Emergenza sangue, donatori in calo

Una delle tematiche più discusse in ambito sanitario e assistenziale è senza dubbio quella delle donazioni di sangue soprattutto in merito ai grandi (non tanto) numeri che ruotano intorno al movimento dei volontari in campo regionale e nazionale. Numeri questi, che di anno in anno si fanno sempre più preoccupanti data la perdita percentuale che si registra. Non si tratta solo di una questione di precisi gruppi sanguigni: che si tratti di gruppo A, B, AB o 0 il calo riscontrato risulta essere a tutto tondo.
Nel 2016 i donatori italiani sono stati un milione e 688 mila, quarantamila in meno rispetto all’anno precedente, questo dato da l’esatta misura di come mentre il sistema nazionale sembra reggersi appeso a un filo, a livello locale la situazione è ben diversa dato che alcune regioni non risultano autosufficienti. Infatti mentre il nord Italia sembra avere donatori più generosi, la Sardegna rischia di riscontrare ritardi sulle terapie trasfusionali. «Se potete, andate a donare: abbiamo assolutamente bisogno di voi», è solo uno dei tanti slogan che Avis ha lanciato durante l’anno per sensibilizzare soprattutto i più giovani a un dovere morale, ma i risultati sperati tra le fasce di età più basse soprattutto, non sono stati raggiunti e non parliamo solo dei veri gruppi sanguigni ma anche della raccolta del plasma: quel liquido presente nel sangue utilizzato anche per la produzione di alcuni farmaci salvavita; il calo in questo caso è stato registrato intorno ai cinque punti percentuali.
Su scala nazionale il numero di pazienti che hanno bisogno di trasfusioni in un anno si è innalzato del 3,7 per cento il che significa che in totale i bisognosi di sangue ammontano a 660 mila persone. L’allarme riscontrato non è forte dal momento che il sistema globale regge dato che a supplire alla forte carenza di sangue in alcune regioni opera il principio della compensazione ovvero le regioni che raccolgono più sangue di quello che effettivamente necessitino cedono il surplus a quelle più carenti in un percorso lineare che può essere definito di “banca del sangue”.
Questo sistema di bilanciamento negli anni si è rivelato vincente, ad esempio in Sardegna pronti soccorso e policlinici funzionano ma non sono autosufficienti dal momento che patologie territoriali come la talassemia richiedono un grande quantitativo di sangue (le emoglobinopatie e le talassemie assorbono oltre il 10 per cento delle donazioni). Sul territorio isolano si riscontrano delle carenze importanti che rischiano di far saltare anche le cure trasfusionali già programmate, una delle maggiori cause è senza dubbio l’invecchiamento della popolazione dei volontari: il 71 per cento di coloro che donano ha più di trentasei anni e il calo fisiologico sarà sempre più crescente. Le associazioni e le federazioni di donatori hanno il compito di coinvolgere i cittadini su un tema che interessa tutta la collettività. Dal mese di aprile di quest’anno Mario Trazzi, di Borore, è il nuovo presidente della sezione provinciale di Nuoro dell’Avis per il triennio 20172020. Le venticinque sedi comunali della provincia di Nuoro contano un numero complessivo di 3.339 soci che consentono alla nota associazione di ottenere risultati non indifferenti sul territorio dal momento che due terzi del totale del sangue raccolto in provincia di Nuoro, dati alla mano, è appannaggio di Avis ed ecco perché l’ambizione è quella di poter contare su numeri sempre crescenti in modo da poter operare meglio in futuro grazie all’incremento di personale e di mezzi. Un potenziamento che sembra essere sempre più necessario soprattutto perché la potenzialità della provincia è altissima, nonostante questo la risorsa del servizio civile è importantissima e dovrebbero beneficiarne tutte le sedi della provincia non solo le nove attuali.
Le donazioni vengono fatte in centri mobili di raccolta provenienti dall’Avis provinciale di Sassari che oltre che soddisfare il proprio calendario si prodiga al fine di soddisfare anche quello della sezione nuorese grazie alla continua collaborazione che intercorre tra le due realtà territoriali. «Un punto fondamentale di questo triennio che ci aspetta – dichiara Mario Trazzi – sarà quello della formazione con percorsi dedicati soprattutto ai giovani da svolgersi nelle scuole della provincia. Una formazione che non sarà mirata esclusivamente alla sensibilizzazione dei ragazzi con lo scopo di avere futuri donatori, ma ad avere cittadini più sani e consapevoli».
In conclusione il nuovo presidente provinciale dell’Avis ha auspicato un maggiore impegno nelle sedi comunali affinché l’associazione possa essere protagonista in più campi possibile quali quello culturale, sociale, ambientalistico e sportivo oltre alla speranza di essere presenti in tutti quei comuni nei quali oggi manca e che costituiscono un bacino di utenza ampio che potrebbe essere fondamentale per la crescita non solo della realtà provinciale ma soprattutto dei numeri in termini di donazioni.

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