Il giorno dopo, cronaca dall’inferno

Limbas de focu si sun pesande, sun arribbande finas a chelu, mira Deus meus it’hana fattu, sun ucchidende sa terra mia.
Camminare tra le rovine di ciò che rimane dopo le terribili nottate di paura vissute in tutta la provincia di Nuoro e non solo a causa dei vasti incendi che si sono sviluppati nelle frazioni di Berruiles, Ludduì, Agrustos e a San Teodoro, ha segnato un’esperienza terrificante: sembrava di trovarsi al centro di un vero e proprio girone dantesco e di muoversi alla ricerca del traghettatore Caronte al timone della sua nave, ma questa volta non il fiume Stige da attraversare, ma un mare di desolazione e di solitudine dove il grigiore regnava sovrano tra le colline e il cielo ancora offuscato dai fumi non faceva godere dei colori del mare antistante, che per una volta, è passato in secondo piano in questa che è, a causa della terribile via crucis di focolai, tra le più tormentate delle stagioni estive in Sardegna.
Per tutta la notte del 13 luglio e nel mattino della giornata seguente si sono succedute le operazioni di presidio ed estinzione del vasto incendio che ha interessato i territori comunali circostanti Budoni. I Vigili del fuoco del comando di Nuoro hanno lavorato ininterrottamente con ben quattro squadre e un posto di comando avanzato coordinato dal dirigente, l’ingegnere Antonio Giordano, inviato dalla direzione regionale. Fin dalle sei della mattina del giorno successivo al disastro, i mezzi dell’antincendio hanno ripreso a sorvolare i cieli della provincia di Nuoro al di sopra delle località colpite dai vasti roghi mentre per tutta la giornata precedente, uomini e mezzi della macchina di soccorso regionale sono stati impegnati durante il corso dell’intera giornata.
Su Budoni e sulle località vicine, oltre agli elicotteri è intervenuto il super puma, un canadair e un elicottero in Baronia tra Loculi e Irgoli mentre nel vasto incendio che ha colpito Alà dei sardi sono intervenuti due canadair, quattro elicotteri e numerose squadre di terra.
Il vasto incendio che ha interessato le frazioni di Berruiles, Ludduì e Agrustos ha portato all’evacuazione di oltre mille persone tra le quali numerosi residenti e tanti turisti ospiti delle vicine strutture ricettive. Sono stati inoltre evacuati numerosi hotel tra Budoni e San Teodoro oltre che decine di case vacanza. I turisti e i residenti sono stati evacuati nel tardo pomeriggio e trasferiti in altre strutture ricettive della costa per trascorrere la notte grazie all’ausilio degli uomini della Protezione Civile, dei Vigili del fuoco e all’aiuto dei comuni di Budoni e San Teodoro che si sono adoperati per reperire gli alloggi nell’immediato.
«Intorno alle 15.30 abbiamo visto le prime fiamme solcare la collina davanti a noi – hanno dichiarato alcuni tra i vacanzieri appena rincasati e palesemente in stato confusionale – e in poco tempo a causa del maestrale e ai repentini cambiamenti della direzione del vento, abbiamo potuto vedere il fuoco a ridosso delle nostre case. Siamo stati evacuati soltanto due ore dopo, poco prima delle 17.30, e prontamente smistati verso altre strutture, all’interno delle quali abbiamo trascorso una vera e propria notte di terrore dal momento che abbiamo assistito in diretta alla totale distruzione della collina sulla quale negli anni abbiamo investito i nostri risparmi per poter trascorrere le vacanze. Solo alle prime luci dell’alba siamo venuti a conoscenza del fatto che le nostre abitazioni erano rimaste miracolosamente intatte ». È proprio vero, difatti è stato possibile vedere con i nostri occhi, i terreni bruciati fino a ridosso dei cancelli delle villette, la collina divenuta ormai inanimata riportava le tracce di perdite d’acqua corrente causate dalle alte temperature che hanno lacerato le tubature e di “pinnettos” totalmente divelti dalle fiamme fortunatamente sgomberati in tempo dai pochi mandriani rimasti in una zona che ha ormai nel turismo la sua principale fonte di reddito.
«La situazione era molto complessa – ha dichiarato il vice sindaco di Budoni Antonio Addis – dopo l’evacuazione abbiamo aperto le porte dell’anfiteatro comunale all’interno del quale gli evacuati venivano registrati e smistati nelle varie strutture. Siamo sempre pronti all’emergenza, difatti è continua la verifica sulla possibile riaccensione dei focolai e si sta già procedendo con le opere di bonifica sul territorio anche grazie ai forestali impegnati quotidianamente sul campo con i loro mezzi». La Sardegna brucia dunque e la situazione si è fatta tragica anche nei territori dell’Ogliastra dove sono state evacuate anche alcune cliniche. La Protezione Civile in accordo con le varie prefetture ha preferito lasciare acceso il bollino rosso dal momento che il rischio incendi resta altissimo nella costa orientale e nel sud dell’Isola ma soprattutto nelle zone del nuorese dove nuovi focolai sono sorti nella zona antistante Monte Pitzinnu.

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