Figli nel figlio

“Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”.
La voce del Padre oggi risuona per ciascuno di noi: come Gesù, siamo oggetto del suo amore. Egli davvero si compiace di noi. La festività odierna, il battesimo di Gesù nel Giordano, segna l’inizio del suo ministero pubblico, quando cioè «è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini».
Oggi si conclude il tempo liturgico del Natale: il mistero del Dio fatto uomo, annunciato dagli angeli, adorato dai pastori e dai Magi, è solennemente proclamato dalla voce del Padre.
Domani inizia il Tempo Ordinario, che non vuol dire banale né scontato. È piuttosto il tempo durante il quale ci è dato di vivere e sperimentare che, davvero, l’Emmanuele celebrato a Natale è il Dio-con-noi. Un Dio che possiamo incontrare nei tanti “affari” che occupano le nostre giornate. Un Dio che ci è accanto quando ci immergiamo nel “fiume” delle nostre sofferenze, dei nostri malumori, delle nostre povertà e ci aiuta a riemergere uomini nuovi e purificati, perché battezzati «in Spirito Santo e fuoco».
Il battesimo che abbiamo ricevuto tanti anni fa ci ha resi figli nel Figlio e, «con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo, eredi della vita eterna».
Perché Gesù ha voluto farsi battezzare, lui che è senza peccato? «Se è venuto per mostrarci la via dell’umiltà, e a farsi egli stesso questa via dell’umiltà, era necessario allora che egli praticasse l’umiltà in ogni circostanza della sua vita» (s. Agostino,Comm. al Vang. di Giov. 5).
Gesù si è immerso nel Giordano, nell’acqua “sporcata” dai peccati degli uomini, per prenderli su di sé: «Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri do- lori… Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti» ( Is 53,4-5).
Egli è entrato nell’acqua dei nostri peccati per purificarla e santificarla; è entrato nell’acqua della nostra vita ferita per sanarla e per darle una nuova luce. «Felice colpa, che meritò di avere un così grande redentore!»: canteremo nella Veglia Pasquale.
Benedetta quell’acqua che, impastando la nostra terra polverosa, ci ha restituiti all’antico splendore, quando Dio, un giorno, vide che quanto aveva fatto era cosa molto buona e in essa si riposò.
L’evangelista Luca ci dice che «il popolo era in attesa» del Messia e credeva di riconoscerlo nella persona austera, forte e franca di Giovanni Battista. Non si era accorto invece che egli era proprio lì accanto, si era appena immerso nella stessa acqua e «stava in preghiera ». Non aveva nulla di speciale, né di strano o di appariscente: era uno come tanti, uno in mezzo a tanti. Era il Dio-con-noi, ma nessuno lo aveva considerato tale. Quante volte anche noi non ci accorgiamo del fatto che Dio ci è accanto, vicino, attento alla nostra vita!
Preghiamo il Padre con le stesse parole dell’orazione Colletta: «concedi ai tuoi figli, rinati dall’acqua e dallo Spirito, di vivere sempre nel tuo amore…» e di riconoscerti Dio presente in mezzo a noi, Dio che si fa uno di noi per farci uno in Lui.

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