Giuseppe Cogoni, il Vescovo coraggioso

La Chiesa nuorese, come quella italiana, visse un grande disagio nel Ventennio fascista, in particolare a partire dal maggio del 1931, con la decisione di Mussolini di sopprimere i circoli giovanili che non fossero quelli fascisti. La richiesta di obbedienza a una autorità terrena che si proclamava superiore a qualsiasi altra entità non poteva che scontrarsi con l’opposizione dei vescovi che, pur riconoscendo la libertà religiosa stabilita dai Patti Lateranensi, non potevano accettare interferenze alle attività dell’Azione Cattolica, secondo quanto stabilito dall’unico capo supremo della Chiesa, il Papa Pio XI.
A giugno l’enciclica Non abbiamo bisogno ribadiva la difesa dell’Azione Cattolica, considerata uno strumento irrinunciabile per la presenza della Chiesa nella società, a ogni livello. Pio XI poneva l’accento sul ruolo dei vescovi come successori di Pietro ribadendo che «non un uomo mortale, sia pure Capo di Stato o di Governo, ma lo Spirito Santo vi ha posto, nelle parti che Pietro assegna, a reggere la Chiesa di Dio. Queste e tante altre sante e sublimi cose che vi riguardano, Venerabili Fratelli, evidentemente ignora o dimentica chi vi pensa e chiama, voi Vescovi d’Italia, “ufficiali dello Stato”».
Dal canto suo, già negli anni precedenti, il regime aveva emanato disposizioni che limitavano la libertà di stampa: Il 6 novembre 1926 fu emanato il Testo unico di Pubblica sicurezza, che all’articolo 111 stabiliva che per esercitare l’“arte tipografica” e “qualunque arte di stampa o di riproduzione meccanica o chimica in molteplici esemplari” occorreva la “licenza del questore”; all’articolo 112 veniva fatto divieto di “fabbricare, introdurre nel territorio dello Stato, acquistare, detenere, esportare” e anche esporre in vetrina “scritti, disegni, immagini od altri oggetti di qualsiasi specie contrari agli ordinamenti politici, sociali od economici costituiti nello Stato o lesivi del prestigio dello Stato o dell’Autorità o offensivi del sentimento nazionale”.
Il 18 giugno del 1931 il testo venne pubblicato con alcune alterazioni, successivamente la circolare del 3 aprile 1934 firmata da Benito Mussolini, conferiva il potere di censurare ogni pubblicazione all’Ufficio stampa della Presidenza del Consiglio, che si affiancò pertanto ai prefetti e annunciò l’introduzione del sequestro preventivo delle pubblicazioni, “tutti gli editori o stampatori di qualsiasi pubblicazione o disegno, anche se di carattere periodico, dovranno prima di metterli in vendita [o] comunque effettuarne diffusione, presentare tre copie di ciascuna pubblicazione alla Prefettura. Anche le pubblicazioni della Chiesa dovevano
dunque passare attraverso il filtro degli organi di Governo.

Il giornale diocesano non fu esente dallo “speciale” trattamento da parte del regime fascista. Due articoli sono famosi perché sequestrati e censurati, “Il maestro dell’ora” riferito a Mussolini del 3 marzo 1935 e “Cavalleria nazista” del 20 febbraio 1938 che condannava il nazismo imperante nella Germania di Hitler.
Il 2 settembre 1931 si raggiunse un accordo tra la Santa Sede e lo Stato italiano per le associazioni giovanili dell’Azione Cattolica che stabiliva che l’AC era diocesana, dipendeva dai vescovi che sceglievano i dirigenti; non aveva gruppi professionali e sindacali perché si proponeva solo obiettivi religiosi e formava i giovani alla spiritualità.

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Cenni biografici. Nato a Pirri il 17 dicembre 1885, Monsignor Giuseppe Cogoni il 22 agosto 1909 è consacrato Presbitero da Monsignor Balestra, tre anni dopo nel luglio del 1912 è nominato Vice parroco di Monserrato, periferia cagliaritana. Nel luglio 1915 consegue la Laurea in Diritto Canonico a Roma, un mese dopo è Cancelliere della Curia di Cagliari. Ottenuta l’abilitazione all’insegnamento della Sacra Scrittura all’Istituto Biblico di Roma, insegna nel seminario regionale di Catanzaro.
Nel gennaio del 1916 è Assistente del Circolo Studentesco, da agosto 1918 costituisce il Primo Circolo Universitario Cattolico (che anticipa la FUCI, Federazione Universitaria Cattolici Italiani). Nel marzo 1928 viene nominato Vicario Generale della Arcidiocesi di Cagliari, due anni e mezzo più tardi, il 26 novembre 1930, è nominato Vescovo di Nuoro, a dicembre la pubblicazione della sua nomina su “L’Ortobene”. L’ordinazione episcopale avviene per le mani dell’arcivescovo di Cagliari monsignor Ernesto Piovella. Promosso all’Arcidiocesi di Oristano nel 1938, morì nel 1947 dopo una breve malattia.

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Persino il Papa ne celebra le virtù

Anche in tempi di pensiero uniformato al potere, Monsignor Cogoni fu un uomo capace di lottare contro ogni avversario grazie alla forza della fede e l’illuminazione dello Spirito Santo. Fu ordinato vescovo da Monsignor Piovella che lo ricorda così: «egli passò tutti i gradi delle gerarchie, viceparroco, professore, cancelliere, capo del Capitolo, Vicario generale, e tra le cure di tali Uffici seppe trovare tempo per darsi con vera passione apostolica e un lavoro senza riposo alla coltura della gioventù e della Azione Cattolica […] davvero fortunata la Diocesi di Nuoro». Alla cerimonia di consacrazione episcopale partecipano anche monsignor Saturnino Peri, vescovo di Iglesias e monsignor Francesco Emanuelli, vescovo di Ales.
Il suo predecessore Maurilio Fossati pronunciò queste parole alla sua nomina: «Avete un vescovo sardo, giovane, dotto, che assai meglio di me potrà governare la Diocesi, egli saprà scuotere gli indolenti e suscitare nella diocesi di Nuoro questo spirito di carità e apostolato che il Papa vuole, che i tempi richiedono e di cui la Patria mostra abbisognarsi». In occasione della traslazione dei resti mortali nella cattedrale di Oristano nel 1970 venne pubblicato un documento in memoria dell’arcivescovo vissuto tra il 1885 e il 1947. Esaltandone le qualità umane e pastorali, per conto della Segretaria di Stato Vaticana, il cardinal Villot scrisse una lettera in cui ricordava che il Sommo Pontefice lo aveva incontrato quando era assistente ecclesiastico della locale associazione degli Studenti Universitari Cattolici e lo ricordava come «sacerdote degnissimo, affabile, colto, intelligente e sensibilissimo ai bisogni delle anime e dei tempi […] aveva certamente virtù di educatore saggio e coraggioso». Il Cardinale Sebastiano Baggio, arcivescovo di Cagliari ne celebrava «lo zelo inesauribile nel governo pastorale di Nuoro, nelle amministrazioni apostoliche dell’Ogliastra e di Ales, nella sede metropolitana di Oristano, nelle iniziative e negli incarichi di apostolato che egli non esitava ad assumere a vantaggio di tutta l’isola». L’arcivescovo di Oristano Monsignor Sebastiano Fraghì ricordava anche l’impegno nella comunicazione sociale, sottolineando che «diede vita a un giornale cattolico Il Quotidiano Sardo, per questo gettò le basi di una solida Azione Cattolica». Tra i testimoni della sua esperienza nuorese anche l’onorevole Salvatore Mannironi, che invitato come ministro della Marina Mercantile, parlava di «un uomo di carattere, estremamente coraggioso quanto generoso » che, citando monsignor Piovella che lo aveva ordinato vescovo, celebra, predica, consiglia, conforta[…] per monsignor Carta arcivescovo di Sassari, «la sua parola è serena calda e avvincente per i giovani dell’Azione Cattolica»; per Ignazio Serra, «egli procurava nuovi mezzi, moltiplicava le disponibilità di ogni genere, sostenendo non indifferenti sacrifici finanziari ]…] egli venne a Nuoro per portare il fuoco sacro che diffuse».
A questo proposito Mannironi rimarcava che «impartiva gratuitamente lezioni private a non finire […] capiva che per poter tenere vicino i giovani non bastava limitarsi alle ore del catechismo, bisognava trovare il modo di avvicinarli, di essere vicino, di essere fratello, di essere amico e in quel modo riusciva veramente a conquistare delle anime», tanto che quando al momento della sua promozione a Oristano, «partì da Nuoro tra due ali di associazioni e di popolo quasi ammutolito per l’emozione, non mancò l’omaggio forzato della gioventù fascista».

Le opere realizzate durante l’episcopato

Tra le opere realizzate da Cogoni durante il periodo nuorese, Mannironi ne cita diverse, il funzionamento del salone Pio XI con convegni, concerti e giornate di studio, il convitto maschile e femminile, la tipografia “L’Ortobene”, ma anche il congresso regionale dell’Azione Cattolica e le Sacre Missioni. Monsignor Cogoni «aveva inteso la necessità impellente di un organo che educasse il cuore e coltivasse la mente portando a tutte le famiglie le direttive della Chiesa e il messaggio salvifico di Cristo. L’Ortobene fu la rete meravigliosa con cui agganciò e attrasse a sé la nobile diocesi di Nuoro». Ancora Umberto Cabras-Loddo ricordava che «era contrario a ogni formalismo convenzionale, nemico di ogni etichetta sino all’inverosimile. Parco nel mangiare, era solito dire che i piaceri della mensa addormentano i sensi, intorpidiscono l’intelligenza e le forze da consacrare al lavoro». Come ha osservato Raimondo Bonu, «vestiva dimessamente, senza le insegne della sua dignità di vescovo, pronto a passare da un paese all’altro perfino a piedi e durante la sera avanzata quando i mezzi di trasporto erano introvabili».
Anche il giornale della Arcidiocesi di Oristano, allora denominato Vita Nostra ha dedicato alla figura di Monsignor Cogoni un inserto speciale in occasione del cinquantesimo anniversario della morte, l’otto giugno del 1997. In questa circostanza, l’omelia dell’arcivescovo Monsignor Giuliano Tiddia ha parlato di «un uomo di fede, guidato da una ferma coerenza ai principi, corredata da tanto buon senso e da intuizioni geniali, per cui sapeva adattarsi all’opportunità nei momenti difficili», «un grande come uomo, come sacerdote come vescovo ». Tra i contributi pubblicati spiccano gli interventi di diverse autorità religiose: monsignor Francesco Spanedda, arcivescovo emerito della Diocesi di Oristano, ricorda che «la la sua figura era universalmente stimata per il vivo ingegno, la profonda cultura, il dinamismo apostolico, lo spirito di povertà evangelica e generosa carità».
Monsignor Salvatore Isgrò arcivescovo di Sassari ha sottolineato che «fu lui ad accoglierlo nel seminario di Oristano addolcendo con la sua benevola parola riscaldata da un largo sorriso e dagli occhi luminosi quell’ambiente apparsogli freddo nella austera imponenza» monsignor Giovanni Melis, vescovo di Nuoro, ricordava che «raccomandava gli esercizi spirituali, per sacerdoti e laici, insisteva per le giornate di ritiro, esigeva che nelle iniziative di apostolato non mancasse mai il tempo per la formazione spirituale ». Don Salvatore Bussu, sacerdote di Ollolai e profondo conoscitore della realtà barbaricina, ripercorrendo gli otto anni del suo episcopato, lo definì «uomo di fuoco, in una diocesi non facile con mille problemi mai risolti segnala alcuni momenti essenziali come il discorso in occasione della Festa del Corpus Domini il 4 giugno del 1931, per la concretezza dei suoi giudizi, per la sicurezza delle conclusioni, per il coraggio della sua denuncia contro il regime imperante ». Il suo sogno era quello di fondare un quotidiano cattolico sardo, «fin da giovane coltivò il disegno di dare corpo a una iniziativa editoriale di grande respiro tale da coinvolgere la chiesa sarda» il giornale aveva una tiratura di 25 mila copie e aveva il sogno di «rompere l’egemonia di Cagliari e Sassari nel campo dell’informazione in Sardegna »; monsignor Cogoni ha lasciato un ricordo indelebile anche nella FUCI, Federazione Universitari Cattolici Italiani, come ricorda Paolo De Magistris che rimarca il fatto che «poté coagulare attorno a sé quel gruppo di uomini che prepararono la nascita della Democrazia Cristiana».
Se il piemontese Maurilio Fossati (1924-1929) immaginò un governo fortemente pastorale, anche se l’esigua viabilità e la scarsità di mezzi di locomozione non gli impedivano di raggiungere i centri più emarginati sia a cavallo sia a piedi, per monsignor Cogoni l’attività dell’Azione Cattolica era l’obiettivo primario e il convegno regionale a Nuoro nel 1934 lo dimostra.

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