Elezioni anticipate malumori sopiti

La campagna elettorale, se mai fosse finita, è già ripartita, a riprova che siamo il Paese che alle urne pensa in continuazione. Ma che cosa cambierà un voto a così breve distanza dal precedente? In molti pensano che non cambierà nulla: secondo me sbagliano perché forma e contenuto sono già cambiati.
Quella dei mesi scorsi è stata una campagna elettorale giocata su un tiro al bersaglio contro Renzi e su promesse oggettivamente impossibili da mantenere. Ogni volta che si va alle urne c’è sempre un cattivo, un capro espiatorio su cui scaricare la rabbia degli elettori. Infatti, il più delle volte (anche nei referendum) si vota contro qualcuno e non per qualcosa. Questa volta il bersaglio è già pronto: si chiama Mattarella. I 5 Stelle, per non perdere tempo, ne hanno già chiesto la messa in stato di accusa per tradimento della Costituzione. Sanno di fare un buco nell’acqua perché, tra l’altro, un parlamento ed un governo balneare non hanno il tempo neanche per istruire il procedimento. I 5 Stelle, con questa mossa, vogliono posizionarsi in prima fila nello scontro istituzionale in atto. E non vogliono apparire meno determinati della Lega in questo braccio di ferro. Quando Mattarella scioglierà le Camere, dopo che Cottarelli non avrà ottenuto la fiducia, accuseranno il presidente anche di aver tramato per impedire al Parlamento di decretare l’impeachment.
Altro contenuto centrale, passato in sordina lo scorso inverno sarà l’euro. Di uscita dalla moneta unica non si era parlato più di tanto nel mare incantato delle promesse. Ora lo scontro voluto da Salvini, issando Paolo Savona per bandiera, sposterà la campagna elettorale su tale tema, col corollario della revisione dei trattati europei. «Voglio un’Europa diversa, più forte, ma più equa», aveva dichiarato Savona nel tentativo di allontanare da sé la leggenda dello sfascia carrozze. Dichiarazione che in campagna elettorale diventerà il coro contro Mattarella, la Merkel, e i paesi nordici. I tedeschi ci hanno messo del loro, a favore di Salvini, nel definirci accattoni e arlecchini. Ora verranno a galla i mal di pacia sopiti degli italiani nei confronti di una Germania superba e predatrice. L’Italia non ha mai interferito nella nomina di un premier o un ministro straniero (anche perché non se lo può permettere), alla Lega è stata data la bomba atomica: «non vogliamo che sia Bruxelles a decidere a casa nostra, sulla nostra democrazia ». Giorgio Napolitano per sfrattare Berlusconi aveva messo in campo il governo Monti sotto dettatura europea, senza ricevere critiche; Mattarella non otterrà lo stesso trattamento.
Se passava Savona, l’uomo forte del governo sarebbe stato Salvini, non Di Maio, nonostante il premier Conte fosse stato indicato dai 5 Stelle. Se invece Savona non passava, come è accaduto, la Lega si sarebbe giocata alla grande questa carta. Si poteva evitare tale dilemma? Sembra ieri ma è cambiato un mondo.

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