Gesù intimo

Gesù riserva un momento di grande intimità ai discepoli che, al ritorno dalla prima missione nei villaggi del circondario, hanno tante cose da raccontare e mille domande da presentare. Momento alto di vita comunitaria: confrontare le proprie parole e azioni con quanto hanno sentito dire e visto fare dal Maestro. San Marco traccia l’icona della sua prima comunità e di quelle di tutti i tempi.
Al centro la Parola del Maestro che raduna e l’ascolto fedele che modellano la chiesa, “nuova sinagoga”.
«Ed egli disse loro: Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto e riposatevi un po’» (Mc 6,31). Fiorisce un gesto di toccante delicatezza da parte di Gesù verso i suoi amici stanchi e contenti, generosi e disponibili. La vita cristiana è stare col Signore, e riposare con lui. Il deserto non è un luogo geografico ma esperienza della totale disponibilità del Maestro a formare i protagonisti dei tempi nuovi. Il riposo, oltre che necessità fisica, è un ri-posare delcuore umano sul cuore di Dio, come San Giovanni nell’ultima Cena.
Questo brano domenicale si trova tra due mense: quella del potere sanguinario e capriccioso di Erode col tragico dessert del capo mozzato del Battista, e quella del deserto ove Gesù offre compassione e pane a tutti gli uomini smarriti e soli davanti alla notte che incombe. Erode, soggiogato dalla libidine del potere, produce la morte; Gesù con la compassione entra nel cuore degli altri e dona la vita non dominando ma servendo. Gesù vuol difendere il momento del riposo degli apostoli, fugge con loro in barca sulla riva opposta. Viene raggiunto dalla folla, più veloce nel raggiungere a piedi l’altra riva. Si lascia conquistare da essa, riconoscendone il diritto al pane perché affamata, alla parola di salvezza perché smarrita, al pastore perché pecore esposte a mille pericoli.
Fermiamoci a immaginare lo sguardo di Gesù su quella folla che gli toglie perfino il tempo di mangiare, e sugli apostoli che iniziano l’apprendistato di incarnare lo sguardo di Dio sulle attese di tutti coloro che avrebbero bussato alle porte del Vangelo. Gesù e i discepoli, la piccola chiesa del deserto, «non avevano neanche il tempo di mangiare» (v. 31). Lo avranno quando, condividendo lo sguardo di compassione di Gesù sulla folla, distribuiranno pani e pesci a tutti a sazietà. Una piccola comunità chiamata a spezzare il pane materiale della fraternità dentro la sequela di Colui che si donerà come pane di vita eterna.
Lo sguardo di Gesù, quando incontra folle o persone singole, è sempre positivo perché in costante riferimento col Padre provvidente e misericordioso. Dimostra di avere per tutti vicinanza, ascolto, comprensione. Occorrerebbe fermarsi su tutti i brani e lasciarsi conquistare dalla varietà degli elementi.
«E si mise a insegnare loro molte cose» (v. 34). Il cammino della comunità è fatta di discepoli che si impegnano nella ricerca quotidiana di Gesù, nell’ascolto fedele e nel cammino di offerta del Vangelo ricevuto e da donare ai fratelli. Si tratta non di perdere tempo ma di riempirlo di significato.
A ragione Sant’Agostino insegnava che dire: non ho tempo di pregare o di seguire Gesù, è come dire non ho tempo di amare.
Se Dio è amore chi l’ascolta con fede è anche lui amore.

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