Fuoco a Belvì, eroe senza nome

A Belvì nel pomeriggio di mercoledì Antonio Fenu è accorso con tanti altri volontari a dare una mano per contrastare le fiamme che stavano divorando un bosco di lecci, castagni e lentischi: è caduto , rimanendo immobile a terra, per fortuna altri due suoi compaesani lo hanno visto e strappato alle fiamme che avanzano. Ora è ricoverato in ospedale a Nuoro dove i medici stanno curando alcune fratture. Un eroe rimasto senza nome per due giorni che non meritava neanche una citazione nei comunicati ufficiali, nelle cronache-fotocopia e, figurarsi, un gesto di solidarietà delle istituzioni. Questa estate è segnata da questa mancata attenzione alla vita umana. Eppure per ben tre volte, A Torpè, Gonnosfanadiga e ora Belvi, gli incendiari sono stati disposti a trasformarsi in assassini pur di portare avanti il loro folle disegno. Fabirzio Argiolas di Siniscola, Francesco Pinna di Gonnosfanadiga (due pastori che hanno rischiato la vita per salvare il gregge) e ora Antonio Fenu di Belvì, volontario che poteva tranquillamente restare in paese anziché accorrere sul luogo dell’incendi per dare una mano. La morte aleggia nel fumo di ogni incendio, eppure la notte del 10 agosto a Torpè gli incendiari che aspettavano il maestrale per tornare in azione dopo12 giorni, ci hanno riprovato costringendo decine di uomini a mettere ancora una volta a repentaglio la loro vita per fermare le fiamme e, oggi, 11 agosto, mentre erano a Torpè erano in corso le operazioni di bonifica, l’allarme è scattato in Baronia alle 14 nella pineta di Loculi dove, oltre le squadre a terra, stanno in servendo un elicottero e un Canadair che sta facendo la spola con il mare di Orosei per rifornirsi   d’acqua da scaricare sulle fiamme.