Farò la Pasqua da te!

Gesù entra a Gerusalemme. La folla esultante accompagna Gesù, stende i mantelli lungo la strada, acclama: «Osanna al figlio di Davide… Benedetto colui che viene nel nome del Signore!». Egli ha sempre sfuggito chi cercava di farlo re, ma questa volta lascia fare. Sceglie un’umile cavalcatura, un’asina e un puledro e, quell’ingresso trionfale e umile allo stesso tempo, confonde gli abitanti di Gerusalemme. Infatti, «tutta la città fu presa da agitazione e diceva: “Chi è costui? ». La gloria di Cristo passerà per la via inedita della Croce, attraverso l’obbedienza alla volontà del Padre, portata fino all’estremo dell’amore.
Il profeta Isaia e l’antico inno tratto dalla Lettera di San Paolo ai Filippesi, illuminano questo episodio del Vangelo e svelano il vero senso della Passione e morte del Signore.
Il servo sofferente, presentato dal profeta Isaia, profezia del Cristo atteso dal popolo d’Israele, sembra rivolgersi proprio a noi: «Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato… non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro ». Specialmente in quest’ora pesante per l’Umanità, ci sentiamo estremamente bisognosi di fiducia! Dio, nell’oggi della nostra esistenza, viene a consegnarci questa unica Parola di vita, che è il Suo Figlio Gesù, Parola detta completamente in tutto il Suo Mistero d’Amore. Da quell’abisso che Egli discese, fino a toccarne il fondo, afferra la mano di ciascuno di noi per strapparci dalla sfiducia e dalla morte. La Passione secondo Matteo, che la Chiesa proclama solennemente in questa domenica, in ogni suo passo rischiara la nostra esistenza e ci mostra che a Gesù nulla, del patire umano, è rimasto estraneo. Le parole di scherno che oltraggiano Gesù sulla croce, non fanno che rivelare ancor di più la Sua Identità di Figlio e la potenza del Suo Nome. I capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo, lo sbeffeggiavano usando le parole stesse della Scrittura: «…Ha confidato in Dio; lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “sono Figlio di Dio!”». Dicendo: «Ha confidato in Dio», citano il Salmo 22, e il verbo greco “peitho” che significa confidare, esprime proprio l’abbandono di chi si consegna stabilmente nelle mani di un altro, la totale dipendenza del figlio dal padre. Gesù, in quel totale abbandono sulla croce è l’espressione massima della Volontà salvifica del Padre e del suo essere figlio di Dio. In quel momento Egli si è fatto per noi realmente parola per lo sfiduciato, esempio per gli smarriti di cuore, roccia salda a cui poterci appoggiare, specialmente nell’ora della prova.
Sia l’evangelista Marco che Matteo, mettono nel raccontare la Passione l’accento su Gesù che, morente, gridò: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? ». Anche lui cita lo stesso Salmo usato da coloro che lo scherniscono, quasi a voler dire che la sua fiducia non crolla, anche quando agli occhi di chi lo sta guardando da lontano, come i suoi stessi discepoli impietriti e scandalizzati, ormai tutto sembra dissolto in un tremendo fallimento. Egli non grida di disperazione. Gesù grida, come fa ogni uomo dal suo abisso di dolore, grida una preghiera che non è tanto richiesta di aiuto ma invocazione di una Presenza, quella di suo Padre, che c’è, ma che non riesce a percepire accanto a lui. Nel momento in cui ne sente tutta la distanza e la separazione, la solitudine e l’abbandono, sospeso tra cielo e terra, Egli è compimento dell’opera della salvezza, la penultima sillaba dell’Amore, perché la definitiva non sarà “morte” ma “risurrezione”. «Cristo Gesù pur essendo nella condizione di Dio non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò sé stesso… facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce». «Per questo» allora sottolineerà l’Apostolo, indicando Gesù, affinché la comunità di Filippi faccia suoi i sentimenti del Figlio, «Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni altro nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: “Gesù Cristo è il Signore!” a gloria di Dio Padre».
Gesù, Re e Signore! Ecco Colui davanti al quale anche noi, al posto delle palme e degli ulivi, oggi vogliamo prostrarci in adorazione, piegando i nostri sentimenti non conformi a quelli del Figlio, i nostri pensieri tristi, scoraggiati e dubbiosi. Davanti a Gesù Crocifisso-Risorto, il Re dell’Amore, oggi, vogliamo stendere come mantelli le nostre preoccupazioni e le nostre ansie, perché egli vi passi sopra e regni su di esse.
In questa Domenica delle Palme, celebrata nella sobrietà assoluta, a causa della epidemia che ha sconvolto il nostro vivere, accogliamo Gesù nelle nostre case perché anche a noi Egli, ci sta mandando a dire: «Il mio tempo è vicino; farò la mia Pasqua da te». Che il Signore Gesù entrando ancor più nella nostra vita, nelle famiglie e comunità possa fare la Sua Pasqua con noi.

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