Il giovane Holden, o della mancanza

L’ottava puntata della rubrica curata dagli studenti del Liceo Classico di Nuoro. Libriamoci è un progetto coordinato dalle docenti Venturella Frogheri e Paola Serra.

Gin a body meet a body/ Coming through the rye;/ Gin a body kiss a body/ need a body cry?/.
«Se una persona incontra una persona/ che viene attraverso la segale;/ se una persona bacia una persona,/ deve una persona piangere?/» Nella strofa dello scrittore scozzese Robert Burns, è raccolta l’anima de Il giovane Holden. Il protagonista del romanzo, Holden Caulfield, sente cantare questa canzone da un bambino in strada, capendo la prima strofa come If a body catch a body coming through the rye (se una persona afferra una persona attraverso la segale).
Il ragazzo immagina un gruppo di bambini che giocano in un campo di segale vicino ad un dirupo e, quando un bambino rischia di cadere, lui lo afferra in tempo; da questa interpretazione nasce il titolo originale del libro The catcher in the rye (L’acchiappatore nella segale). Questo ritornerà più volte nella narrazione, insieme con la speranza da parte del protagonista di riuscire a prendere quel bambino. Egli si rivede in quel bambino, spaventato dalla caduta e speranzoso di essere salvato; anche lui ha la speranza di essere salvato da quella che ormai è la sua vita. La speranza di un cambiamento.
Il romanzo dell’America del 900 di J. D. Salinger è interamente incentrato sulla figura del protagonista, che ci racconta la sua storia con amarezza e rimpianto. Il ragazzo si ritroverà in situazioni spiacevoli, che aumenteranno la sua visione negativa delle cose. Holden ci trasmette la rabbia che prova per non riuscire a trovare il suo posto nel mondo, la sua insoddisfazione. La rabbia che prova a dover nuotare da solo in un oceano infinito.
L’analisi accurata del personaggio condotta dall’autore ci fa entrare nella sua testa, facendoci immergere nella sua realtà ormai distrutta, nella strada dove si è perso, non trovando via d’uscita. Esclamazioni come «la vecchia Phoebe», «e compagnia bella» e «e quel che segue» delineano la personalità sfuggente del ragazzo, che scivola tra le dita come se fosse acqua, rendendo Holden Caulfield a suo modo un esempio di vita. «Non raccontate mai niente a nessuno. Se lo fate, finisce che sentite la mancanza di tutti». J. D. Salinger termina con questa breve frase il romanzo, lasciando i lettori con il fiato sospeso. L’autore evidenzia la parola “mancanza” che deriva dal latino mancus (non essere a sufficienza; il termine rimanda a qualcosa di imperfetto, di difettoso, di non completo). Holden sente la mancanza dei compagni, degli amici, della casa che da solo si è negato.
Perché, allora, Holden si contraddice da solo raccontandoci la sua storia?
Per bisogno. Il bisogno di essere ascoltato e, da alcuni di noi, capito, con la speranza di sentirsi solo per una volta normale. Lui ci racconta perché vuole che noi ascoltiamo e viviamo tutto ciò che lui, in prima persona, ha vissuto. Come tutti, anche Holden vuole solo essere capito. Vuole essere capito e salvato, come quel bambino che gioca nella segale.
Il libro mi ha travolto dentro il mondo confuso e nebuloso di Holden, facendomi porre domande sulla realtà che noi siamo abituati a vedere. Holden, attraverso la sua negatività, descrive un mondo che nonostante tutto ha uno spiraglio di luce. J. D. Salinger, attraverso il suo romanzo, apre gli occhi al lettore, facendolo ritrovare in una realtà piena di amarezza, ma che comunque conserva la sua stabilità.

© riproduzione riservata

CondividiShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn