatari. Ecco di seguito i loro nomi: Salvatore Mannironi, Pietro Mastino, Gonario Pinna, Francesco Murgia, Giovanni Battista Melis, Giuseppe Satta Galfré, Luigi Oggiano, qualche altro. In pratica si trattava delle persone che rifiutavano di piegarsi al regime fascista, che non partecipavano alle manifestazioni pubbliche di omaggio al partito. Il vescovo desiderava parlare con loro e li invitava a recarsi nella sua residenza, facendolo naturalmente con discrezione. Quei personaggi, tutti stimati avvocati ben conosciuti a Nuoro lo fecero. Putzu su richiesta di Cogoni stava fuori del vescovado e osservava i passanti attento a vedere che tra di loro non vi fossero persone legate al regime. A distanza di qualche giorno da quell’ incontro – ricorda ancora Putzu – si svolse in Cattedrale una solenne celebrazione e gli antifascisti ricordati prima erano presenti, tutti. Bisogna ricordare qui che il fascismo si proponeva di raccogliere nelle sue associazioni la gioventù italiana, e che non tollerava altre associazioni, come era ad esempio l’Azione Cattolica, legata alla Chiesa. Che, nonostante il famoso Concordato, vi era un notevole contrasto proprio riguardo ai giovani, che si era giunti infine a un compromesso, per il quale molti limitazioni erano poste alle iniziative dell’Ac. Quest’ultima riceveva invece la massima cura e attenzione dal vescovo di Nuoro. Cogoni sosteneva con decisione il diritto della Chiesa di riunire i giovani, di guidarli, di formarli secondo la dottrina cristiana. Quel giorno egli fece un discorso forte e deciso nella cattedrale affollata, in difesa di quel diritto: “Exurge Domine et defende causam tuam… (sorgi Signore e difendi la tua causa) furono le parole con cui iniziò l’omelia. In essa vi era un attacco diretto, esplicito, al dispotismo del regime. Un discorso simile poteva venire solo da una persona coraggiosa, disposta a rischiare di persona. Giuseppe Cogoni aveva forza d’animo, fermezza di carattere. Era presente in cattedrale quel giorno, numerosa, una rappresentanza fascista, da una parte. Dall’altra la rappresentanza degli antifascisti con Mannironi, Mastino, Murgia, Pinna, Melis, Satta Galfré. La prima dovette subire l’attacco, esplicito e diretto del vescovo e alla fine andare via in silenzio. Non aveva alternative.

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