Far circolare il bene. In ricordo di Sergio Cossu

È passato un anno dalla morte di Sergio Cossu, non lo abbiamo dimenticato, è stato ricordato a Dorgali, che ha amato e dove ha vissuto per 27 anni costruendo la sua famiglia e partecipando alla vita della comunità, con la Messa sabato 27 febbraio; nella sua Nuoro, nella parrocchia delle Grazie dove è nato, cresciuto e si è formato senza mai dimenticare le sue radici, domenica 28 febbraio; a Roma nella chiesa di san Giuseppe all’Aurelio, la chiesa del collegio giuseppino dove aveva vissuto durante i suoi studi universitari alla Cattolica, su richiesta dei suoi amici e colleghi del tempo, lunedì 1° marzo; a Nuoro nella cappella dell’Ospedale san Francesco, su richiesta dei suoi amici e colleghi con cui ha lavorato per 22 anni, martedì 2 marzo; a Sassari nella cappella dell’Ospedale civile SS. Annunziata, dove aveva frequentato per la scuola di specializzazione e dove aveva iniziato a lavorare, su richiesta dei suoi amici e colleghi dell’Anatomia Patologica, giovedì 4 marzo.

Di seguito l’Omelia della Santa Messa 4 marzo 2021 (Vangelo Lc 8, 15) da parte del cappellano don Piero Bussu.
«Dopo aver ascoltato questa pagina della Sacra Scrittura immediatamente possiamo pensare che ci sia, attraverso la contrapposizione, maledizione e benedizione tra queste due situazioni di Lazzaro e del ricco, una sorta di minaccia velata che Dio manda all’uomo dicendo: “prima o poi devi fare i conti con me”. Noi siamo consapevoli che nelle pagine della sacra scrittura non c’è mai una imposizione che Dio chiede di essere eseguita, è sempre una proposta di vita che Dio fa e che ha bisogno di trovare in noi delle persone che confrontandosi con essa, riescano a dare, sia pure nel tempo e con le vicende personali di ciascuno, una risposta adeguata e soddisfacente. Ciò che emerge da queste due pagine è che noi siamo depositari di qualcosa di grande che è il Bene in assoluto, attraverso questi 2 esempi ci viene chiesto di salvaguardare, di proteggere di alimentare questo dovere partendo da un presupposto fondamentale: superare il concetto di centralità di se stessi come il concepirsi come l’ombelico del mondo attorno al quale tutto deve ruotare. Questo limita l’esercizio del bene, questo limita l’esercizio della diffusione del bene, il pensarsi indispensabili, il poter contare sulla propria onnipotenza certamente non ci consentirà mai di realizzare il bene perché, quello che noi possiamo definire bene, altro non è che un movimento tale che poi alla fine chi guadagna sono sempre io. Salvaguardare il bene per dare condizioni di bene, per poter fare questo ci dice oggi la parola di Dio, abbiamo bisogno di un punto di riferimento nel quale  porre la fiducia, la Scrittura ci dice: porre la fiducia in Dio, per aprire nuove prospettive di vita e per imparare a renderci conto che quanto abbiamo ricevuto  non ci appartiene ma noi  dobbiamo diventare quegli  strumenti attraverso i quali quello ricevuto possa arrivare anche all’altro.
Noi oggi ricordiamo Sergio qualcuno di voi mi ha detto che Sergio era uno che faceva circolare il bene non tanto e non solo nel suo ambito lavorativo grazie  alla sua competenza e professionalità ma anche in altri settori della propria esistenza, questo per noi che lo ricordiamo deve essere un richiamo forte quanto anche noi da Sergio abbiamo ricevuto, deve circolare deve trovare in noi delle persone che quanto  acquisito lo fanno  arrivare anche agli altri. Perché noi riceviamo ma come usiamo ciò che abbiamo ricevuto? Il Vangelo su questo è molto chiaro, questo uomo ricco pensa solo a se stesso, non si rende conto che chi cade sta molto meglio del povero che aspetta che cada qualche briciola. Dove riversiamo quanto abbiamo ricevuto? Su quali direzioni di vita stiamo portando quello che abbiamo ricevuto? La riposta la dobbiamo dare senza agevolazioni, non possiamo dire come quel ricco: manda qualcuno in modo tale che lo capiscano, la vita ci dà delle indicazioni precise, la vita ci chiede delle risposte precise.  E allora riuscire a portare quanto abbiamo ricevuto, il bene che abbiamo ricevuto è il nostro impegno quotidiano seppur tra mille difficoltà, tra mille problematiche o possibili intoppi che possono capitare, il nostro impegno deve essere quello di riuscire a portare agli altri quanto abbiamo ricevuto. Ecco Sergio è riuscito a farlo. Non possiamo pensare che Sergio era un santo o era un eroe, ma era una persona che aveva messo alla sua radice, alla base della sua esistenza, questo far passare il bene, nel suo ambito lavorativo ma anche nell’ambito educativo come responsabile di ragazzi e giovani ha fatto passare il bene. Qualche limite anche lui certamente ce l’aveva, come ad esempio quello di tifare l’Inter, ma questo è relativo, lui faceva passare il bene.
Ecco allora il ricordare non è semplicemente evocare fatti del passato ma è creare delle condizioni perché quello che è stato ricevuto oggi da me venga vissuto. Il ricordo diventa vita e Sergio continuerà a vivere».

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