Economia di montagna nella ripresa del dopo Covid

Ha danzato il virus, anche lambendo la montagna, alle falde del Gennargentu. Il dopo si fa sentire tra Bruncu Spina, Monte Spada e Monte Bruttu. Richiede uno sforzo suppletivo alle aziende. Occorre ridisegnare il futuro. «Il Covid non è una fastidiosa influenza di stagione. Richiama a un cambio di passo epocale ». Parole pesate quelle di Massimiliano Meloni, 48 anni, che dirige l’azienda “Fattorie del Gennargentu”, ramo formaggi e insaccati. Pecore, latte e maiali, materia prima di vallate e montagne nel cuore di Sardegna. Un tassello in quella diffusa trama di imprenditoria fonnese, venti aziende tra biscotti tipici, pane carasau, salumi e formaggi. Ricerca, impresa, lavoro, 300 persone hanno legato le loro storie di vita a questa sfida. «Silicon Valley di Barbagia – dice con sorriso poco ironico Massimiliano – come l’intera Alcoa, come i dipendenti del grande movimento delle barche e del turismo tra Dorgali e l’Ogliastra. Ma qui, tra le montagne, la fa da padrone il silenzio, non i cortei». Trasuda Meloni un po’ di Confindustria, di cui è dirigente, come presidente delle piccole medie imprese del Nuorese e dell’Ogliastra.
Il 2 giugno è giornata di lavoro a fianco agli operai, per lui e per il figlio Riccardo, fresco di laurea con tesi in dinamiche aziendali nel versante delle produzioni alimentari. Festa della Repubblica e intenso profumo di pecorino stanno insieme nello stabilimento in piena campagna, a Genna ’e ferru, tra Dolisco, Coda ’e Serra e S’Erchile. «Chi tratta il latte, non fa festa. Stiamo lavorando 24 mila litri di latte, stamane », dice con orgoglio Massimiliano, di fronte agli operai in perfetta igienica tuta bianca. «Siamo qui da 20 anni, adusi a raccogliere le sfide», 25 dipendenti, 40 con il salumificio a Logotza, dentro Fonni, «a trenta metri dalla Basilica dei Martiri». Nove milioni di fatturato annuo.
Il Covid ha rallentato, ma l’azienda che produce beni primari non ha subito grossi scostamenti: «Il salto lo dobbiamo fare con la testa», dice Massimiliano, osservando lo sguardo attento del figlio, quasi a passargli il difficile testimone. «Respingo l’idea di quelli che dicono: speriamo di tornare alla normalità. Io mi auguro di non tornare alla normalità – si accalora da imprenditore –, normalità, per le imprese della Sardegna interna, vuol dire come prima, solo problemi irrisolti e diseconomie devastanti che conducono le aziende ad abortire in grembo». E giù con la concretezza di chi sbatte il muso ogni giorno. Capitolo infra-strutture: «Da qui a Mamoiada abbiamo posato noi 11 chilometri di tubi per le discariche fognarie», come esempio di servizio pubblico interamente pagato dal privato. «Il di Matteo Marteddu futuro che è già oggi – prosegue Massimiliano – la montagna può affrontare la sfida del dopo Covid se ribalta sé stessa. Infrastrutture materiali e immateriali, reti telefoniche,
internet, qui senza telefono, usiamo antennine come nei presidi militari, occorrono collegamenti più rapidi e adeguati per razionalizzare tempi e offerte del mercato. E dobbiamo metterci in testa che oggi abbiamo una opportunità in più. Verrà cercata con sempre maggiore selettività, il valore delle qualità dei prodotti. Il mio impegno di imprenditore è, nel dopo pandemia, offrire un formaggio frutto di latte di qualità, prodotto in aria di purezza, legato all’ambiente della montagna. Arriva da Orgosolo, Fonni, Mamoiada, Orotelli, lego strettamente la storia del formaggio a questi luoghi».
Le imprese sono obbligate a passare dentro la strettoia di strade nuove, o si muore. Ne è persuaso il dirigente di Confindustria.
Bisogna attrezzarsi subito a rispondere alle esigenze straordinariamente nuove del mercato. E sono calzanti, concreti gli esempi, con già in testa le soluzioni. Nel pre-Covid il prosciutto si vendeva nelle gastronomie, nel banco, oggi non più. Niente file di fronte all’affettatore, anzi forse reciproca diffidenza. Allora ecco un nuovo confezionamento di piccolo taglio e di peso sicuro da prendere e mettere dentro la borsa della spesa. Per i formaggi porzioni di 200 grammi, senza strafare nei costi. «Ci sarà molta attenzione nel budget di spesa, niente sprechi e magari con venti euro si vuol chiudere il cerchio dell’acquisto». Quasi parla all’assemblea dei suoi associati, oltre che a sé stesso e al figlio, Massimiliano: «È urgente proporci con mentalità nuova, sicurezza alimentare, tracciabilità del prodotto, abbattimento delle emissioni, energia pulita, magari narrazione della storia e delle origini di contesto e ambientali del prodotto. Tutto in etichetta e possiamo fare il salto, perché la montagna può avere dalla sua parte un notevole vantaggio competitivo».
Conosce bene i mercati Massimiliano Meloni, sa che non fanno sconti e anche per questo, in tempi neri di Covid ha continuato l’export in Romania, Polonia, Germania, Repubblica Ceca, facendo respirare l’azienda e il lavoro. «No, da qui non me ne andrei mai, anche se non dormo sonni tranquilli. E chi la sradica la radice di questa azienda?».
Riccardo, nonostante i master all’estero ha il suo contratto qui, se pur virtuale, a Jenna ’e Ferru, nel profumo delle stanze delle forme di pecorino, allineate come in una affascinante biblioteca di cultura antica e moderna. In attesa di affidarsi, tra qualche giorno alla Madonna dei Martiri. Anche Lei, quest’anno, tra le strade di Fonni si affaccerà con modestia e discrezione. Andrà comunque ad aprire le vie del futuro per un popolo che da sempre le mostra totale devozione.

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