Franco Columbu, il ricordo

La parabola della vita di un campione come Franco Columbu si potrebbe intitolare proprio come il film del 2011 al quale prese parte come coprotagonista: una vera e propria Terra dei sogni.
Il pioniere del culturismo, attore, powerlifter, sollevatore, pugile e strongman Francesco Columbu, meglio noto al grande pubblico come Franco o, amichevolmente, Zizzu, nacque ad Ollolai il 7 agosto 1941 e proprio nel pomeriggio di ieri, 30 agosto, è stato strappato al Mondo, durante il trasporto all’ospedale di Olbia, per un malore che l’ha colpito mentre nuotava nelle acque di San Teodoro, quelle della sua Sardegna.
La vita di Columbu, esempio di forza di volontà, resistenza, sacrificio e meriti sportivi, è in realtà paragonabile a quelle tribolate di tanti giovani che partirono dalla Sardegna, come lui tanti anni fa da un piccolo e povero paese di circa 2mila abitanti in provincia di Nuoro, alla ricerca di un’occupazione dignitosa e di speranze da poter realizzare.
Il suo lungo e tortuoso percorso partì dall’arrivo in Germania, definito “devastante” dallo stesso Columbu: proprio durante una competizione internazionale che li vedeva sfidanti a Monaco, nel 1965, incontrò colui che divenne suo mentore, compagno d’allenamento ed inseparabile migliore amico, ovvero il culturista austriaco Arnold Schwarzenegger.
Nessuno avrebbe creduto che quel manovale sardo, dalla statura minuta di appena 1.65 metri, si sarebbe realmente potuto allenare ottenendo uno straordinario sviluppo muscolare che lo portò a vincere per ben due volte, nel 1976 e nel 1981, il titolo di Mister Olympia.
Ma, come diceva il filosofo Seneca, “la fortuna non esiste: esiste il momento in cui il talento incontra l’occasione”: fu così che Franco Columbu ottenne i primi riconoscimenti nel corso delle competizioni alle più importanti manifestazioni internazionali di body building, divenendo altresì l’unico italiano nella storia a vincere il primo premio di Mister Olympia.

Nonostante si fosse trasferito da decenni a Los Angeles, negli Stati Uniti, il campione sardo tornava periodicamente nella sua terra, tanto da dichiarare che «quando vieni a Ollolai o in Sardegna, è come un filo d’oro che è attaccato a te e che non si stacca mai anche quando vai in California e giri il Mondo».
La sua umiltà non era certo sinonimo di sottomissione o arrendevolezza a qualsivoglia difficoltà, ma reale passione personale e sportiva, dedizione e fiducia nei confronti di un percorso che lo portò ad emanciparsi trovando uno sbocco alla sua rabbia positiva: lui, persona semplice, dai grandi valori e legami con le sue indimenticate radici, fu un atleta ferocemente determinato a costruire una grande carriera che resterà per sempre nella storia dello sport.
E questo potrebbe risuonare come magra consolazione per chi, dagli anni Settanta in poi, si è allenato nelle palestre di mezzo mondo con un occhio sempre rivolto ai poster dei miti del culturismo, tra i quali proprio Columbu, Schwarzenegger, Zane e Mentzer, che sfoggiavano la propria forza attraverso le pose plastiche tali da esaltarne l’ammirevole fisicità.
ll dolore lasciato dalla perdita di una grande persona, prima ancora che di un minuto ma potente atleta, attanaglia inevitabilmente le migliaia di persone che già dal tardo pomeriggio di ieri, sui social, si susseguivano nel rilasciare messaggi di cordoglio e di vicinanza agli amici, ai compaesani e, soprattutto, alla moglie Deborah ed alla figlia Maria.
Tra i pensieri più toccanti, si deve annoverare quello del migliore amico e collega Arnold Schwarzenegger, da riportare testualmente senza aggiungere alcun commento superfluo:
«Oggi sono devastato. Ma sono anche così grato per i 54 anni di amicizia e gioia che abbiamo condiviso. Siamo cresciuti, abbiamo imparato e amato.
Ti amo, Franco. Ricorderò sempre la gioia che hai portato nella mia vita, i consigli che mi hai dato e lo scintillio nei tuoi occhi che non è mai scomparso. Eri il mio migliore amico.
La mia vita è stata più divertente, più colorata e più completa grazie a te. Mi mancherai sempre».
Mancherà a tutti noi questo figlio di Sardegna reso illustre, prima ancora che dagli indubbi successi sportivi, dai meriti legati alla sua personalità fiera, forte e coraggiosa quanto il suo corpo da combattente.
Lo ricorderemo tutti così, come un piccolo gigante di muscoli e cuore che, come nella canzone Ciao amore ciaodi Luigi Tenco, dedicata agli emigrati meridionali in cerca di fortuna, va «via lontano, a cercare un altro mondo, andarsene sognando».

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