Gianni Mura e il padre sardo che si chiamava Porcu

Non parlava volentieri di quel cognome che in realtà era della nonna perché il padre maresciallo dei carabinieri, originario di Ghilarza, aveva cambiato, proprio per troncare i bulli lombardi che a scuola prendevano in giro proprio lui. L’attaccamento alla Sardegna di Gianni Mura (a sinistra nella foto in alto insieme al giornalista di Sky Matteo Marini e a Gianfranco Zola), il grande giornalista sportivo  e scrittore considerato erede di Gianni Brera, stroncato oggi da un infarto all’età di 75 anni, si spiega anche con questo piccolo segreto e in questo atto d’amore che del genitore, Antonino Porcu, classe 1920, partito da Ghilarza e arruolatisi nell’Arma dei carabinieri dove si è fatto onore fino ad andare in pensione nel 1970 con il grado di maresciallo maggiore e la fama di “Maigret della Bassa Brianza” conquistata, nonostante si vantasse di non aver mai sparato un colpo, nel comando della caserma di Cesarno Moderno.

La storia del padre di Gianni Mura, con la spiegazione di quel cambio di cognome, è confermata da un articolo del “Messaggero Sardo” il mensile edito dalla Regione per gli emigrati, in un articolo a pagina 12 del  numero pubblicato nel settembre del 1970 a firma S. P. Un episodio che esce dalla sfera privata ed è giusto ricordare anche per non scordare le difficoltà che ancora negli anni Sessanta doveva affrontare un bambino di ordine sarda solo per il suo cognome che alle orecchie di suoi coetanei richiamava quella regione del Sud e i maiali. «Niente di strano, niente di cui debba vergognarmi», raccontò Antonino Mura al giornalista nell’articolo riprodotto qui sotto: «Mio padre si chiama Porcu, io mi chiamavo Porcu, mio figlio Gianni (che ora fa il giornalista alla “Gazzetta dello Sport”m n.d.r.) Porcu. Capitò alcune volte che i compagni di scuola quando Gianni frequentava le elementari e poi le medie, lo prendessero in giro: il ragazzo ne soffriva, anch’io e mia moglie ne soffrivamo. Si decise di avviare la pratica per cambiare cognome, avrei adottato quello della mia povera mamma che si chiamava Mura».

Gianni Mura nel 1979 approdò a Repubblica, il quotidiano che tre anni dopo la fondazione da parte di Eugenio Scalfari apri le sue pagine allo sport contando sulla sua penna brillante e disincantata che scrisse pagina memorabili non solo di calcio (il suo sport preferito era il ciclismo), specializzato nel raccontare con linguaggio chiaro e una spruzzata di sabbia ironia storie personaggi (qui una bellissima intervista a Gigi Riva https://storiedicalcio.altervista.org/blog/mura_riva.html?fbclid=IwAR2R4yIst4FTduTOZzp1VgSQnThsYMg-_-qmu_kHajHzuN8TUUxSImzP1rE) senza disdegnare le riflessioni sociologiche e i dietro le quinte nelle rubriche come la domenicale “Sette giorni di cattivi pensieri”, l’Intervista al campionatoe i “Cento nomi dell’anno di Mura”.  Da “mezzo sardo”, ironizzando sul Dna e sull’altezza, non nascondeva la sua ammirazione per Gianfranco zona qui (https://www.repubblica.it/2005/b/sezioni/sport/calcio/murazola/murazola/murazola.html) una sua intervista di 15 anni fa al campione di Oliena.