Edilizia bloccata, mobilitazione regionale

Sbloccare subito due miliardi destinati a opere pubbliche per dare respiro all’edilizia che in Sardegna dal 2008 ha perso nel settore costruzioni almeno 30 mila posti di lavoro, un migliaio solo l’anno sorso. Numeri illustrati quella mattina da Erika Collu della Fillea Cgil, Giovanni Matta Filca Cisl e Marco Foddai della Feneal Uil, presentando una mobilitazione tutta sarda in quattro tappe con manifestazioni davanti alle prefetture e assemblee nei luoghi simbolo della crisi, nei cantieri chiusi, sospesi o bloccati. Si inizierà il 14 febbraio a Nuoro dove, sull’onda della cronaca, a rappresentare la situazione è la diga di Cumbidanovu (foto in alto), con il Consorzio di bonifica che, stracciato il contratto dell’ultimo appalto e avviato un contenzioso con l’impresa, è riuscito a strappare alla Regione l’impegno a non dirottare il finanziamento (https://www.ortobene.net/diga-cumbidanovu-verso-un-appalto/) di un’opera progettata dal 1987, più volte appaltata e oggi nuovamente ferma con 45 operai definitivamente licenziati due anni fa (lavori ripresi nel 2011 con 60 milioni a disposizione e sospesi nel 2013) e 2.810 ettari di campagne nei Comuni di Orgosolo, Oliena, Nuoro, Orune, Lula e Dorgali che attendono di essere irrigati. Un doppio danno economico con altri esempi eclatanti in tutta la Sardegna che le organizzazioni di categoria intendono porre al centro della vertenza il 22 a febbraio a Oristano, l’1 marzo a Sassari, e l’8 marzo a Cagliari. Oltre la dimensione regionale, a mobilitare i sindacati è lo scenario nazionale con la recessione che sembra annullare le residue speranze di uscita dalla crisi. Per questo sono stati organizzati altri due appuntamenti oltre Tirreno: sabato a Roma in piazza San Giovanni e il 15 marzo per la mobilitazione nazionale “Rilanciare il lavoro, rilanciare il Paese”.

Per indicare le possibili vie d’uscita Collu, Matta e Foddai  guardano però soprattutto in casa, cogliendo l’occasione delle prossime elezioni regionali per ricordare le difficoltà di un settore economico portante perché – è la parola d’ordine risuonata nella presentazione della mobilitazione regionale e nazionale (i dettagli degli appuntamenti saranno definiti nei prossimi giorni dalle segreterie territoriali) – “Rilanciare le costruzioni, significa rilanciare la Sardegna”. Preciso il messaggio lanciato dai sindacati di categoria ai futuri amministratori regionali. Da un lato quei due miliardi bloccati che potrebbero finanziari cantieri immediatamente cantierabili in un’Isola che ha bisogno di recuperare il gap infrastrutturale col resto d’Italia e d’Europa; dall’altro almeno altri cinque miliardi di fondi privati, investimenti bloccati per varie ragioni, tra cui la legge urbanistica fermata sul traguardo dal Consiglio regionale.