Gavoi, formaggio protagonista

«Un viaggio suggestivo, narrativo e documentaristico lungo la storia di una comunità, dei pastori e della produzione casearia». Con queste semplici parole il Comune di Gavoi riassume il significato e gli obiettivi del film-documentario “Fiore Sardo” girato dal regista Fabio Olmi che sarà presentato in anteprima nel centro barbaricino venerdì 25 agosto alle 21.30 nel cortile incastonato tra Sa domo de tiu Maoddi e Sa caserma betza. L’opera, prodotta dal Comune di Gavoi  e da IpotesICinema, rientra nel progetto “Borghi d’Eccellenza” e contribuisce ad accendere i riflettori su una produzione dalle enormi potenzialità in un periodo segnato dalla crisi della pastorizia che non sembra, anche per la siccità e il contemporaneo crollo del prezzo del latte, trovare interlocutori istituzionali particolarmente attenti. Proprio questo formaggio ha tutte le caratteristiche di quei prodotti di nicchia la cui valorizzazione viene invocata per diversificare la produzione casearia schiava delle bizze di mercato e delle speculazioni del pecorino tipo romano che quest’anno hanno dimezzato, rispetto all’annata scorsa, il prezzo del latte pagato a 50-60 centesimi di euro al litro. Il “Fiore” potrebbe essere definito, infatti, un formaggio da “archeologia alimentare”: si differenzia dai semicotti, per la cagliatura a 34-36 gradi (temperatura naturale alla mammella del latte) per la sua lavorazione a pasta cruda e l’affumicatura naturale, primo passo di un stagionatura molto curata nelle fresche cantine. È, infatti, il vero “formaggio degli ovili” perché pur con le moderne tecnologie che assicurano anche le doverose garanzie sanitarie, nasce e cresce grazie alla manualità dei produttori che quindi rinunciano alla facile soluzione del versare semplicemente il latte ai caseifici.

da www.labarbagia.net

Al fattore economico si accompagna un’importante funzione sociale perché il “Fiore Sardo”, anche per il suo bacino di produzione (in particolare Gavoi, Ollolai, Ovodda, Olzai, Orani, Sarule e Fonni) è  il frutto degli ultimi “tutori del territorio”, i pastori che resistono garantendo l’equilibrio ambientale nel Gennargentu e l’unico freno allo spopolamento da assicurare con quello sviluppo rurale su cui punta a parole l’Unione Europea. Elementi affidati a Fabio Olmi, 53 anni, una lunga esperienza alle spalle come direttore della fotografia iniziata tra l’altro a fianco del padre, il regista Ermanno.

Il regista Fabio Olmi al lavoro a Gavoi

Dal settembre 2016 fino alla primavera 2017 – ricordano dal Comune di Gavoi annunciando la proiezione in anteprima del documentario – la troupe ha attraversato le campagne filmando le greggi, la vita dei pastori, visitando gli ovili e i magazzini dove si stagiona il prodotto più prezioso delle aziende gavoesi. Un impegno supportato dalle necessità di svelare l’anima di un formaggio sconosciuto alla stragrande maggioranza dei consumatori ma che ha una lunga storia: descritte già nel IV secolo d.C., da Rutilio Tauro Emiliano Palladio, citato nella Convenzione di Stresa del 1951, riconosciuto a Denominazione Tipica nel 1955 e d’Origine dal 1974, con la nascita del Consorzio di tutela ha ottenuto la  Dop (Denominazione d’Origine Protetta )nel 1996.

Si documenta la stagionatura nelle fresche cantine

 «Questo lavoro ha richiesto un approfondito studio antropologico della realtà pastorale di ieri e di oggi», afferma Fabio Olmi: «Abbiamo utilizzato le strumentazioni più sofisticate, droni e particolari video-camere, in modo da suggerire un punto di vista diverso per osservare il mestiere del pastore. Lunghe ore di riprese ripagate però dalla splendida accoglienza dei gavoesi nei loro ovili e nelle loro case. Un risultato artistico che spero possa valorizzare ancora di più l’immagine di Gavoi per il grande pubblico».

Riprese con il drone per la troupe di IpotesICinema

Proprio quest’ultimo è l’obiettivo che muove gli amministratori di Gavoi (guidati da un pastore, Giovanni Cugusi, 42 anni, eletto sindaco nel maggio del 2016) intenzionati a proseguire con decisione nella strada  tracciata dai predecessori  che guarda a un doppio investimento culturale. Il documentario, infatti, fornirà le immagini che fungeranno da supporto didattico, suggestione e installazione multimediale permanente del Museo del Fiore Sardo, iniziativa portante di “Borghi di eccellenza” co-finanziato da Regione e Comune, «progetto sistemico che – spiegano gli amministratori gavoesi .  ha l’obiettivo di aumentare l’attrattività turistica e culturale del paese attraverso il completamento di importanti infrastrutture e la realizzazione di percorsi adeguati al visitatore consapevole e interessato alla vera natura dei luoghi, oltre che implementare la cultura dell’accoglienza in tutta la comunità». Sul fronte culturale poi l’anteprima di “Fiore Sardo” chiude la rassegna CINEtumbarinu Estate, Festival del Cinema in Barbagia – dedicata quest’anno al tema “ALTRI MONDI, Visioni d’Arte per il cambiamento e diretta da Fabio Olmi. La rassegna proposta da oltre quindici anni dalla ProcivArci che, con il finanziamento di Comune e Regione, »arricchisce l’offerta culturale del territorio, portando opere filmiche di qualità laddove non ci sono più sale cinematografiche», ha proposto dal la visione  di “Lo chiamavano Jeeg Robot” di Gabriele Mainetti; “Il ragazzo invisibile” di Gabriele Salvatores; “La La Land” di Damien Chazelle; “La pazza gioia” di Paolo Virzì; “Snowden “di Oliver Stone e, infine, venerdì 25 agosto “Fiore Sardo”.

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