Il futuro di Pratosardo, promozione e artigianato

«Non abbiamo bisogno di amministratori di condominio ma di una reale promozione di Pratosardo». Così Gianni Pittorra, presidente del Consorzio Operatori Pratosardo, legge la realtà attuale auspicando il cambiamento: «Abbiamo tante idee – racconta – progetti realizzabili, Prato può essere autosufficiente dal punto di vista energetico, utilizzando fonti rinnovabili come solare ed eolico e senza alcun impatto ambientale, può avere una centrale di compostaggio, può essere una fonte di reddito per la città ma queste proposte non dovremmo farle noi». Con un Consorzio industriale commissariato dal 2008 il tempo sembra essersi fermato, «se qualcosa non cambia in fretta non può esserci futuro».
Chiunque arrivasse a Nuoro di notte fino a qualche anno fa poteva ammirare la zona industriale brillare di una luce che era sinonimo di vitalità, di attività che non si fermavano, di una cittadella che non dormiva mai. Oggi la luce va e viene, le strade sono ridotte a groviera d’asfalto, i marciapiedi sono trincee, «nonostante tutto questo, gli operatori hanno dovuto subire un aumento degli oneri consortili che in qualche caso ha raggiunto il 170% – afferma Pittorra –, dicevano per far quadrare i conti: mi sta bene se ho dei servizi ma se servizi non ne dai? se non reinvesti i soldi nella zona industriale? Non posso pagare la pulizia di un lotto che poi faccio io. Alcuni operatori hanno iniziato a non pagare perché non hanno visto servizi. Ha senso avere commissario, vicedirettore, amministrativi, operai per spendere 500mila euro di stipendi?». Il portavoce degli Operatori è consapevole che in un muro contro muro è destinato a perdere, lo dimostra anche la recente sentenza del Tar che dà ragione al Consorzio industriale sull’aumento degli oneri consortili deciso nel 2015 dal Commissario Gabriele Leoni, ma questo non significa arrendersi. «Anche se versa in questo stato – dice Pittorra – la zona industriale è una delle più belle della Sardegna per come è stata pensata cinquant’anni fa e per come è strutturata, occorre incentivare le aziende a venire qui. Alcune realtà di Ottana vorrebbero trasferirsi qui ma cosa offriamo loro?». La soluzione ideale sarebbe avere una fiscalità di vantaggio ma se questo non fosse possibile almeno delle decisioni che vadano in quella direzione: «L’amministrazione comunale ci è venuta incontro riducendo la Tasi, ha dato un segnale. Abbiamo chiesto al comune di prendere in mano la zona industriale, non vogliamo cariche politiche, non ci interessano, basterebbe una figura che si occupi di promozione, anche in collaborazione con l’università e le scuole, ci sono almeno 50 aziende disposte ad accogliere gli studenti nei progetti di alternanza scuola-lavoro, conoscendo la realtà i giovani sarebbero incentivati a restare. Non vogliamo contributi a fondo perduto, consentiteci di lavorare, ad alzare le serrande ogni giorno ci pensiamo noi».
Insiste sulla promozione Pittorra, promozione di una zona che ha caratteristiche artigianali, non industriali, e che ha tante eccellenze di livello nazionale e internazionale, su questo occorre puntare. «Non abbiamo bisogno dell’industria che arriva, prende 10 milioni di finanziamento, garantisce sessanta buste paga per sei mesi e poi se ne va». Ma l’area va riqualificata, soprattutto dal punto di vista infrastrutturale. L’esempio più eclatante è quello dell’accesso a internet, «abbiamo dovuto fare da soli, ancora una volta – spiega Pittorra – firmando una convenzione con un privato che garantirà l’accesso alla banda larga grazia a un’antenna posta sull’Ortobene e a un ponte radio con Città Giardino che ci consentirà di viaggiare a 100 mega». Le strade poi: «il nuovo svincolo, che serve come il pane, è la seconda opera finanziata (per ora solo a parole) nel piano di rilancio per il Nuorese. Gli 88 milioni stanziati inizialmente sono diventati 56, le associazioni di categoria sono sconvolte».
A reggere Pratosardo oggi sono soprattutto le aziende familiari, «questo – confida Gianni Pittorra – ti permette di sopravvivere in determinati momenti, l’aiuto che si può dare tra fratelli non è quello che può essere con dei soci, si fanno sacrifici che con un altro socio non faresti. Molte volte passano mesi senza vedere soldi ma ci si dà una mano l’uno con l’altro. L’unico svantaggio è che ti porti il lavoro sempre a casa ». Così si resiste, nel 2017, a Nuoro.

© riproduzione riservata
La Zona Industriale Regionale di Nuoro-Pratosardo nasce nel 1971 per una felice intuizione di alcuni amministratori locali della Provincia, del Comune e della Camera di Commercio di Nuoro sulla base della legge regionale n. 22 del 1953. Oggi si estende per circa 8.000.000 di metri quadrati lordi, 2.430.000 mq infrastrutturati. Le aziende operanti, di piccola e media dimensione, sono al momento 120 per un totale di quasi 1000 unità lavorative (escluso il Centro commerciale). Ha avuto la sua massima espansione negli anni 1997-98, con una forza lavoro di oltre 2300 occupati e oltre 250 aziende. Negli ultimi 10 anni si sono persi 1500 posti di lavoro, di cui 1200 a Nuoro. L’auspicio del Consorzio operatori Pratosardo, di recente costituzione, è quello di allargare l’offerta di spazi e servizi (il 40% dei capannoni è vuoto) ai paesi vicini che non hanno una propria zona industriale grazie all’ammodernamento delle infrastrutture e della viabilità.