Il fardello delle nostre vite

La settima puntata della rubrica curata dagli studenti del Liceo Classico di Nuoro. Libriamoci è un progetto coordinato dalle docenti Venturella Frogheri e Paola Serra.

Non sarebbe bellissimo poter vivere senza preoccupazioni? Non sarebbe splendido poter librarsi tra la terra e il cielo? Non sarebbe meraviglioso poter essere “leggeri” come l’aria? Forse no, non sarebbe poi così piacevole. Infatti noi affrontiamo già la vita in questo modo, senza rendercene spesso conto, poiché ogni secondo del nostro tempo, ogni singolo attimo, è tanto breve, tanto piccolo e tanto insignificante che è come se non sia mai esistito: il tempo pare essere formato da granelli di sabbia tanto sottili da non poter essere in alcun modo afferrati, essi scivolano via tra le nostre dita, non possono essere trattenuti tra le nostre mani.
L’unica soluzione a questo scorrere inesorabile e inafferrabile del tempo nel quale ci dissolviamo potrebbe essere, paradossalmente, la “pesantezza”: ciò è paradossale perché spesso essa è vista in maniera negativa, come un qualcosa che rallenta e sotto cui si è destinati a cedere. «Per Beethoven la pesantezza era a quanto pare qualcosa di positivo […]: solo ciò che è necessario è pesante, solo ciò che pesa ha valore», ed infatti «quanto più il fardello è pesante, tanto più la nostra vita è vicina alla terra, tanto più è reale e autentica». Così scrive in un suo romanzo Milan Kundera, poeta, scrittore e drammaturgo (e oserei dire anche filosofo) ceco nato nel ’29. All’interno della trama principale del libro vengono raccontate sostanzialmente le complicate storie d’amore tra Tomàs e Tereza e tra Franz e Sabina, le quali hanno come sfondo principale la terribile Primavera di Praga (che l’autore visse personalmente); a partire da questa tematica principale che si evolve in vari modi e attraverso varie vie per tutto questo lungo racconto e che magari, inizialmente, detta così, potrebbe sembrare anche banale, vengono fatte svariate riflessioni filosofiche su aspetti del quotidiano, i quali sono analizzati sia in una maniera impressionantemente approfondita sia in un modo semplice nella scrittura e contemporaneamente complesso nel significato. Ogni parola sembra essere stata pesata, i periodi non annoiano e la lettura piacevole persino quando vengono espressi concetti non poco semplici. Proprio per questo il capolavoro di Kundera dovrebbe essere un libro sempre presente sul comodino di tutti, un romanzo che chiunque dovrebbe leggere più e più volte.
Vi starete ora sicuramente chiedendo quale sia il suo titolo. Ebbene, sono sicuro che esso rimarrà impresso nella vostra mente come una bellissima melodia: L’insostenibile leggerezza dell’essere. Al suo interno infatti si parla di persone leggere e di altre pesanti, di come le prime siano invidiate dalle seconde perché riescono a volare lievemente attraverso l’aria, mentre chi è pesante è reale, e chi è leggero cerca di avvicinarsi, per “compassione”, a chi soffre. In questo modo Kundera rappresenta la tragedia umana sotto un punto di vista originale, nuovo e tanto semplice nella sua grandezza e complessità di pensiero da essere sublime.

© riproduzione riservata

CondividiShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn