Ecco il tuo Dio

Ecco il tuo Dio: è l’esclamazione del popolo d’Israele nei confronti del vitello d’oro che si era fatto nel deserto, dopo essere fuggito dalla schiavitù d’Egitto. Gli si sono prostrati dinanzi e gli hanno offerto sacrifici (prima lettura). Il popolo è stanco di girovagare nel deserto in balìa delle “voglie” di un Dio che non vede, non tocca e non sente. Giorno dopo giorno l’orizzonte non sembra capace di far vedere la realtà della Terra Promessa. La manna è diventata insopportabile. Mosè è salito sul monte Sinai, sono trascorsi quaranta giorni e di lui non si sa più niente. C’è bisogno di una guida concreta e il Dio-Creatore dell’uomo diventa all’istante il dio-creatura dell’uomo. Un dio fai-da-te; un dio fatto ad immagine e somiglianza di una sua creatura. È significativo: il vitello/toro è sì simbolo di forza e potenza, ma è anche un animale a servizio dell’uomo… fino a farsi mangiare dall’uomo!
Ecco il tuo Dio: Gesù ci ha mostrato il volto di un Dio che non è venuto per essere servito, ma per servire; che non è venuto per opprimere l’uomo, ma che ha portato su di sé il peso e l’infamia del peccato; che non ha voluto sacrifici umani, ma si è offerto egli stesso in sacrificio; che non è venuto per fagocitare l’uomo, ma si è fatto cibo dell’uomo. Ecco il tuo Dio: che di fronte alpeccato d’infedeltà vorrebbe quasi sterminare il popolo che si era scelto per sé, ma che alla supplica di Mosè, che lo richiama all’alleanza e alla promessa che aveva fatto ad Abramo, si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.
Anche Paolo, nella seconda lettura, dà testimonianza di tutto questo: prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia… e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato… perché Cristo Gesù ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità.
Il Vangelo riporta le parabole della misericordia, mostrandoci una volta per tutte il nostro vero Dio.
Ecco il tuo Dio: che non si dà pace finché non ritrova chi si era perduto e, una volta trovato, la sua gioia è ancora più grande di come sarebbe stata se non si fosse mai perduto. Perché? Perché il nostro Dio si chiama misericordia, amore, speranza. «Amandoci, Dio si è messo nella condizione di dover sperare qualcosa da noi, perfino dal più grande peccatore… In Dio la speranza non dipende dal non conoscere l’esito di un’attesa, ma dal non volerlo senza la libertà dell’uomo… Per questo c’è più gioia in cielo per un peccatore convertito: egli permette a Dio di perdonare» (R. Cantalamessa) e il perdono è la massima espressione dell’amore. Ecco il tuo Dio: «Dio è amore… Egli resta intatto, se tu lo abbandoni. Intatto egli resta, quando ritorni a lui… Niente egli chiede a noi; ma egli ci ha cercato, mentre noi non cercavamo lui. Si era dispersa una sola pecora; egli la trovò e pieno di gaudio la riportò sulle sue spalle. Era forse necessaria al pastore quella pecora o non era invece più necessario il pastore alla pecora?» (S. Agostino, Comm. a Giovanni).

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