Essere sale e luce

La Parola di questa V domenica è Parola ricca di sapore, di luce e di amore. “Voi siete il sale della terra…Voi siete la luce del mondo”, Gesù ha appena terminato il discorso sulle beatitudini e da quella montagna risuona anche a noi, oggi, nelle nostre assemblee liturgiche la sua potente e disarmante Parola. Con queste due immagini suggestive del sale e della luce Gesù c’invita a vivere come lui è vissuto, lui “La luce vera” che ci ha amato gratuitamente e generosamente e attraverso le sue opere ci ha reso visibile l’amore di Dio. Egli è sapienza perché per amore vive la sublime follia della croce, è il vero sale della terra, senza di lui il mondo è insipido, non ha sapore d’eternità. Forse Gesù sceglie questi due elementi perché hanno qualcosa in comune: non attirano l’attenzione su loro stessi ma mettono in risalto altre cose. Il sale esalta i sapori dei cibi e la luce rende visibili i contorni e i colori delle cose. Sale e luce: la natura di questi due elementi è di essere “per” altro e non per se stessi, per svolgere bene il loro compito devono scomparire. Gesù ci propone un modo nuovo di vivere e d’essere presenti nella vita e nella storia del mondo, agli antipodi dell’apparire cui siamo costantemente sollecitati in questo nostro tempo. Il modo di vivere cristiano è un modo di vivere molto concreto come ci ricorda il profeta Isaia nelle prima lettura: “Spezza il tuo pane con l’affamato, introduci in casa i miseri, senza tetto, vesti chi è nudo, senza distogliere gli occhi dalla tua gente. Allora la tua luce sorgerà come l’aurora. Se sazierai chi è digiuno… la tua oscurità sarà come il meriggio”. E ancora Isaia ci ricorda di toglier di mezzo a noi l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio cioè il parlare con violenza e arroganza, cosa quanto mai comune ai nostri giorni in cui il turpiloquio sembra essere diventato il simbolo distintivo della nostra società ipertecnologica. E se cominciassimo veramente noi cristiani a togliere dal nostro linguaggio tutte le inutili e dannose volgarità? Cominceremo ad essere una piccola fiammella che può illuminare le tenebre più oscure. Ogni giorno, se sappiamo ascoltare, sperimenteremo non solo la bellezza e la novità che scaturiscono dal Vangelo ma anche il suo profondo realismo. “ Io venni in mezzo a voi – ci dice San Paolo – in debolezza e con molto timore e trepidazione; e la mia parola e il mio messaggio non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza”.

Come San Paolo anche noi, discepoli di oggi, siamo chiamati a farci un pò da parte e considerare veramente la nostra piccolezza di creature, lo spessore opaco della nostra natura e del nostro egoismo e far trasparire invece tutta la presenza luminosa di Gesù af- finché egli possa per mezzo nostro far passare negli altri la sua luce ed il suo amore. Solo se ricambieremo questo suo smisurato amore con il quale si è donato a noi, Egli stesso ci darà la forza di diventare suoi veri discepoli poveri di spirito, miti, promotori di pace e di giustizia, puri di cuore, per essere poveri con i poveri e ultimi con gli ultimi. Solo con la forza disarmante del Vangelo, potremo salare la terra e illuminare il mondo con la luce della sua croce gloriosa e della sua risurrezione. “ Voi siete la luce del mondo … non si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa”.

Siamo chiamati ad essere lucerna anzitutto per quelli che stanno nella casa cioè nella realtà che ci circonda, nelle nostre famiglie, tra moglie e marito, tra genitori e figli. Nei luoghi di lavoro e nei rapporti sociali, anche nelle comunità religiose e nelle comunità parrocchiali, tante volte c’è arroganza e prepotenza da eliminare se vogliamo essere figli della luce, perché figli del Padre celeste che si avvolge di luce come di un manto. Dobbiamo avere il coraggio di prendere alla lettera questa parola di Gesù ed operare perché tutti “ Vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre celeste che è nei cieli”. Essere portatori di luce non è un compito facile perché significa svuotarci di noi stessi e lasciare che Cristo viva in noi, essere portatori di sapidità significa vivere sempre in ogni circostanza una vita veramente evangelica.

Non lasciare, o Signore, che diventiamo dei cristiani che non hanno più il sapore del tuo nome e non illuminano della tua luce chi vive loro accanto. Donaci di tenere viva in noi quella piccola fiammella accesa per noi nel giorno santo del battesimo, riaccendila ogni volta che si spegne alla grande fiamma del saporoso cibo del Tuo Corpo e del Tuo Sangue. Riconsacraci ogni volta a essere luce del mondo e sale della terra. Amen.

© riproduzione riservata

CondividiShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn