«Esempio virtuoso di intervento e restauro»

Il progetto di restauro, ricostruzione e adeguamento della Cattedrale di Nuoro indicato come «esempio virtuoso di intervento e restauro» dalla dottoressa Maria Paola Dettori della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio di Sassari durante un convegno che si è tenuto il 26 aprile nel capoluogo turritano presso l’Accademia di Belle Arti Mario Sironi. In particolare la storica dell’arte si è soffermata sul progetto dell’architetto Angelo Ziranu sottolineando l’importanza e la novità della ricostruzione in base ai documenti dell’altare ottocentesco gravemente manomesso negli anni. Un giudizio importante perché inserito nel un seminario studio sull’opera di Antonio Canova e sull’influsso in Sardegna dell’opera dell’artista veneziano nato nel 1757 e morto nel 1822 ritenuto come scultore il massimo esponente del Neoclassicismo. Al simposio “I gessi, le accademie la scultura in Sardegna” curato da Claudio Gamba e Giorgio Auneddu Mossa, sono intervenuti fra gli altri Orietta Rossi Pinelli dell’Università La Sapienza di Roma (“I calchi in gesso e la diffusione dei modelli culturali al tempo di Canova); Antonella Camarda dell’Università di Sassari e Museo Nivola (“Costantino Nivola a Pietrasanta: la ricerca della forma e l’incanto della materia”); Vania Granata dell’Accademia Belle Arti di Sassari (“I gessi nell’arte contemporanea: il caso di Giulio Paolini”), mentre Maria Paola Dettori si è soffermata sulla storia della conservazione di alcuni monumenti ottocenteschi in Sardegna: ipotesi di intervento e attività di restauro.
Il seminario, particolarmente interessante ed approfondito sul tema dell’arte ottocentesca, in particolare ha focalizzato l’attenzione sulla maniera esecutiva dell’opera in epoca neoclassica e analizzato casi esecutivi e di studio nella manutenzione e restauro dei monumenti coevi in Sardegna.
Se la dottoressa Pinelli ha presentato con ampia rassegna di esempi, l’esecuzione canoviana attraverso il percorso bozzetto, modello e opera finita, Antonella Camarda si è soffermata sull’esperienza dello scultore di Orani Costantino Nivola e il suo vissuto a contatto con i lapicidi di Pietrasanta. Particolarmente importante anche per il risvolto nuorese la relazione di Maria Paola Dettori che tra i vari esempi di restauro delle opere ottocentesche ha presentato, appunto, come esempio virtuoso di intervento e restauro il progetto di adeguamento e ricostruzione dell’altare ottocentesco del Galfrè nella Cattedrale Santa Maria della Neve, voluto dalla Diocesi di Nuoro e firmato dall’architetto Angelo Ziranu.
La Soprintendenza spesso, soprattutto negli ultimi anni, si trova ad analizzare e intervenire nelle richieste delle Diocesi isolane per gli interventi di restauro dei presbiteri in occasione delle opere necessarie per gli adeguamenti liturgici, secondo le indicazioni delle Note Pastorali della Conferenza Episcopale susseguitesi alle interpretazioni delle Costituzioni Conciliari seguite al Concilio Vaticano II del 1965. Questo tema complesso e delicato, prevede la coesistenza di interventi di spostamento, restauro e ricomposizione di altari barocchi e neoclassici con nuovi arredi funzionali e artistici contemporanei. Ogni adeguamento comporta un ampio studio del bene oggetto delle opere, sia per quanto riguarda le varie parti artistiche interne che, nella sua interezza, il monumento edificio che li custodisce. In queste fasi non di rado si ritrovano e scovano interventi recenti, non consoni e spesso non autorizzati, che hanno modificato lo stato originario dell’opera. La storia riporta le modifiche seicentesche e settecentesche, delle chiese isolane, con l’introduzione degli arredi marmorei policromi in sostituzione di quelli lignei di provenienza spagnola. Maestri liguri, lombardi e siciliani, come il Domenico Franco e bottega a Meana Sardo e Dorgali, oppure il Pietro Pozzo nella cattedrale di Oristano, che con l’utilizzo di marmi di provenienza continentale importano un’ampia produzione di opere artistiche lapidee. Questi marmorari nell’incontro con la committenza locale prolungano l’esecuzione barocca per tutto il secolo XVIII e solo nel XIX secolo introducono lo stile neoclassico.
Le patologie che spesso aggrediscono le opere marmoree sono da ricondurre all’ossidazione dei perni di ancoraggio interni, che spesso provocano lesioni e macchie superficiali di ossido ferroso, alla perdita degli intarsi originari in marmo, alle rotture o mancanze di parti dell’opera, giunzioni con mastici non idonei. In questo ampio panorama isolano, la Cattedrale di Nuoro rappresenta un interessantissimo caso attualissimo di studio ed un esempio importante di recupero filologico di un monumento di valore storico. L’altare attualmente si presenta totalmente manomesso e modificato, da diversi interventi incongrui e non autorizzati nel corso del Novecento. La Cattedrale, opera ottocentesca del Fra Antonio Cano, per un periodo in contatto proprio con il Canova nell’Accademia di San Luca, aveva un impianto puro, totalmente neoclassico. La semplicità delle linee e l’uniformità stilistica neoclassica di Santa Maria della Neve e dei suoi arredi, costituiva un unicum di pregio, nell’insieme degli edifici storico artistici di qualità e valore della Sardegna. L’opera coeva ad altri interventi continentali, riportava l’Isola al passo con i tempi artistici e stilistici italici. La fabbrica nuorese si conservava, fino al 1932, nella sua interezza stilistica, con l’altare maggiore progettato e realizzato nel 1849 dal Giacomo Galfrè, architetto di origine piemontese che, dopo la morte del Cano, succedette alla conduzione dell’opera. L’ideazione dell’altare con tempietto trovava le origini in esempi illustri come l’altare del Santissimo Sacramento in San Pietro del Bernini del 1674 ma anche, nel più recente, altare ideato dal Canova per il tempio di Possagno nel 1830, che hanno come archetipo la chiesa di San Pietro in Montorio del 1510, del Donato Bramante.
Nel 1932 a Nuoro l’altare di Santa Maria della Neve è stato smembrato e ricomposto, con l’aggiunta di altri livelli e con maggiori dimensioni, con la superfetazione (aggiunta superflua ndr) di altri marmi non uniformi agli originari e incongruamente rispetto al contesto storico dell’epoca. Nel Duemila, 17 anni fa, quest’opera contraddittoria è stata ulteriormente modificata da un intervento che l’ha completamente tagliata nella parte sommitale, con la rimozione dello storico tempietto classico, proveniente dalla prima opera del Galfrè.
L’attuale progetto di adeguamento – questa volta autorizzato da Soprintendenza e Commissione Cei – contempla la ricostruzione, secondo i riferimenti contenuti nei documenti storici e nelle immagini del tempo, dell’opera originaria in linea con l’idea e il palinsesto puramente neoclassico della Cattedrale di Nuoro. Questo intervento di recupero e ricostruzione sarà operato nel rispetto di un’attenta catalogazione dei vari elementi storici ancora presenti nell’altare attuale e grazie al recupero, operato dalla Diocesi di Nuoro, dei pezzi artistici e in marmi preziosi rimossi nell’intervento di diciassette anni fa.

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