Due stelle di Natale illuminano la notte

In questo Natale rifulgono in cielo due stelle luminose.
La prima è suor Maria Assunta Porcu, 63 anni, travolta e uccisa lo scorso sabato sera da un’auto a Quarto Oggiaro, mentre rientrava in convento dopo aver portato un pasto caldo a un senzatetto. Era nata a Tertenia, e da ragazza era emigrata in Lombardia insieme alla madre, Letizia Macis, e ai fratelli Antonio, Egidio, Giuliana e Felicita. Dopo i voti, a poco più di vent’anni, suor Maria Assunta era andata in missione nel Burundi. Lì rimase per 18 anni, quindi tornò ad Appiano Gentile, nel convento delle Piccole Apostole di Gesù. La “suorina Assunta”, come la chiamavano nei quartieri popolari milanesi dove era «la mamma di tutti». In sella a una bici, suor Maria Assunta consegnava cibo e vestiti ai bisognosi percorrendo decine di chilometri ogni giorno. Ed è quello che la religiosa stava facendo, quando un’auto che viaggiava sulla corsia riservata ai tram l’ha investita. Agostino Fedeli, presidente Vispe (Volontari italiani solidarietà nei Paesi emergenti), la ricorda così: «Davvero, in queste ore non riusciamo a toglierci dalla testa sorella Maria Assunta e il suo sorriso. La sua è sempre stata una presenza importante e allo stesso tempo silenziosa, nascosta: aiutava senza farlo vedere, senza urlarlo, senza farlo pesare. Era attenta a tutti e soprattutto aveva a cuore i senzatetto: ci pare di vederla ancora, andare via da Badile la domenica pomeriggio con dei borsoni più grandi di lei, pieni di maglioni e vestiti per le persone che lei sapeva di dover aiutare. Sempre sorridente, sempre: credo di non averla mai vista arrabbiata, nemmeno una volta».

La seconda stella è fratel Leonardo Grasso, 78 anni, il camilliano che aveva fondato ed era responsabile di una comunità di assistenza per malati di AIDS in provincia di Catania. Nella “Tenda di San Camillo”, ha trovato la morte, in un incendio appiccato da uno dei sei ospiti della comunità lo scorso 5 dicembre. L’incendio doveva servire per coprire l’omicidio del camilliano, sul cui corpo sono stati trovati segni di percosse. Fratel Grasso aveva preso i voti a 50 anni, abbracciando l’Ordine di San Camillo per dedicare la vita ai sofferenti dopo la morte di entrambi i genitori, deceduti a sei giorni di distanza l’uno dall’altro. Prima, era un agente di commercio con una attività avviata. Si sentiva un vero figlio di San Camillo, cui diceva di rassomigliare, perché anche San Camillo aveva dedicato tutto se stesso per aiutare gli altri dopo una vita scapestrata.
«Uno di noi, un camilliano vero», lo ha definito don Virgilio Cocco, sacerdote della nostra diocesi e con alle spalle tanti anni vissuti tra i camilliani.

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